Prevedibilità dei terremoti: intervista al dott. Fabio Pulvirenti

Dal blog di Aleks Falcone: http://aleksfalcone.org/blog/sezioni/scienza/

Prevedibilità  dei terremoti: intervista al dott. Fabio Pulvirenti

Il terremoto del 6 aprile scorso che ha semidistrutto L’Aquila e dintorni, come si ricorderà , ha permesso a Gioacchino Giuliani di pubblicizzare se stesso e la sua presunzione sui compiacenti mass media nazionali.

Giuliani, senza offrire alcuna prova concreta a sostegno delle sue affermazioni, raccontò di aver previsto l’evento sismico misurando la concentrazione di gas radon nell’atmosfera. La cosa, nonostante fosse priva di fondamento, scatenò una sterile polemica tra “credenti” e mondo scientifico che, documenti alla mano, mostravano l’inconsistenza delle teorie di Giuliani. Costui, per inciso, non è un geologo, né un ricercatore di alcun genere, ma un semplice appassionato.

Persino la rivista “Science” entrò nella discussione stroncando le sue “ricerche” senza attenuanti.

Ho avuto modo di parlare di questo argomento con il Dottor Fabio Pulvirenti, un fisico che collabora con la sezione di Catania dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), e che ha accettato di rispondere a qualche domanda per la pubblicazione di questo articolo.

 

Ciao, Fabio, vuoi presentarti ai lettori?

 

Sì. Sono il Dott.Fabio Pulvirenti (Fisico) laureato presso l’Università di Catania. Dottorando presso il Dipartimento di Scienze Geologiche di Catania, in collaborazione con la sezione catanese (Unità funzionale Deformazioni e Geodesia) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Tra le mie qualifiche vi è quella di “Esperto del monitoraggio ambientale tecnico” conseguita dopo un corso biennale in collaborazione con il Dipartimento di Fisica dell’Università Catania.

 

Avrai sentito della polemica su Gioacchino Giuliani e le sue presunte previsioni sismiche, cosa sai di questa vicenda?

 

Ho letto un po’ di notizie dai giornali. So che Giuliani è un tecnico e che avrebbe a suo dire messo a punto un sistema per prevedere i terremoti basato sulle emissioni di radon e che sulla base di tale sistema avrebbe (prima del 6 Aprile scorso) ripetutamente tentato di avvertire i cittadini dell’Aquila che a breve si sarebbe verificato un evento sismico. Per quello che ne so tuttavia non è possibile allo stato attuale costruire dei sistemi di previsione basati esclusivamente sull’emissione radon in quanto essa avviene più spesso in concomitanza con i terremoti piuttosto che prima, ed a volte non avviene per nulla.

 

La qualifica di una persona secondo te è importante per valutare le sue affermazioni?

 

In genere sì. Nel senso che una persona più qualificata ha maggiori conoscenze e competenze di una non qualificata. Un tecnico può avere certamente più competenze pratiche e magari cimentarsi anche nella costruzione di un nuovo dispositivo ma la formulazione di ipotesi è tutta un altra cosa e deve essere sempre accompagnata da verifiche sperimentali che devono poter essere effettuate indipendetemente anche da altri studiosi fornendo pressappoco gli stessi risultati. Può capitare infatti di mettere in correlazione eventi che sembrano dipendenti attribuendovi rapporti di causa-effetto che poi risultano non esserci.

 

Cosa pensi del radon come precursore sismico?

 

La questione Radon è ancora piuttosto dibattuta. Oltre alla maggiore emissione gassosa dal suolo durante eventi sismici (dipendente dalla permeabilità del suolo) va considerata anche la variazione della concentrazione nelle falde acquifere.

Da rilevamenti effettuati sul territorio regionale, l’Abruzzo, ove esistono diversi sistemi di faglie (tra cui Campo Imperatore, Sulmona, Barrea e Caramanico Terme) risulta essere una regione a rischio medio-alto di esposizione al Radon, essendo le concentrazioni medie di questo gas oscillanti tra i 60 e gli 80 Bq/m3 (vedi Health Physics Novembre 1996 vol 71 n 5 pp 741-748 dal titolo: “Results of the Representative Italian National Survey on Radon Indoors”).

Secondo alcuni studi sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) che il radon venga emesso sia da faglie attive che inattive in corrispondenza di attività sismica in atto o di prossima intensificazione (vedi progetto Radon:http://www.geofisico.fausernet.novara.it/radon.htm)

In quest’ottica il radon costituirebbe un fenomeno precursore. Questa considerazione nasce tuttavia dal guardare solo i casi in cui vi è stata corrispondenza tra l’emissione di radon e il verificarsi di un sisma. Purtroppo i due fenomeni non sono sempre in correlazione e pertanto non si può considerare il radon come un vero precursore. Ciò che si può dire è che, allo stato attuale delle conoscenze e degli strumenti, un aumento nell’emissione di radon può solo mettere in stato d’allarme ma non può fornirci informazioni precise sul tipo di evento sismico che può verificarsi.

 

E’ possibile prevedere l’arrivo di un terremoto?

 

Se per prevedere intendiamo sapere con esattezza l’epicentro, l’ora e la magnitudo di un terremoto la risposta è no.

La generazione di un sisma è legata a molteplici fattori. Si possono individuare zone sismogenetiche ove sono presenti sistemi di faglie attive ma non si può conoscere né dove né quando avverrà il rilascio di energia sismica. Questa eventualità dipende infatti dalle proprietà delle rocce nella zona interessata, dai tassi di movimento delle faglie, ecc.

In genere l’aumento in frequenza degli sciami sismici è un fenomeno indicativo ma lo è maggiormente nelle zone vulcaniche (ove può esservi risalita di dicchi) piuttosto che in quelle sismotettoniche. Nel caso del terremoto dell’Aquila sciami sismici erano stati registrati nella zona sin da Gennaio e il 30 Marzo c’era già stato un evento di magnitudo 4,0. Anche in questo caso però essi sono solo indicativi della possibilità di un terremoto e non esiste una correlazione diretta tra la presenza di sciame sismico e il verificarsi di terremoti di determinata magnitudo. Nel caso di sciami sismici siamo infatti di fronte a centinaia di microscosse che possono essere dovute a quelli che, in modo improprio, chiamiamo “assestamenti” e che non è detto diano necessariamente luogo a forti terremoti.

In passato sono stati condotti anche degli studi sui cosiddetti “precursori sismici elettromagnetici”. Si è scoperto infatti che a volte le zone poi interessate da sismi sono soggette a variazioni locali di conduttività del suolo con generazione di deboli variazioni del campo magnetico e di onde radio. Le ricerche in questa direzione hanno portato all’utilizzo di apparecchiature di monitoraggio dette VAN.

Queste ricerche mancano tuttavia di solide evidenze scientifiche giacché in passato si sono verificate variazioni di conduttività del suolo anche senza il verificarsi di terremoti.

 

Possiamo fidarci del metodo scientifico?

 

Il metodo scientifico è lo strumento in base al quale è possibile indagare i fenomeni della natura. Senza di esso non ci sarebbe un criterio oggettivo con cui approcciarsi allo studio di un fenomeno e verrebbero meno i criteri fondamentali su cui esso si basa e che sono alla base del progresso scientifico, primo fra tutti la ripetibilità. Se affermiamo dunque di avere inventato un nuovo dispositivo dobbiamo mettere anche gli altri studiosi nella condizioni di riprodurre e verificare i nostri risultati e solo in caso di ripetute verifiche positive (cioè di accordo tra i risultati dei vari gruppi di studio) si può allora dire di aver davvero scoperto qualcosa di nuovo. Naturalmente le ricerche in tal senso vanno senza dubbio incoraggiate. Se davvero ci fosse un sistema per prevedere dettagliatamente e con sufficiente anticipo i terremoti potrebbero essere di certo salvate tante vite. Intanto però è sulle misure di prevenzione che dobbiamo concentrare maggiormente i nostri sforzi. Il rispetto delle norme antisismiche per le costruzioni avrebbe di certo evitato tante tragedie.

 

Ringrazio il dott. Fabio Pulvirenti per la chiarezza e la disponibilità  mostrata, anche a nome dei lettori.