Bellissimo convegno del CICAP tenutosi presso il teatro Pietro d’Abano in provincia di Padova, a cui anche il CICAP Sicilia ha voluto essere presente. Un piacevolissimo ambiente e incontri con tante persone importanti del mondo della scienza e dello spettacolo : da Piero Angela a Silvan, da Umberto Guidoni a Raul Cremona e tanti tanti altri.
Fantasma a bordo di un peschereccio?
Una storia incredibile capitò nella lontana estate del 1989 all’equipaggio di un peschereccio di Riposto (CT), il “Francesco”.
Ai primi di agosto il peschereccio, comandato da Salvatore Giamaglia, con un equipaggio di 4 uomini, attraccò nel porto cretese di Kissamos. Erano tutti in preda al terrore e dicevano di essere stati attaccati da un fantasma che aveva le fattezze di uno scheletro con lunghi capelli biondi. Il peschereccio era partito da Riposto con il solito obiettivo: catturare pescespada. L’equipaggio era formato da gente piuttosto esperta, soprattutto il comandante che aveva più di trent’anni di esperienza. Secondo la loro testimonianza tutto avrebbe avuto inizio quando uno dei componenti dell’equipaggio cominciò ad avere degli strani incubi. Poi alcuni oggetti avrebbero cominciato a volare per aria, ed infine l’apparizione del fantasma che era uno scheletro con capelli lunghi e biondi. Addirittura una cassetta con degli attrezzi sarebbe stata lanciata sulla schiena del motorista mentre lanciavano l’SOS. Le autorità portuali greche salirono a bordo del “Francesco” e trovarono tutto a soqquadro. Giamaglia e i suoi non vollero più salire sul peschereccio, e l’armatore fu costretto a chiamare un nuovo equipaggio che riportò l’imbarcazione a Riposto. Durante il tragitto di ritorno nessun fenomeno strano venne avvertito dal nuovo equipaggio, e tutto filò liscio. Qualche giorno dopo a bordo del peschereccio ci fu un altro incidente, un allagamento, e molti pensarono al ritorno del fantasma. In realtà si era trattato di una semplice dimenticanza. Fu reso noto, inoltre, che in seguito il peschereccio venne disarmato e distrutto.
Ma cosa può essere realmente accaduto? Secondo uno studioso di parapsicologia si è trattato di un fenomeno di psicocinesi causato involontariamente da uno dei membri dell’equipaggio che, avendo poteri medianici, avrebbe provocato quella che lo studioso definisce “tempesta elettromagnetica”.
Più prosaicamente credo che in realtà dietro a questo episodio ci possa essere un caso di isteria collettiva, provocata dalle allucinazioni di uno dell’equipaggio (quello che aveva gli incubi), che avrebbe contagiato anche gli altri. I marinai si sa sono persone superstiziose, quindi basta poco per provocare una sorta di suggestione collettiva. Gli oggetti sparsi un pò ovunque potrebbero essere stati gettati dagli uomini stessi ormai in preda al panico. Fra l’altro bisogna dire che il presunto fantasma fu visto solo da due uomini e non dal comandante il quale, probabilmente per non far aumentare il panico a bordo, decise di far rotta per Creta. Comunque alla fine, come in molti casi del genere, rimangono solo le supposizioni e le congetture. Quello che può essere successo realmente a bordo del “Francesco” rimane un mistero.
Tre alberi lacrimano ma non è un miracolo
La Sicilia
lunedì 12 aprile 2010
Prima Catania,
pagina 49
Tre alberi «lacrimano» ma non è un miracolo
In piazza San Marco a Librino dai fusti di tre grandi ficus, capitozzati
senza criterio un mese fa, sono sgorgate «lacrime» di acqua che hanno fatto
gridare al «miracolo» gli abitanti del quartiere. Ma, secondo gli esperti,
il liquido altro non è che la linfa che scorre all’interno della pianta, che
sgorga dai rami malamente mozzati.
Giovanna Quasimodo53
Gli alberi «lacrimano», ma non è miracolo La spiegazione
è solo frutto di una potatura selvaggia effettuata nella fase vegetativa dei
ficus
Lunedì 12 Aprile 2010
Catania (Cronaca),
pagina 53
giovanna quasimodo
Qualcuno ha gridato al miracolo, in nome della Madonna di Fatima la cui
immagine, grande e colorata, è stata distribuita in questi giorni in tanti
quartieri della città. Dunque anche a Librino.
In piazza San Marco, rarissima oasi di verde e di giochi per i ragazzi in un
quartiere trascurato come questo, ieri si è verificato un fenomeno che agli
occhi dei profani (d’altronde non tutti sono edotti di Botanica) è sembrato
quanto meno strano, se non prodigioso: dai fusti di tre grandi ficus,
brutalmente capitozzati circa un mese fa dagli operai comunali (operai, non
giardinieri!) sgorgavano «lacrime» di acqua pulita e poco resinosa.
Ad accorgersene è stato un trentottenne del luogo, per molti versi
eccezionale, il signor Nino Celso, quello che si dice una un uomo di buona
volontà, il quale è stato nominato «responsabile della piazza» dagli
abitanti della zona (l’isolato è quello contrassegnato dal civico 9 di viale
Bummacaro). Sì, perché la piazzetta San Marco, inaugurata come area
attrezzata a verde il 1° aprile scorso (ma manca ancora l’illuminazione!) è
un gioiello da tenere caro e non si può lasciare in balia dei vandali che
imperversano in lungo e in largo per tutta la città. Inoltre Celso è stato
eletto anche «successore» del defunto Giacomo Caruso, un consigliere di
quartiere che molti anni fa si è battuto per ottenere il verde nella piazza
e che quindi ha meritato una foto sul ficus accanto alla Madonnina.
Ieri mattina alle 7, dunque, il signor Nino, durante il suo solito giro di
ispezione, è rimasto attratto da questo fenomeno e man mano che il quartiere
si svegliava, in quella bella e assolata domenica di ieri, tutti andavano a
curiosare; poi si è sparsa la voce e sono stati avvertiti persino i
carabinieri, i quali hanno fatto un sopralluogo, senza riuscirsi a dare una
spiegazione.
Le gocce di liquido sono state facilmente associate alle lacrime. E le
lacrime a quell’immaginetta della Madonna che a Librino è entrata in tutte
le case: un modo indiretto che rivela il desiderio inconscio in ciascuno di
noi di ricevere attenzioni, se non da chi amministra il territorio, almeno
da «Lassù». Per tutto il giorno, perciò, nella bella piazza, affollata di
bambini che giocavano, da giovani che socializzavano e da famiglie che si
godevano il sole, c’è stato un discreto «pellegrinaggio», di curiosi,
credenti e scettici. In molti intingevano il fazzoletto nella speranza di
essere benedetti dalla buona sorte. In realtà si tratta di un fenomeno
scientifico spiegabilissimo, oseremmo dire inevitabile, quando si potano gli
alberi in fase vegetativa (cioè nel momento più sbagliato). E ha ragione la
bella signora anziana di Librino, con gli occhi chiari e i capelli bianchi,
che ieri sorrideva ironica a quanti sostenevano che si trattava di un
fenomeno paranormale. La donna, figlia di contadini, ha trascorso l’infanzia
in campagna e perciò queste cose le sa.
Gli alberi infatti – conferma il dottor Giuseppe Siracusa, studioso del
Cutgana (Centro universitario per tutela e la gestione degli ambienti
naturali e degli agroecosistemi), pompano acqua per portarla, attraverso i
vasi, dalle radici alla chioma. Una volta però che gli alberi sono stati
tagliati senza criterio e i vasi tranciati, l’acqua (che mista ai sali
minerali si trasforma in linfa) ha difficoltà a risalire e giocoforza
«straripa» attraverso i fusti, specialmente se vi si praticano dei fori
(cosa che comunque non è corretto fare).
Nessun prodigio dunque, anzi al contrario. Il vero «miracolo» però potrebbe
farlo l’anno prossimo il Comune, programmando nelle zone verdi una potatura che sia guidata da qualcuno che s’intenda di botanica.
