Martedi, 2 settembre 2014 20:46

Villa Dunardi: la villa dei demoni

Scritto da fabio pulvirenti marzo - 25 - 2010 2 COMMENTI

Cassibile (Siracusa): esiste davvero una villa infestata da demoni?Da dove nasce questa storia?

 

Diverse persone ci hanno scritto chiedendoci lumi su questa vicenda. In questo articolo trovate tutte (o quasi) le risposte che vi servono per farvi un’idea sulla veridicità dei fatti.

 

Il 15 Gennaio 2010 un certo domenico 271180 pubblica “per gentile concessione di Nicolai DohanBermann” il video “LA CASA DEI DEMONI-VILLA DUNARDI”. Nel video (che trovate qui http://www.youtube.com/watch?v=cO_utxHdDo4) si afferma dell’esistenza di una casa (Villa Dunardi appunto) sita nel paese di Cassibile (SR), che sarebbe infestata dai demoni.Dopo 9 secondi viene mostrata una scansione (di qualità veramente bassa) di un numero del settimanale siracusano “l’Aretuseo” datato 25 Settembre 1973 ove appare lo stralcio di un articolo (difficilmente leggibile)

 

Riportiamo qui il testo (in corrispondenza delle parole che contengono caratteri difficilmente distinguibili abbiamo messo punti interrogativi) :

 

Cassibile (Siracusa).E alla fine è stata la Santa Sede ad intervenire sotto la guida di Padre Ebruzza(?) certo(?)di aver sottovalutato la cosa inizialmente. Villa Dunardi è stata sottoposta a sequestro da parte dello Stato Vaticano che rimane ancora basito degli sconcertanti avvenimenti degli ultimi 2 anni.Non ci è dato sapere cosa sia accaduto all’interno della Villa Dunardi poichè anche la Polizia di Stato sta indagando sugli accadimenti.La polizia ha sequestrato il materiale di alcuni …. (termina qui la prima colonna)

(prosegue nell’altra colonna) ….una busta con dei valori bollati e alcune frattaglie animali. I fatti risalgono all’Agosto 1971 quando i coniugi Scandurra(?) segnalarono alle autorità competenti strani movimenti all’interno della Villa. Enzo Scoppettana(?) cameriere di Dunardi afferma che “La notte il suo letto cominciava a dondolare come se venisse spinto da qualcosa.Trovavo sempre le candele accese al piano di sotto.Il sign. Dunardi praticava molte sedute spiritiche, me ne sono andato….(e qui termina la seconda colonna visibile dell’articolo)

 

il filmato prosegue con una serie di foto della casa e fotogrammi in bianco e nero con effetto pellicola invecchiata, appositamente costruiti per presentare il fatto.

 

PERCHE’ E’ UNA BUFALA

 

Secondo informazioni contenute in rete la villa esisterebbe davvero e si troverebbe realmente a Cassibile.

 

Analizziamo allora le dichiarazioni presenti nel filmato :

 

1)”E’ la casa infestata in cui nel 1973 lo stato vaticano appose il sigillo contro i demoni

 

Cosa sono i sigilli vaticani(o pontifici)?

 

Ci si può chiarire le idee qui : http://asv.vatican.va/it/dipl/sigilli.htm

 

Non ci risulta che esistano altri tipi di sigilli se non quelli usati per i documenti e la chiesa non ha il potere di porre sottosequestro alcunchè. Ho chiesto un parere a Don Arcangelo Rigazzi (parroco di Cassibile) che così mi ha risposto:

 

“Carissimo Fabio,
 
né io, né il mio diacono, quì presente accanto a me, nativo di Cassibile, abbiamo mai sentito parlare di questa casa. La via che tu mi hai citato,comunque, è più vicina a Fontane Bianche che a Cassibile, pur essendo territorio di Cassibile. Ho interpellato un abitante della zona, vi abita a non più di 150 metri di distanza!!. Lui stesso mi ha detto che non ne sa niente e che andrà a vedere su internet. Il Vaticano, è un piccolo staterello che si trova a Roma e non ha potere sul territorio nazionale. Le case non sono sconsacrate, solo le Chiese lo sono! (Semmai, se il padrone vuole, si possono benedire….ma non sconsacrare!!). Se qualcuno poteva mettere dei sigilli, questo era solo un tribunale civile! Ci sarà sicuramente un fondo di verità, dove poi si costruisce la “leggenda metropolitana”. Nessuna delle persone da me interpellate ha mai conosciuto un padre Ebruzza. Comunque, essendo quello territorio della parrocchia Santa Rita al Mare, l’unico che potrebbe saperne qualcosa è l’attuale parroco o il sacerdote che ha costruito la Chiesa. Se dovessi incontrare in questi giorni uno dei due chiederò notizie di questo P. Ebruzza, ma ho sentito altre persone del posto e nessuno l’ha mai sentito nominare. Un abbraccio e un caro saluto.
Sac Arcangelo
 

Siamo andati allora a verificare l’esistenza del presunto articolo sull’Aretuseo.

 

Questo il resoconto di Ilario Saccomanno:

 

Venerdì mattina mi sono recato presso la Biblioteca Civica del Comune di Siracusa per ricercare l’ipotetico articolo sulla Villa Dunardi di Cassibile. In tale biblioteca esiste la raccolta dei numeri del settimanale “L’ARETUSEO” rilegati in libroni di considerevoli dimensioni visto che il formato del giornale di allora era molto grande. Ogni librone raccoglie le pubblicazioni di un semestre. Ho esaminato quello raccoglie le edizioni che vanno dal 7 luglio al 29 dicembre 1973. I numeri contenuti nel librone sono questi: 7/7, 14/7, 21/7, 28/7, 29/7, 13/10,20/10, 27/10, 3/11, 10/11, 17/11, 24/11, 8/12, 15/12, 22/12,29/12. Del mese di settembre c’è solo il numero del giorno 29. E’ probabile che non ne manchino e che questo sia il primo numero pubblicato dopo la pausa estiva.Non ho trovato l’articolo né nel mese di settembre né in tutti gli altri mesi del semestre in questione. Quindi l’articolo riportato in quel filmato probabilmente è un falso o si riferisce ad un altro “foglio” col titolo Aretuseo (rifatto).

Ecco come appare infatti il titolo del giornale nell’articolo presente sul video (in basso si intravede la scritta 25 Settembre 1973):

ed ecco invece il titolo originale del numero del 29 Settembre 1973:

Il carattere tipografico (gotico) del titolo dell’articolo in questione non è quindi quello che usava il settimanale della raccolta. Inoltre l’articolo mostrato nel video non ha l’impaginazione di un giornale ma di un foglio tipo volantino. L’articolo sembra cioè scritto al computer con un programma di videoscrittura che permette la formattazione della scrittura giustificata sia a destra che a sinistra, allargando automaticamente gli spazi tra una parola e l’altra in qualche caso in maniera esagerata. Questa cosa non si riscontra negli articoli dei numeri che ho esaminato, nei quali si usa troncare la parola col trattino e riportare al capoverso successivo. E poi da escludere che nel 1973 un settimanale locale come l’Aretuseo utilizzasse l’impaginazione computerizzata!Non la utilizzava neanche il Corriere della Sera. Sembra quindi che l’articolo sia un falso e la notizia una bufala o piuttosto, come si diceva una volta, una goliardata, in considerazione anche del carattere tipografico dell’intestazione, il gotico, molto utilizzato nella scrittura dei cosiddetti “papelli” ai tempi delle feste della matricola. Inoltre la data dell’articolo (25 settembre 1973) è fuori dalla normale cadenza settimanale dell’Aretuseo.

 

Questo dovrebbe già bastare a far capire che è stato tutto montato ad hoc, forse per scopi simili a quelli usati in viral marketing, ma per zelo abbiamo verificato anche le altre affermazioni presenti nel video:

 

2)”Nel Settembre 2006 sono stati rotti i sigilli per una ricerca universitaria

 

Anche dando per vero un ipotetico impedimento all’accesso da parte della polizia (piuttosto che da parte della chiesa) questo presuppone che nell’arco di 40 anni nessuno abbia mai potuto o provato ad entrare nella casa. Ma la casa non sembra affatto un’abitazione abbandonata da 40 anni.Pare poi abbastanza inverosimile che sia stata condotta una ricerca universitaria su una presunta abitazione “infestata dai demoni” e che per tale ricerca siano stati rotti i sigilli.

 

3)”15/12/2009 sono stati trovati i corpi dei ricercatori

 

Questo vuol dire che sarebbero trascorsi ben 3 anni prima di ritrovare i suddetti ricercatori. Se così fosse non solo la magistratura avrebbe aperto un’inchiesta ma ne avrebbero parlato giornali e televisioni. Invece non esiste nessuna notizia a riguardo (luogo del ritrovamento dei corpi, nomi, dinamica dei fatti ecc.).

 

La notizia è stata ripresa dal gruppo “sicilia” su facebook suscitando l’interesse ma anche la preoccupazione di svariate persone, come era naturale che avvenisse dal momento che il video afferma che tutta la storia non è inventata ma vera. Si scopre poi che il video di cui sopra altro non è che la preparazione del un “film-documentario” sulla vicenda, pubblicato online lo scorso 3 Febbraio. Il film dal titolo” Villa Dunardi:Il Film!” è stato realizzato da Nicolai DohanBermann ha durata di circa un’ora e potete trovarlo qui: http://vimeo.com/9194846

 

Girato con strumentazione amatoriale e con un finale a sorpresa un pò improvvisato, ricostruirebbe la storia (vera secondo il regista) dei ricercatori universitari andati a verificare gli accadimenti nella villa.

All’inizio del film si legge infatti:

” Il presente filmato è stato autorizzato dagli organi competenti. Persone e luoghi sono realmente esistenti e documentati”.

Ci piacerebbe sapere quali sarebbero i presunti organi competenti a cui si fa riferimento.

Il film è girato all’esterno e all’interno della stessa villa quindi, in questo caso, i demoni hanno permesso che le scene fossero girate tranquillamente nonostante nel video si dice che ancora oggi, di notte, la casa disabitata “prenderebbe vita” con luci che si accendono e strani rumori.

 

Alcuni di coloro che hanno lasciato commenti sul video affermano che la casa avrebbe dovuto essere demolita, altri che la storia è stata riproposta più volte sui giornali di siracusa ma in realtà non si trova nessuna notizia a riguardo.Beh, che dire…se proprio l’argomento vi aggrada in mancanza dei demoni veri potete sempre vedere il film.

Buona visione! :)

Fabio Pulvirenti

Coordinamento Cicap Sicilia

Si ringrazia il Prof. Ilario Saccomanno per la collaborazione.

Riesi: Il caso della casa che scotta

Scritto da fabio pulvirenti marzo - 24 - 2010 1 COMMENTO

Un indagine del Cicap Sicilia sul misterioso riscaldamento del pavimento di un abitazione di Riesi(Caltanissetta)

Ci troviamo a Riesi un piccolo paesino in provincia di Caltanissetta, in Sicilia. In via Mazzini 2, all’angolo con via Cavour vivono in uno stabile di 2 piani due famiglie: al pianterreno Calogero Fiandaca e la moglie Gaetana Stuppia; al primo e secondo piano la figlia, Maria Tina Fiandaca, il marito Giuseppe Anzaldi, e i due figli Salvatore e Calogero.

I FATTI

Il 30 Aprile 2009 i bambini, che stanno giocando nel salone dei nonni al pianterreno, avvertono che in alcuni punti il pavimento è molto caldo. Anche i genitori si accorgono della cosa e si percepisce una temperatura elevata all’interno della stanza e in alcuni punti del pavimento di una stanza attigua al salone (che da ora in poi indicheremo come stanza 2).Vengono subito chiamati i tecnici dell’Enel e quelli del metano (Siciliana Gas). Il primo timore è infatti che possano esservi dispersioni di corrente dal cavo della media tensione (20KV) che passa a fianco del muro perimetrale (lato via Cavour), interrato a pochi metri di profondità o che possano esservi fuoriuscite di gas dal tubo del metano che si snoda anch’esso parallelamente al suddetto muro. Durante i controlli l’Enel sostituisce un cavo elettrico che si snoda lungo la parete perimetrale perché risulta danneggiato ma non risulta alcuna dispersione di corrente nè di gas. Vengono così chiamati i vigili del fuoco di Mazzarino e Caltanissetta. Alle ore 22 dalle prime misurazioni di temperatura si scopre che in un punto ad angolo tra 2 pareti del salone il pavimento raggiunge gli 88° C. In prossimità di tale punto viene effettuato un foro di poche decine di cm (indicato come foro 1) per monitorare la temperatura. Alle prime luci dell’alba di giorno 1 Maggio vengono mobilitati i tecnici della Protezione Civile, l’amministrazione comunale, il comando dei carabinieri di Riesi e quello della polizia municipale. Informati dei fatti e riunitisi alle ore 14 presso la sede del Comando Operativo Comunale (C.O.C) decidono di avviare dei lavori di scavo in prossimità della parete esterna lato via Cavour. Viene così realizzato uno scavo lungo circa 3 m, largo circa 0.7 m e profondo 1 m. Le rocce in prossimità dello scavo sono caldissime ed emergono volute di vapore. I tecnici dell’INGV di Palermo raccolgono campioni di vapore mentre un campione di terreno viene raccolto dai vigili del fuoco e inviato all’ARPA di Caltanissetta. Ancora una volta viene esclusa la presenza di qualsiasi dispersione elettrica o di gas ma la temperatura esterna viene attestata sui 70° e quella interna sui 60°. Per precauzione la corrente elettrica viene interrotta e le famiglie dello stabile vengono invitate a lasciare l’immobile. A questo punto i vigili del fuoco decidono di monitorare più volte al giorno la temperatura che man mano inizia a segnare valori sempre più bassi. Il 4 Maggio alle ore 11:30 dopo aver ricevuto notizia circa le ultime misurazioni di temperatura, che risulta essere di circa 41 gradi all’interno (cioè nel foro 1) e 34 gradi all’esterno, il COC decide di riunirsi per decidere su come proseguire le indagini. Durante la riunione a cui prendono parte il funzionario della Protezione civile di Caltanissetta, Michelangelo Miccichè; il funzionario dell’Enel, Testaì; l’addetto di Caltaqua, Enzo Scimone; il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Caltanissetta, Andrea Pizzuto; il comandante dei carabinieri di Riesi, Rosario Alessandro; i responsabili dell’ufficio tecnico del Comune di Riesi, Antonio Gallè e Gaetano Laurino; l’ incaricato della “Sicilia Gas”, Angelo Di Stefano; il funzionario della Protezione civile provinciale di Caltanissetta, Salvatore Saittà e il sindaco di Riesi, Salvatore Buttigè, si decide di coprire momentaneamente lo scavo con una pietra piatta e un asse di legno e di mettervi sopra un telo impermeabile e di aspettare altre 48 ore per vedere come si evolve il fenomeno. Il 5 Maggio l’INGV di Palermo stila il rapporto delle analisi sul vapore da cui non risulta presenza di gas se non in percentuali compatibili con quelle atmosferiche. Si tratta esclusivamente di vapore acqueo. E’ pertanto esclusa la risalita di gas naturale dal sottosuolo. Intanto a causa di un leggero innalzamento dello stato termico i vigili del fuoco decidono di realizzare un secondo foro (sempre profondo poche decine di cm) nella stanza 2 in corrispondenza della travatura in cemento armato delle fondazioni della struttura dell’edificio e indicano questo foro come foro pavimento 1. La temperatura in profondità nel foro risulta essere di circa 50 gradi. Si scopre inoltre che il riscaldamento interessa anche una seconda casa attaccata a quella dei Fiandaca. Nella suddetta abitazione, che è inabitata e appartiene alla famiglia Costa che vive in Piemonte, vengono fatti altri 2 fori nel pavimento proprio in corrispondenza delle pareti confinanti con quelle della casa dei Fiandaca. I fori vengono indicati come foro 2 e pavimento 2. Il mistero di Riesi viene presto da molti accomunato a quello di Canneto di Caronia, pur avendo caratteristiche totalmente diverse, e il 7 Maggio le famiglie Fiandaca e Anzaldi ricevono in casa la visita del portavoce di Canneto di Caronia, Nino Pezzino, che racconta la sua versione sui fatti di Canneto parlando di autocombustione degli impianti elettrici. Si celebra così una sorta di simbolico gemellaggio tra i due paesi. Giorno 8 Maggio alle ore 17 il COC decide di effettuare una controprova disponendo di riattivare la corrente elettrica e di chiudere lo scavo per accertarsi che non siano queste le cause della diminuzione di temperatura dei giorni precedenti ma gli abitanti della zona protestano e ne bloccano momentaneamente la chiusura. Lo scavo viene definitivamente chiuso il giorno successivo e vengono effettuate nuove misure di temperatura da cui si riscontra un nuovo aumento della stessa che in prossimità del foro indicato come pavimento 1 raggiunge i 38,9 ° C. L’11 Maggio l’ARPA di Caltanissetta stila il rapporto di prova relativo al campione di terreno prelevato dallo scavo giorno 1 Maggio da cui risulta che il campione è costituito da materiale terroso misto a materiale carbonioso nerastro (tipo fuliggine) e idrossido di calcio Ca(OH)2.

L’INDAGINE

 

In compagnia di Rossella Carbone, a breve geologa, decido così il 13 Maggio di recarmi sul posto per un sopralluogo. La prima cosa che osserviamo è che la zona dove si trova lo stabile in questione appartiene al centro storico di Riesi, tutte case molto vecchie insomma. A riceverci c’è la signora Gaetana Stuppia. Cominciamo a chiedere informazioni circa l’accaduto e a visionare i punti della casa ove sono stati effettuati i fori da cui si percepisce ancora la fuoriuscita di calore. In alcuni punti il pavimento del salone (costituito da mattonelle in ceramica) risulta spaccato e la parete sinistra del salone (quella che da su via Cavour) presenta evidenti tracce di umidità, inoltre il controsoffitto della stanza 2 presenta dei rigonfiamenti dovuti probabilmente al forte calore dei giorni precedenti. Chiediamo alla signora di raccontarci i fatti e, durante la nostra conversazione apprendiamo che circa 30 anni fa sono stati effettuati dei lavori alle fondamenta dello stabile. Nello specifico ci viene detto che prima esisteva un vecchio stabile che è stato parzialmente demolito (mantenendo però intatti i muri perimetrali esterni) per creare lo stabile attuale. Apprendiamo così che le stanze interessate dal surriscaldamento sono proprio quelle pertinenti alla parte nuova dello stabile mentre la parte vecchia che non è stata demolita non è stata soggetta ad alcun riscaldamento. Scopriamo inoltre che circa dieci anni fa a causa di umidità le 2 pareti che separavano l’abitazione dei Fiandaca dall’abitazione della famiglia Costa sono state demolite e poi ricostruite aggiungendo un ulteriore parete in modo da creare un doppio muro con una spaziatura di circa 3 cm. Ci viene infine detto che 2 anni fa un innalzamento di una parte del marciapiede di via Cavour ha causato infiltrazioni di acqua dal battiscopa della stanza 2 e che il problema è stato risolto richiudendo la fessura apertasi con ” un impasto”. Poco dopo incontriamo i coniugi Anzaldi che ci fanno notare di aver scoperto che un altro cavo, che si snoda lungo la parete di via Cavour, è da qualche giorno bruciato in diversi tratti. Ci dicono che questo cavo non era stato in precedenza sostituito perché in buone condizioni. Alle 17 arriva un tecnico dell’Enel a visionare il cavo da cui si scopre che si tratta di un cavo dell’illuminazione pubblica. Il tecnico lo rimuove dicendo che non ha idea di come possa essersi bruciato. Subito ci accorgiamo che solamente la guaina in PVC è danneggiata mentre l’ isolante e il conduttore appaiono integri. Nel frattempo i vigili del fuoco giunti sul posto segnalano un aumento di temperatura di circa 4°C nella stanza 2. Le misurazioni di temperatura proseguono fino al 24 Maggio giorno in cui l’ultimo valore misurato si attesta intorno ai 30 °C contro i 2- 3° della norma.

Si tratta di fenomenologie di carattere naturale o attribuibili a cause di tipo antropico? Per le ipotesi del primo tipo risponde Rossella Carbone laureanda in geologia presso l’Università di Catania.

Si è pensato che il riscaldamento del pavimento e la risalita di gas e vapori emessi dal terreno potessero essere fenomeni precursori di un altro fenomeno verificatosi qualche anno fa nella zona di Caltanissetta quello delle maccalube, cosa possiamo dire in proposito?

Il fenomeno delle maccalube è il risultato di un vulcanismo sedimentario caratterizzato da una fuoriuscita naturale di gas i quali, per effetto della pressione a cui sono sottoposti, si liberano attraverso le fratture del terreno trascinando materiale ed acqua che deposti in superficie portano nel tempo alla formazione di veri e propri vulcani in miniatura con la tipica forma a cono. L’ ipotesi delle maccalube va tuttavia scartata in quanto i gas che si sprigionano dai vulcanetti di fango sono in genere costituiti da metano, anidrite carbonica, argon, ossigeno, azoto, elio, ossido di carbonio mentre le analisi chimiche effettuate dagli esperti dell’ INGV di Palermo sui campioni prelevati al momento dello scavo attestano una concentrazione degli elementi paragonabile a quella dell’aria, con contenuti di anidrite carbonica intorno allo 0.35% e concentrazioni di monossido di carbonio e metano abbastanza esigui.

Si è parlato di liberazione di gas da materiale magmatico situato a profondità più o meno elevata e in via di risalita. Ha senso ipotizzare una possibile origine vulcanica?

L’ ipotesi va esclusa per tre motivi:

1)Il comune di Riesi è localizzato nella Sicilia centrale, all’interno del bacino di Caltanissetta, ivi affiorano prevalentemente le rocce della Serie Gessoso Solfifera. Quando in seguito alla chiusura dello stretto di Gibilterra (nel Messiniano) cominciarono a restringersi le comunicazioni con l’Atlantico,venne ad instaurarsi un ambiente di tipo euxinico (con scarsa circolazione e poco ossigenato) che causò la morte degli organismi animali e vegetali. Queste condizioni portarono alla deposizione del Tripoli. L’ apporto di acque superficiali( ad opera dei fiumi) e di precipitazioni non fu sufficiente a compensare l’ eccessiva evaporazione cosicché aumentò nelle acque del bacino la concentrazione di Sali disciolti. Questi una volta raggiunti i limiti di saturazione, cominciarono a precipitare dando luogo alla Serie Gessoso Solfifera costituita dal basso verso l’ alto da Tripoli, Calcare di base, Gessi, Gessareniti e lenti di sale. La successione stratigrafica dell’area è dunque costituita solo da rocce di tipo sedimentario che non hanno nulla a che vedere con il vulcanico.

2)Se fosse di origine vulcanica la fase gassosa dovrebbe essere costituita oltre che da acqua allo stato di vapore, anche da CO2 e subordinatamente da composti di idrogeno( H2S), zolfo ( SO2) ed ossigeno e da elementi rari ma le analisi degli esperti dell’INGV, come già detto, confermano tenori degli elementi piuttosto normali.

3)Il riscaldamento è troppo localizzato, se la causa fosse di natura vulcanica il riscaldamento avrebbe dovuto abbracciare un’ area molto più grande invece ha interessato solo le abitazioni dei signori Fiandaca e Costa.

I risultati esposti nel rapporto dell’INGV ci portano a scartare inoltre anche l’ipotesi di fenomeni di termalismo o di risalita di acque connate, ossia di acque di fondo di bacini di sedimentazione rimaste intrappolate nel sottosuolo da spesse coperture di sedimenti. Le acque termali sono infatti acque alcaline e contengono zolfo, iodio, cloro, ferro, elementi di calcio e microelementi di altre sostanze e i vapori che da esse si sprigionano sono anch’essi ricchi di tali elementi. Lo stesso vale per le acque connate che hanno una composizione solfo clorurata alcalina.

Quindi in conclusione, il caso di Riesi non sembra essere legato ad alcuna fenomenologia di carattere naturale ma potrebbe essere spiegato attraverso cause di tipo antropico.Tra le cause di tipo antropico escluse dispersioni di corrente, di gas o anomalie all’impianto fognario (come comunicatomi durante un colloquio telefonico dal resposabile della Caltaqua Enzo Scimone), la più attendibile sembra essere quella che ascrive il fenomeno alla presenza di calce viva (CaO) rimasta in loco (nel sottosuolo) in seguito ai lavori effettuati dai proprietari dello stabile. A Riesi le analisi chimiche eseguite sul campione di terreno esaminato dai tecnici dell’ARPA di Caltanissetta hanno infatti confermato la presenza di materiale terroso (sabbia) misto a materiale carbonioso del tipo “ fuliggine” e di idrossido di calcio (Ca(OH)), questi ultimi entrambi untuosi al tatto. L’idrossido di calcio non è altro che la calce spenta utilizzata comunemente in edilizia. Al giorno d’oggi la calce spenta che si presenta come un materiale bianco, di consistenza molle ed untuoso al tatto (se grassello), viene preparata industrialmente e messa in commercio in sacchi di materiale plastico. Un tempo però, fino a circa 30-40 anni fa, (compatibilmente con il periodo in cui sono stati effettuati i lavori nello stabile) la calce veniva venduta viva in sacchi e la si spegneva mettendola in vasche con acqua, in queste condizioni la calce viva assorbe fortemente l’acqua e genera reazioni esotermiche, che durano circa 10 giorni e che danno luogo a grande produzione di calore (fino a 150° C) e generazione di solo vapore acqueo giacchè eventuali composti minerali vengono abbattuti durante la reazione che qui riportiamo: CaO + HO ↔ Ca(OH)2. In presenza di un eccesso di acqua la reazione da invece luogo ad una massa plastica e untuosa, il grassello. In base a quanto esposto è possibile dunque che circa 30 anni fa, in seguito ai lavori eseguiti dai proprietari alle fondamenta dello stabile, sia rimasta della calce viva in loco e che le acque meteoriche di una stagione particolarmente piovosa, convogliandosi ed infiltrandosi nelle fondamenta dello stabile (sia per la pendenza della strada in cui lo stabile si trova sia per i precedenti già avuti con le infiltrazioni da fessure sotto il marciapiede) abbiano raggiunto solo adesso i punti ove è stata dimenticata la calce viva innescando così la reazione di spegnimento con conseguente aumento di temperatura e liberazione di vapore acqueo. Il fatto che l’emissione di calore si sia mantenuta oltre i normali 10 giornipuò dipendere e dalla quantità di calce viva presente in loco e dal fatto che la reazione sta avvenendo in un luogo chiuso e non all’aria aperta; nello specifico i dati raccolti dai vigili del fuoco con l’uso delle telecamere termiche dimostrano che il riscaldamento ha interessato solo la zona in cui sono stati effettuati i lavori e le pareti in cui è stata creata l’intercapedine nelle quali cioè il vapore potrebbe essersi infiltrato. L’abbassamento di temperatura conseguente all’apertura dello scavo avrebbe creato una sorta di sfogo per una parziale fuoriuscita di vapore un po’ come sollevare il coperchio di una pentola. Richiuso lo scavo la temperatura sarebbe risalita. A sostegno di questa ipotesi esiste un precedente:alcuni anni fa presso uno stabile di proprietà della famiglia D’Asaro sito tra via Bellini e via Monti a Campobello di Licata, nei pressi di Agrigento, ci fu un riscaldamento anomalo e improvviso del pavimento. Dalle indagini si scoprì che alla fine degli anni 70 erano stati effettuati (privatamente) lavori di ristrutturazione e che in corrispondenza della scala d’ingresso, data la differenza di livello tra il suolo e lo stabile (la strada è in leggera discesa anche lì) erano stati realizzati 2 gradini rivestiti di marmo; in uno di questi, era stato inavvertitamente dimenticato un sacchetto di calce viva che, apertosi nel tempo e venuto a contatto con acqua aveva poi sprigionato calore. A tal proposito il sig Casuccio, vigile della polizia municipale di Campobello di Licata, ricorda che la temperatura era abbastanza alta da dar fastidio se il contatto tra la superficie in marmo e le mani era prolungato per più di qualche secondo. Tutto si è poi risolto smontando lo scalino e togliendo la calce. Il fenomeno descritto ha parecchie analogie con il caso di Riesi, concludiamo pertanto dicendo che, dalle nostre indagini, non si tratta né di vulcani né di autocombustioni e non vi è nessun legame con cerchi nel grano apparsi anni addietro nella zona (come qualcuno ha ipotizzato) ma, probabilmente e semplicemente, di sola calce.

Fabio Pulvirenti e Rossella Carbone

Hanno collaborato all’indagine:Daniele Caruso; Fara Dimaio; Salvatore Foresta; Luca Manzella; Gero Marsala; Ilario Saccomanno.

Si ringraziano per le consulenze : il Prof. Salvatore Ioppolo, docente di mineralogia presso Dipartimento di Geologia dell’Università di Catania, il Prof. Vincenzo Piccione Docente VIA, VAS, ValInc Resp. Laboratorio di Cartografia Ambientale, Dipartimento di Botanica Università di Catania e il Dott. Marco Aloisi dell’INGV di Catania.

I giornata nazionale antisuperstizione

Scritto da fabio pulvirenti marzo - 20 - 2010 AGGIUNGI COMMENTI

Dal Giornale LA SICILIA del 17/07/09

Dal Cicap convegno sul tema

Venerdì 17 e altre «disgrazie». Un tema sul quale invita oggi a riflettere il Cicap (e in particolare la sezione siciliana del celebre Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale fondato da Piero Angela). Aderendo alla prima «Giornata anti-superstizione», il Cicap organizza infatti un convegno che si svolgerà oggi a partire dalle 18 nell’aula Magna del Convitto Cutelli. Oggetto dell’iniziativa, ovviamente «Le superstizioni: dal gatto nero alle catene via e-mail». Introdurrà il dott. Fabio Pulvirenti, presidente del Cicap Sicilia, seguirà il dibattito dedicato alle «Origini delle superstizioni, differenze in Italia e nel mondo ed evoluzione nel tempo». A fare da cornice all’evento ci sarà anche una piccola mostra di stampe e disegni sul tema, curata dall’illustratore Giuseppe Orlando. E poi, anche se Pulvirenti non intende svelare tutto, altre sorprese attendono i presenti, sorprese che – lascia capire – metteranno a dura prova le credenze di ognuno. «E’ il modo – spiega Fabio Pulvirenti – che abbiamo trovato per provare a riflettere insieme sui modi di credere e di pensare che finiscono per condizionare la vita di molti. I catanesi e più in generale i siciliani sono gente molto superstiziosa, basti pensare all’importanza data al gatto nero che ti attraversa la strada o al problema dell’essere tredici in tavola. Un tema – promette Pulvirenti – che ci ripromettiamo di approfondire con una sorta di mappa dei luoghi superstiziosi di Sicilia. Intanto presentiamo il fenomeno». La sezione siciliana del Cicap (che conta una decina di “attivisti” e decine e decine di simpatizzanti) è nata nell’ottobre del 2008 a Catania grazie all’iniziativa del giovane Fabio Pulvirenti, 30 anni, laurea in Astrofisica, e a un manipolo di geologi e ingegneri, a testimonianza del taglio scettico-scientifico del Cicap a fronte di fenomeni ritenuti inspiegabili e dunque paranormali. Il Cicap è già intervenuto a Riesi nello strano caso della «casa che scotta» e a Centuripe, dove, in un’altra casa, le luci si accendono da sole…

 Rossella Jannello

Conferenza al CODAS

Scritto da fabio pulvirenti marzo - 12 - 2010 AGGIUNGI COMMENTI

Venerdì 16 Aprile 2010 alle ore 18.00 presso il CODAS (Centro Osservazione e Divulgazione Astronomica Siracusa), Largo Amedeo di Savoia (Ortigia)

ha avuto luogo la conferenza:

“Segnali dal Cielo? Un’indagine scettica su fenomeni luminosi e avvistamenti UFO”

Relatore: Dott. F. Pulvirenti (Presidente CICAP Sicilia) con la collaborazione di  S. Foresta (CISU Catania)

A fine realzione è stato aperto un dibattito e si è poi proseguita la serata con l’ astropizzata( uno scambio conviviale di idee in pizzeria)

Si ringraziano per l’invito Emerico Amari (membro CODAS) e Salvatore Rinaudo (Presidente CODAS)

Terremoti e rischio sismico

Scritto da fabio pulvirenti marzo - 12 - 2010 AGGIUNGI COMMENTI

Il terremoto

Il terremoto (dal latino terrae motus, cioè movimento del terreno) è una testimonianza della dinamica in atto nel nostro pianeta. Nell’antichità, i terremoti erano visti come presagi di eventi ancora più catastrofici ed erano esaminati ed interpretati da indovini o sacerdoti, i quali chiedevano sacrifici alle popolazioni al fine di scongiurare tali eventi. Gli antichi credevano che i fenomeni sismici fossero causati dai movimenti di animali su cui poggiava la Terra. I i primi a tentare una spiegazione non mistica del fenomeno furono i greci. Aristotele ad esempio credeva che i terremoti fossero causati da il vento sotterraneo che incendia materiale combustibile. Solo negli ultimi 2 secoli però l’uomo ha cominciato a studiare il fenomeno in maniera critica scindendolo dai più svariati significati di mistero e magia che gli erano stati attribuiti. In particolare, dopo il grande terremoto di San Francisco del 1906 (grazie a misure geodetiche effettuate prima e dopo il terremoto) Reid enunciò la teoria del rimbalzo elastico. In base a questa teoria, a causa delle forze tettoniche agenti tra le placche litosferiche (parti della crosta terrestre che si muovono sul mantello), le rocce vengono sottoposte a sforzi. In queste condizioni e a pressioni non elevate le rocce hanno un comportamento fragile, come illustrato nel diagramma della figura accanto. La roccia si deforma elasticamente fino ad un valore A dello sforzo (movimento presismico), al di sopra del quale la relazione non è più lineare. Quando gli sforzi associati a tali deformazioni superano le forze d’attrito della roccia viene raggiunto il valore C (punto di rottura) e la roccia si rompe lungo superfici di scorrimento chiamate faglie, liberando tutta l’energia accumulata fino a quel momento (rimbalzo elastico). Il punto interno in cui avviene tale fratturazione si chiama ipocentro e la verticale che dall’ipocentro porta sulla superficie terrestre individua un punto chiamato epicentro; la distanza tra epicentro e ipocentro è detta profondità focale. A seconda della profondità dell’ipocentro, che può variare da 7 a più di 600 km sotto il livello del mare, si distinguono: terremoti superficiali (da 0 a 70 km), terremoti medi (da 70 a 300 km) e terremoti profondi (oltre i 300 km). Meno profondo è l’ipocentro e maggiori sono gli effetti del terremoto in superficie.

L’energia prodotta all’ipocentro si propaga in tutte le direzioni sotto forma di onde elastiche (dette anche onde sismiche) che si distinguono in onde P e S. Le onde P sono onde compressionali, dette anche longitudinali, in cui le oscillazioni delle particelle del mezzo avvengono nella direzione di propagazione dell’onda. Sono, fra le onde generate da un terremoto, le più veloci, e dunque le prime avvertite ad una stazione sismica, da cui il nome di Onda P (Primaria). La loro velocità è funzione del modulo d’incompressibilità, del modulo di rigidità del mezzo e della densità. Le onde S sono invece onde trasversali e si propagano in modo da fare oscillare il mezzo in direzione ortogonale alla direzione di propagazione con una velocità funzione del modulo di rigidità del mezzo e della densità. Esse raggiungono velocità che si aggirano solitamente intorno al 60-70% della velocità delle Onde P. Questo è il motivo per cui esse vengono avvertite sempre dopo le Onde P (da cui la denominazione onde S come Secondarie). Un’ altra importante caratteristica di queste onde è che non possono propagarsi in mezzi fluidi, in cui il modulo di rigidità è nullo. Non è possibile dunque riscontrarle nel magma presenti nel serbatoio magmatico di un vulcano o nel nucleo esterno liquido della Terra. Il rapporto Vp/Vs è costante e caratteristico per ogni tipo di materiale.

Quando le onde sismiche raggiungono la superficie, a causa della discontinuità del mezzo, si generano onde superficiali, che si distinguono in onde di Love e onde di Rayleigh. Le prime si propagano su un piano orizzontale, rispetto alla superficie, in direzione ortogonale alla direzione di propagazione dell’onda e si generano se la velocità delle onde S diminuisce man mano che si avvicinano alla superficie; le seconde, generate dalla composizione vettoriale delle onde S e P, si propagano su un piano verticale, rispetto alla superficie, in direzione ortogonale alla direzione di propagazione dell’onda. In un mezzo omogeneo la loro velocità è 0,92vs, mentre in un mezzo disomogeneo (come la Terra) la loro velocità varia in funzione della lunghezza d’onda tra 0 e 0,92vs.

Per dare una completa caratterizzazione dei terremoti è necessario determinare l’energia liberata all’ipocentro. Fino ai primi decenni del secolo scorso, per determinare l’intensità di un terremoto si è cercato di relazionarlo agli effetti che esso aveva sulle costruzioni e sulle persone. La prima scala d’intensità universalmente accettata fu quella di Rossi e Forel nel 1873, essa era composta da 10 livelli d’intensità, correlati al danno che un sisma faceva sulle abitazioni. Nel 1902 Mercalli propose una scala, modificata successivamente da Wood e da Newmann nel 1931, che è attualmente in uso in Europa e negli Stati Uniti e che consiste di 12 gradi d’intensità crescenti, i quali sono associati ai danni che il terremoto produce sulle costruzioni. Nel 1963 i russi Medvedev, Karnik e Sponheuer proposero un’altra versione della scala Mercalli, chiamata successivamente scala MKS, che differisce dalla scala Mercalli di ± 0,5 gradi. Lo studio di un terremoto fatto con queste scale avviene attribuendo ad ogni località il grado d’intensità corrispondente agli effetti rilevati e il successivo disegno, su una mappa, delle linee di uguale intensità, chiamate isosiste. Studi effettuati con queste scale assumono una certa importanza per la ricostruzione dei terremoti storici, per i quali non si avevano a disposizione gli strumenti attuali; però esse sono  fortemente influenzate dalla distribuzione delle aree abitate.

Per misurare quindi l’intensità di un terremoto indipendentemente dalla distribuzione dei centri abitati, e cioè l’energia rilasciata all’ipocentro, nel 1935 Richter usò il concetto di “magnitudo”, che è un parametro definito come il logaritmo in base 10 dell’ampiezza massima(Amax), misurata in micron, della registrazione, ottenuta con un sismografo standard (tipo Wood-Anderson), di un terremoto avvenuto ad una distanza epicentrale di 100km. Per distanze superiori a 100km, lo si può calcolare se si conosce la legge di attenuazione dell’ampiezza delle diverse onde sismiche. L’espressione usata da Richter nel 1936, dopo avere monitorato numerosissimi terremoti in California, è:

dove D è la distanza epicentrale misurata in km. Questa espressione esprime però la magnitudo locale. Definizioni generali più adoperate sono quella di Gutenberg e Richter riferita ad onde Rayleigh (1936)[1] e quella di Båth riferita ad onde superficiali di periodo T [2].

Essendo la magnitudo un parametro dell’energia liberata all’ipocentro, essa vi è legata dalla relazione:

dove b e c sono due costanti e M è la magnitudo. Negli anni 70 è stata proposta dal geofisico giapponese Kanamori e dal sismologo americano Hanks una scala di misurazione della forza dei terremoti alternativa alla scala Richter: i problemi fondamentali consistono nel fatto che i valori della scala Richter sono debolmente correlati con le caratteristiche fisiche della causa dei terremoti, e inoltre tale scala, per valori di magnitudo superiori a 6, non permette di distinguere bene eventi che in realtà sono molto differenti. La scala formulata è stata chiamata scala di magnitudo del momento sismico, dove per momento sismico si intende il momento delle coppie di forze associate alla sorgente sismica, esprimibile come il prodotto dello spostamento medio che avviene lungo la faglia, della superficie contenente la faglia e del modulo di rigidità del mezzo considerato.

Essendo il terremoto un fenomeno improvviso, la possibilità di prevederlo risiede esclusivamente nell’individuazione di eventi che lo precedono (fenomeni precursori), nell’ambito comunque di modelli che descrivono l’evoluzione delle dinamiche che portano al terremoto. Osservazioni effettuate in alcune aree ad elevata sismicità (Giappone, Cina, California) hanno mostrato che alcuni terremoti di magnitudo maggiore a 4-5 gradi della scala Richter, sono stati preceduti da variazioni significative di alcuni parametri, quali campi elettrici e magnetici, rapporto delle velocità delle onde P ed S, variazioni nella concentrazione di Radon nelle acque e nell’atmosfera, ecc. Tali osservazioni, associate ad esperimenti sulla fratturazione delle rocce, hanno portato i geofisici a formulare due modelli di previsione, uno russo e uno americano, chiamati modelli di dilatanza. Entrambi i modelli prevedono che il terremoto si sviluppi in tre fasi: nella prima fase (comune ad entrambi), si ha accumulo di energia elastica; nella seconda fase si ha la comparsa di numerose fratture nella zona sottoposta a pressione e un aumento anomalo del volume della roccia (dilatanza appunto) che comporta una diminuzione del rapporto tra le velocità delle onde P ed S (nel modello americano si ha un aumento del flusso d’acqua nella roccia a causa della fatturazione); nella terza fase si ha la distinzione principale tra i due modelli: nel modello americano, l’arrivo di fluidi dalle zone circostanti fa abbassare il punto di rottura della roccia che, associato all’aumento della tensione applicata, porta alla frattura della roccia; nel modello russo la deformazione delle rocce e l’aumento delle fratture fanno inizialmente diminuire la tensione, la quale torna successivamente ad aumentare fino a giungere alla frattura definitiva della roccia.Nonostante questi modelli consentano di indicare alcuni precursori sismici, in realtà le cose stanno ben diversamente, perché non sempre i terremoti si sviluppano dando luogo ai fenomeni precursori indicati. Pertanto la mancanza di un efficace modello dinamico della fratturazione delle rocce fa sì che le previsioni dei terremoti non siano da ritenere ancora attendibili.

Ciò che si può allora fare per fronteggiare un terremoto è attuare delle misure di prevenzione che consentano di limitare i danni che esso può causare. Tali danni dipendono essenzialmente dal grado di urbanizzazione del territorio (l’area potrebbe essere completamente disabitata oppure essere molto popolata e avere centri urbani con ricco patrimonio storico e artistico, insediamenti industriali e reti di comunicazione) ma anche dalla capacità di costruire edifici resistenti ai terremoti più forti che possiamo aspettarci. A parità di magnitudo, per quanto violento, un terremoto può quindi causare pochissime vittime se la zona in cui ha luogo non è molto popolata. Giusto per fare un esempio ricordiamo tra i più recenti terremoti storici quello avvenuto nel 1957 in Alaska nelle isole Andreanof (magnitudo 8.6 Kanamori) o in Kamchatka nel 1952 (magnitudo 9 Kanamori). Entrambi gli eventi non causarono vittime, eccetto la morte di 6 mucche in Kamchatka, in quanto le zone sono scarsamente popolate. Di contro il numero di vittime del terremoto in turkmeinistan (U.R.S.S.) del 1948 (di magnitudo 7.3 Kanamori) ammontò a 110 mila e quello del 1976 in Cina (che colpì le città di Tientsin e Tangshan e di intensità pari a 8.2 gradi Kanamori) fu pari a 242 mila. In quest’ultimo caso il numero di vittime fu così elevato proprio per l’inadeguatezza delle costruzioni e la loro locazione nei pressi delle faglie o su terreni alluvionali. Il buon senso dovrebbe quindi limitare l’urbanizzazione nelle zone potenzialmente più soggette a terremoti ma questo, purtroppo, non avviene quasi mai; pertanto nel processo di urbanizzazione bisogna tenere conto del rischio sismico.

Ma cosa si intende per “rischio sismico”? Il rischio sismico è la misura dei danni che, in base al tipo di sismicità, di resistenza delle costruzioni e di antropizzazione (natura, qualità e quantità dei beni esposti), ci si può attendere in un dato intervallo di tempo a seguito di un terremoto. Esso è determinato dalla combinazione di tre fattori: pericolosità, vulnerabilità e esposizione.

  • La pericolosità sismica viene definita come la probabilità che in una data area ed in un certo intervallo di tempo si verifichi un terremoto che superi una soglia di intensità, magnitudo o accelerazione di picco (valore di accelerazione massima del suolo misurata durante un terremoto). Gli studi di pericolosità sismica sono impiegati nelle analisi territoriali e regionali finalizzate a zonazioni. In quest’ultimo caso, la valutazione della pericolosità comporta l’individuazione delle aree che, in occasione di una scossa sismica, possono essere soggette a fenomeni di amplificazione; infatti, il terremoto determina effetti diversi in funzione delle condizioni geologiche e geomorfologiche locali, fornendo utili indicazioni per la pianificazione urbanistica. In Italia il livello di pericolosità sismica è medio-alto. La sismicità della Penisola italiana è infatti legata alla sua particolare posizione geografica, perché situata nella zona di convergenza tra la placca africana e quella eurasiatica e dunque sottoposta a forti spinte compressive, che causano l’accavallamento dei blocchi di roccia. Ogni comune italiano è classificato per legge secondo la pericolosità sismica e questa classificazione si basa soprattutto sull’analisi dei terremoti del passato.Più una certa area è stata colpita da forti terremoti nel corso della sua storia e più è probabile che lo sia in futuro. Nella figura a lato le zone colorate in azzurro corrispondono alle aree meno pericolose, quelle colorate in rosso a quelle più a rischio (dove possono verificarsi terremoti distruttivi). ·         La vulnerabilità è la predisposizione di una costruzione ad essere danneggiata da una scossa sismica. Quanto più un edificio è vulnerabile (per tipologia, progettazione inadeguata, scadente qualità dei materiali e modalità di costruzione, scarsa manutenzione), tanto maggiori saranno le conseguenze che ci si deve aspettare in seguito alle oscillazioni cui la struttura sarà sottoposta. Una delle cause principali di morte delle persone durante un terremoto è infatti il crollo delle abitazioni e di altri edifici. Per ridurre le perdite di vite umane, è allora necessario rendere sicure le strutture edilizie. La valutazione sulla vulnerabilità di un edificio viene effettuata o sulla base di valutazioni di tipo statistico (classificazione degli edifici in funzione dei materiali e delle tecniche con cui sono costruiti) o meccanicistico (modelli teorici riproducono le principali caratteristiche degli edifici da valutare studiandone i danni causati da terremoti simulati). A queste valutazioni vengono poi associati i giudizi esperti, al fine di individuare i fattori che determinano il comportamento delle costruzioni e valutarne, in termini qualitativi e quantitativi, la loro influenza sulla vulnerabilità. L’Italia ha una vulnerabilità molto elevata per la notevole fragilità del suo patrimonio edilizio, nonché del sistema infrastrutturale, industriale, produttivo e delle reti dei servizi. Questo fa si che il rapporto tra i danni prodotti dai terremoti e l’energia rilasciata nel corso degli eventi sia più alto di altri Paesi a rischio come la California o il Giappone.·         L’esposizione è la maggiore o minore presenza di beni a rischio e, dunque, la conseguente possibilità di subire un danno (economico, in vite umane, ai beni culturali, ecc). In Italia tale fattore si atttesta su valori altissimi, in considerazione dell’alta densità abitativa e della presenza di un patrimonio storico, artistico e monumentale unico al mondo. Ad esempio, il terremoto del 1997 in Umbria e nelle Marche, che ha fortemente danneggiato circa 600 chiese, ha prodotto un quadro di danneggiamento (senza tetto: 32.000; danno economico: circa 10 miliardi di Euro) confrontabile con quello della California del 1989 (14.5 miliardi di $ USA), malgrado fosse caratterizzato da un’energia circa 30 volte inferiore.L’Italia è anche luogo di terremoti tra i più energetici della storia. Un grande terremoto che ha sconvolto l’Italia causando danni gravissimi è stato quello Calabro-Messinese 1908, uno degli eventi più catastrofici del XX secolo. Alle 5:21 del 28 Dicembre 1908 i sismografi registrarono un terremoto di altissima magnitudo ma le strumentazioni dell’epoca non permettevano di localizzare in quale città o regione vi fosse stato l’epicentro. A tal proposito gli addetti all’osservatorio Ximeniano (Firenze) annotarono:<<Stamani alle 5:21 negli strumenti dell’Osservatorio è incominciata una impressionante, straordinaria registrazione: “Le ampiezze dei tracciati sono state così grandi che non sono entrate nei cilindri: misurano oltre 40cm. Da qualche parte sta succedendo qualcosa di grave.>>. Il terremoto, che stava interessando l’area dello Stretto di Messina, durò 37 secondi durante i quali danneggiò in modo gravissimo le città di Messina e Reggio Calabria e i paesi ad esse vicini. Durante il sisma si generò uno tsunami le cui onde si riversarono sulle rispettive coste sicula e calabra. Le vittime furono circa 80.000 soltanto a Messina su una popolazione di circa 140.000 abitanti e soltanto il 2% degli edifici non rimase danneggiato.Tutti gli edifici del Corso Garibaldi che si estendeva da Piazza Purgatorio fin oltre piazza Ottagona furono ridotti a rovine con l’eccezione del Teatro Vittorio Emanuele, raro esempio di buona costruzione. Anche la famosa Palazzata, lunga fila di sontuosi palazzi riuniti da arcate per costruire un unico edificio che si sviluppava lungo la strada del porto, ebbe gravi crolli.Diverse porzioni dell’edificio presero fuoco o crollarono nei giorni successivi alla scossa del 28 Dicembre fino a quando fu definitivamente abbattuta.

    Anche dal lato calabro i danni furono ingenti. A Reggio Calabria le vittime furono circa 15.000 su una popolazione di 45.000 abitanti.Caserme ed ospedali subirono gravi danni, 600 le vittime del 22° fanteria dislocate nella caserma Mezzacapo, all’Ospedale civile, su 230 malati ricoverati se ne salvarono solo 29. Numerose furono le vittime anche nei paesi limitrofi come Campo Calabro, Palmi e Villa San Giovanni. Ai danni provocati dalle scosse sismiche ed a quello degli incendi si aggiunsero quelli cagionati dal maremoto le cui ondate devastanti provocarono ulteriori vittime. Secondo il sismologo Baratta (1910) gli effetti del terremoto furono così forti da spingere Giuseppe Mercalli ad aggiungere l’XI e il XII grado alla scala macrosismica da lui stesso introdotta qualche anno prima, nel 1902. Per quanto intenso fu il terremoto (che raggiunse i 7,1 gradi della scala Richter e tra XI e XII della scala Mercalli) gli enormi danni furono soprattutto conseguenza dell’inadeguatezza della maggioranza delle costruzioni dell’epoca in termini di protezione dal sisma. A tal proposito Fusakici Omori (sismologo giapponese) scrisse “ a confronto con quanto sarebbe accaduto in una città giapponese, per ogni 1000 vittime della città di Messina, 998 devono essere considerate una conseguenza della scarsa qualità delle costruzioni dal punto di vista sismico”. Bisogna però osservare anche che gli effetti del terremoto furono amplificati dai danni subiti a causa dei terremoti precedenti del 1894, 1905, 1907.

    In genere é difficile prevedere quale sia il tipo di danno che si può verificare durante un terremoto in quanto esso dipende da molteplici fattori quali il tipo di struttura dell’edificio (muratura, calcestruzzo armato, acciaio), l’età di costruzione, la configurazione della struttura, i materiali utilizzati per edificarla, le condizioni del luogo dove è stata costruita, la vicinanza con altre costruzioni ecc. Durante un terremoto infatti un edificio si può danneggiare in diversi modi e riportare danni strutturali (cioè agli elementi portanti, come pilastri, travi, setti murari) e danni non strutturali (come camini, cornicioni, tramezzi, tamponature). Se la struttura è capace di subire grandi deformazioni, potrà anche subire gravi danni, ma non crollerà. Si dice in tal caso che la struttura è duttile. Il danno degli edifici dipende poi dalla durata e dall’intensità del terremoto: più questo è forte, più tende a scuotere a lungo e più forte il terreno e, quindi, a causare danni alle strutture. Ciò che allora si può fare è di attuare delle forme di prevenzione dei disastri, ovvero attuare delle misure antisismiche. Queste prevedono che le costruzioni in genere rispettino delle norme prestabilite il cui scopo è quello di assicurare che in caso di evento sismico sia protetta la vita umana, siano limitati i danni e rimangano funzionanti le strutture essenziali agli interventi di protezione civile. In Italia, in base alla normativa sismica sugli edifici aggiornata al 25/03/03, un primo controllo è quello dei terreni di fondazione, ovvero quelli su cui vengono edificate le costruzioni terreni che, devono essere esenti da rischi di instabilità dei pendii e di cedimenti permanenti. Le strutture degli edifici, ivi compresi gli eventuali dispositivi antisismici di isolamento e/o dissipazione pur subendo danni di grave entità agli elementi strutturali e non strutturali devono poi mantenere una residua resistenza e rigidezza nei confronti delle azioni orizzontali e l’intera capacità portante nei confronti dei carichi verticali. Sulla base di tali controlli, si distinguono diversi livelli di protezione antisismica che sono differenziati in funzione dell’importanza delle costruzioni (scuole, ospedali,forze armate o protezione civile) e del loro uso. Sono così istituite diverse categorie d’importanza a ciascuna delle quali è associato un fattore d’importanza. A ogni categoria corrispondono norme tecniche più o meno stringenti che i comuni classificati come sismici devono rispettare in fase di progettazione di costruzioni nuove e di adeguamento di quelle vecchie. A volte però le speculazioni edilizie sono più forti del senso di responsabilità che dovrebbe avere chi costruisce le abitazioni. E’ in casi come questi che anche al giorno d’oggi (dove le conoscenze dell’ingegneria sismica sono molto più avanzate di un tempo) si assiste a drammatiche distruzioni come quelle del recente terremoto del 6 Aprile scorso all’Aquila che ha abbattutto moltissimi edifici, anche di nuovissima costruzione. Di contro Paesi come la Cina o il Giappone, dove forse è più forte il senso civico, hanno fatto grossi passi in avanti nell’ambito delle misure antisismiche. Nel 1556 il terremoto dello Shaanxi in Cina (uno dei più disastrosi terremoti storici mondiali) causò la morte di 850 mila persone.Allora c’era poco da fare contro i terremoti perchè non si avevano conoscenze adeguate. Oggi invece questi Paesi si sono mobilitati riuscendo a trovare soluzioni architettoniche tecnologiche. In Cina uno dei grattacieli più alti del mondo, il Taipei 101 (situato a Taiwan), include una particolare struttura sferica, gigantesca, per attenuare lo spostamento della struttura; la sfera, che occupa l’equivalente in altezza di quattro piani per un costo di 4 milioni di dollari, è in grado di ridurre gli spostamenti dell’edificio di ben 40 percento durante la il sisma[10]. In Giappone invece, le oscillazioni degli edifici vengono smorzate da cuscinetti antisismici posti alla base degli edifici, da strutture in acciaio molto più elestiche e avvolte da fibre di carbonio che aumentano la resistenza alle fratture, da porte e finestre ad architrave mobile per le escursioni da sisma e sono previsti sistemi di scale per raggiungere in fretta i piani inferiori in caso di fuga [11].Insomma uno sforzo notevole. Forse, in futuro, potremmo anche noi evitare il ripetersi di altre catastrofi ma di certo abbiamo ancora molto da imparare.

    Articolo realizzato da

    Fabio Pulvirenti e Luca Manzella.

    Bibliografia

    Gasparini P., Mantovani M.S.M. “Fisica della Terra solida”, Liguori editore

    [1] Gutenberg B., Richter C.F. “On seismic waves (third paper)” Beitr Geoph., 1936

    [2] Båth M. “Earthquake energy and magnitude” Phys. Chem. Earth, 1966

    [3] Valenzise et al., 2008  “La sorgente del terremoto del 1908 nel quadro sismotettonico dello Stretto di Messina”

    [4] http://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto

    [5] http://spazioinwind.libero.it/sismica/terremoto/terremoto.htm

    [6] http://it.wikipedia.org/wiki/Onde_sismiche

    [7] http://eduseis.na.infn.it/didattica/moduloV/strutturaterra.htm

    [8] http://www.protezionecivile.it/minisite/index.php?dir_pk=249

    [9] http://italya.net/hipparcos/TerremotoSiciliaCalabria1908.htm

    [10]http://www.tecnocino.it/foto/sfera-antisisma-taipei-101/

    [11] http://giappopazzie.blogspot.com/2009/05/sistemi-anti-sismici-giapponesi-parte.html

Masaru Emoto a Messina

Voglio segnalare un bell’articolo apparso qualche giorno fa sul giornale online messinese ilcarrettinodelleidee.com. La giornalista, Claudia Benassai, parla del recente incontro tenutosi proprio a Messina con Masaru Emoto, “ricercatore” giapponese, autore di numerosi bestseller, famoso per una fantasiosa variante della già di per se pseudoscientifica teoria della memoria dell’acqua.

Cerchi nel grano in Sicilia – La parola a Francesco Grassi

Da qualche anno anche la nostra regione è divenuta teatro del fenomeno dei crop circles, o cerchi nel grano. Ne parliamo con Francesco Grassi, socio effettivo del CICAP, circlemaker e fra i massimi esperti italiani sul tema dei cerchi nel grano.

Cosa accadrà l’ 11-11-11?

Personalmente io compirò 26,5 anni, una cosa che francamente non interessa neanche me, dato che ho smesso di contare la […]

E le stelle stanno a sbagliare: Il CICAP controlla le previsioni degli astrologi per il 2010

Da: http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=274322 Come ogni anno, dalla sua fondazione nel 1989, il CICAP ha raccolto e verificato le previsioni relative all’anno […]

Watch videos at Vodpod and more of my videos

Masaru Emoto a Messina

Voglio segnalare un bell’articolo apparso qualche giorno fa sul giornale online messinese ilcarrettinodelleidee.com. La giornalista, Claudia Benassai, parla del recente incontro tenutosi proprio a Messina con Masaru Emoto, “ricercatore” giapponese, autore di numerosi bestseller, famoso per una fantasiosa variante della già di per se pseudoscientifica teoria della memoria dell’acqua.

Cerchi nel grano in Sicilia – La parola a Francesco Grassi

Da qualche anno anche la nostra regione è divenuta teatro del fenomeno dei crop circles, o cerchi nel grano. Ne parliamo con Francesco Grassi, socio effettivo del CICAP, circlemaker e fra i massimi esperti italiani sul tema dei cerchi nel grano.

Un UFO a casa del commissario Montalbano

Uno strana luce fotografata sul mare di Punta Secca (RG), a due passi dalla casa del commissario Montalbano. E’ davvero un oggetto volante non identificato?

Il volto di Padre Pio su un muro di Pietraperzia?

Vi presentiamo il resoconto della prima indagine svolta dai nostri soci ennesi Filippo Borrello e Barbara Perna. L’oggetto di indagine […]


Google Groups
Iscriviti al NewsGroup del Cicap Sicilia
Riservato solo ai soci CICAP Sicilia
Email:
Visita il NewsGroup