Mercoledi, 8 febbraio 2012 23:58

OTTAWA, CANADA (21 maggio) – A guardarlo sembra un misto tra un cinghiale e un cane, con denti aguzzi e ciuffi di peli. Qualsiasi “cosa” sia, gli esperti si stanno già scervellando su questo presunto mostro, trovato da due baby sitter in Canada, precisamente nella città di Kitchenuhmaykoosib, nello stato dell’Ontario.
Le due stavano passeggiando con i loro cani quando questi le hanno portate verso il cadavere dello strano animale che giaceva sugli scogli: le donne, dopo aver scattato alcune foto, hanno avvertito le autorità locali ma ovviamente, come in ogni mistero che si rispetti, quando sono tornate il mostro non c’era più.
Le foto sono finite sui siti internet di tutto il mondo (in Italia sul blog Mysterium), ed è già psicosi: cos’è quell’animale? E’ ancora vivo? Perché è sparito? E soprattutto, è tutto vero o le foto sono solo dei falsi, una bufala clamorosa?

http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=102981&sez=LEALTRE

In un post di Beatrice Mautino su FaceBook (riportato integralmente qui sotto) la genesi del nome “Query” e, in anteprima, l’editoriale del primo numero. Nella nuova versione della rivista la rubrica delle Lettere alla redazione, precedentemente affidata a Silvano Fuso, sarà curata da Fara Di Maio, vicepresidente del CICAP Sicilia e responsabile delle traduzioni per il CICAP nazionale.

Iniziamo dal nome. Non è semplice scegliere un nome. Un nome è un qualcosa che ti porti dietro per tutta la vita, anche se sei una rivista. Anzi, se sei una rivista il tuo nome deve voler dire qualcosa, dev’essere evocativo e non deve imbarazzare né chi va in edicola a comperarti né chi lavora per te. Per qualche tempo s’era pensato a Quirk perché “quirk” in inglese vuol dire strambo e bizzarro e poi c’era un bel riferimento a Quark, ma Lorenzo si è (giustamente) rifiutato di diventare il direttore, anzi, il “dirittiri” di Quirk. E quindi, dopo molti scambi di mail, discussioni infinite sulla scelta della lingua (italiano o inglese? Qualcuno aveva anche proposto nomi in greco e latino), del numero di parole, del messaggio che si voleva far passare, dalla mente della divagatrice – sì, la colpa è mia – è nato Query. Query che vuol dire ricerca, domanda, interrogativo, ma più che altro ricerca. In informatica una query è una ricerca in un database, magari fatta di aspettative, pregiudizi, previsioni giuste e sbagliate, ma che alla fine vengono sempre confrontati con dati e risultati. E noi siamo così. Un po’ spigolosetti come il suono di Query quando lo si sente per la prima volta. Con un grosso database a disposizione e molte ricerche ancora da fare. Abbiamo molti pregiudizi e pensiamo anche che siano giusti, per citare una nota frase del prof., ma alla fine, quel che conta è quel che esce dai dati. O almeno ci proviamo. Il resto, la scelta dei temi, l’approccio comunicativo e il progetto grafico sono arrivati di conseguenza, ma ne parleremo poi. Adesso vi incollo, in anteprima, l’editoriale del direttore che compare sul primo numero. Buona lettura.

La nuova rivista che avete per le mani viene da lontano. Nasce 22 anni fa, come foglio semiclandestino e artigianale, che aveva lo scopo di tenere in contatto quanti erano interessati alla nascita di un comitato italiano che si occupasse di paranormale e misteri con un approccio finalmente scientifico. Cresce e si sviluppa grazie all’energia e alla competenza di Massimo Polidoro, che trasforma un bollettino ad uso interno in una rivista a tutti gli effetti, Scienza&Paranormale, capace anche di generare nuove idee e pubblicazioni: i Quaderni del CICAP prima, Magia e i Quaderni di Magia poi.

Si sarebbe potuto continuare così, forse con qualche piccolo aggiustamento, ma in molti sentivamo da qualche tempo l’esigenza di un cambiamento.

Poi è arrivata l’assemblea dei soci CICAP dello scorso anno a Torino e lì è maturata l’idea di percorrere vie nuove, per provare a comunicare in maniera più efficace, aprendoci alla possibilità di venire in contatto con un pubblico più ampio. Ecco allora il nuovo nome, Query, che esprime il progetto di una rivista capace di fare domande, di seminare dubbi, ma anche di raccontare cosa vuol dire fare ricerca. Ecco la nuova grafica, con l’obiettivo di avvicinare lettrici e lettori e di incuriosirli ai contenuti degli articoli. Ecco la nuova periodicità trimestrale, per consentirci di lavorare a un prodotto di qualità, nei vincoli imposti anche dal fatto che si tratta pur sempre di un’operazione costruita sull’impegno volontario (e, lasciatemelo dire, straordinario) di persone che si dedicano con passione e intelligenza a un progetto culturale. Ora che siamo arrivati in porto il giudizio è nella mani di voi che leggete. Ci sono ancora tante cose che possono essere migliorate e magari anche veri e propri errori, ed è giusto che quel senso critico che richiamiamo sempre sia rivolto in primo luogo verso il nostro stesso lavoro.

Se però, come spero, questa rivista vi piacerà, allora aiutateci a farla conoscere: parlatene, mostratela ad amici, colleghi di studio e di lavoro, insomma fatela girare, perché solo in questo modo comincerà a vivere pienamente.

Lorenzo Montali

Dopo una lunga attesa, in massima parte causata da problemi burocratici (per averne un’idea leggete questo post tratto dal blog della collaboratrice Beatrice Mautino) è finalmente pronta la nuova rivista del CICAP. Dopo 18 anni e 88 numeri, Scienza&Paranormale è andata in pensione, per lasciare spazio a “Query”. Il sottotitolo della rivista, “la scienza indaga i mysteri”, illustra in maniera sintetica ma completa le finalità del Comitato: come afferma Massimo Polidoro, una pubblicazione per chi vuole capire e non per chi vuole credere. In questa pagina del sito www.cicap.org potete leggere un ampio resoconto dei contenuti del primo numero, e il programma per il futuro. La rivista può essere ricevuta iscrivendosi al CICAP (sul sito tutti i dettagli per l’adesione) oppure acquistata nelle Librerie Feltrinelli. Buona lettura!

Negli anni sessanta del XX secolo un giovane di Citta di Castello si era recato ad uno spettacolo cinematografico a Sansepolcro e verso la mezzanotte con la sua auto stava tornando a casa. Superato il paese di San Giustino, subito dopo un cavalcavia, intravide al chiaro di luna, ferma sul margine della strada una <<meravigliosa ragazza sui vent’anni>> dal volto angelico e vestita con un abito bianco <<come da sera>>.
Con un gesto la strana creatura gli fece capire di fermarsi perché voleva un passaggio fino a poco più avanti. Il giovane accondiscese e la fece sedere accanto a lui. Fu allora che si accorse che la veste indossata dalla ragazza era leggerissima <<come se fosse stata di seta>>, che il volto di lei era eccessivamente pallido e che aveva anche un velo attorno al collo. Fu inoltre meravigliato per un certo odore <<come di stantio>> che emanava dal corpo della creatura. I due si scambiarono poche parole, ma sufficienti per far conoscere all’autista il nome, il cognome e l’indirizzo di lei. Fra l’altro egli poté anche sapere che era stata ad una festa da ballo. Poco dopo la ragazza discese dall’auto, proprio nelle immediate vicinanze del cimitero di Lama, una borgata della valle. Solo a Città di Castello il giovane si accorse che nell’auto era rimasto il velo della strana creatura e allora pensò di recapitarglielo all’indirizzo che aveva detto. Fu accolto da un’anziana signora e proprio nel salotto riconobbe in una foto il volto della giovane. Udito il racconto, la signora, che era madre di lei, fu colta da un malore e quando si riebbe disse che sua figlia era morta da tre anni e che era seppellita nel cimitero di Lama.

Nell’autunno del 1976 due ragazze a bordo di una “500”, attraversavano il ponte sul fiume situato nella località di Pontelagoscuro. Esse provenivano dal Veneto, dirette a Ferrara, quando a pochi metri dal ponte, vedono una donna vestita di nero che fa l’autostop. Si fermano per far salire l’anziana donna e subito quest’ultima inizia una conversazione sibillina. “Dopo domani una scossa di terremoto romperà gli argini e l’acqua inonderà le terre al di qua e al di là del Po”. Detto questo la vecchietta svanisce nel nulla lasciando comprensibilmente spaventate le ragazze che, dopo essersi riprese, si recano verso Ferrara e denunciano tutto alla polizia.

Milazzo luglio 1987. Un giovane si sta recando presso un ristorante quando incontra una ragazza alta e slanciata. Decide di accompagnarla a casa e, vedendola tremare, le offre la sua giacca. Arrivati in una frazione di Milazzo lei scende e lui dice: “Tienila pure la giacca, domani passerò a riprenderla”. La ragazza annuisce, ringrazia, entra nella sua abitazione; lui è contento, ha anche la scusa per rivederla, memorizza bene il posto, torna tranquillamente a casa. L’indomani in pieno giorno si reca sul luogo e suona all’abitazione; gli apre una signora un po’ avanti negli anni e lui le racconta di aver accompagnato la sera prima una ragazza che era entrata in quella casa. La signora però nega categoricamente che ci sia alcuna ragazza che abiti da lei. Il giovane insiste e poco dopo gli occhi vanno ad un portafotografie collocato su un mobile ed egli vi riconosce la foto della ragazza. “E’ lei, eccola!” – esclama. A questo punto il volto della signora si fa scuro, le parole escono appena e qualche singhiozzo echeggia nella stanza. “Quella è mia figlia, sì” – dice la donna – “ma è morta tre anni fa!”. Il ragazzo rimane di stucco, mentre la signora, pensando ancora una volta di non essere creduta, lo invita ad andare con lei al cimitero: lui, come un automa, la segue rendendosi conto che in effetti quello che aveva detto la donna è vero.

Esistono centinaia di versioni di queste storie. Bisogna dire che la prima e la terza storia sono apparse anche sui giornali all’epoca, ma non si è mai avuta la certezza della effettiva esistenza dei protagonisti che avrebbero incontrato quelli che poi si sono rivelati fantasmi. Considerando la difficoltà a risalire ai testimoni e le somiglianze delle varie storie, non si fa fatica a considerarle leggende metropolitane. Il racconto della vecchietta fantasma che avverte l’arrivo di sciagure imminenti, circola spesso nei posti teatro di tragici eventi. Storie del genere sono state segnalate anche durante i giorni del terremoto dell’Irpinia del 1980, o in Sicilia sul finire degli anni ‘70. Esiste anche una versione tedesca. Uno studioso si informò con la polizia di Ferrara ma non risultava alcuna denuncia. Alcuni agenti dichiararono di aver sentito la storia anche nei paesi vicini. Anche in questo caso quindi il sospetto è più che legittimo.

A partire dalla metà degli anni ’90 del secolo appena passato, abbiamo avuto una vera e propria esplosione nelle edicole di riviste che trattavano l’argomento del paranormale e del mistero in generale. Ovviamente quasi tutte queste riviste facevano leva sul sensazionalismo a buon mercato, su notizie clamorose e mai verificate, strizzando l’occhio a chi si avvicinava per dare una sbirciatina, con copertine particolari e titoli ad effetto. Molte di queste riviste cavalcarono probabilmente l’onda della curiosità ed entusiasmo che in quel periodo aveva generato il famoso caso del “filmato dell’autopsia dell’alieno”, del documentarista Ray Santilli. Infatti, una volta finito il clamore su questo caso, molte di queste riviste cominciarono a sparire dalla circolazione. In quel periodo acquistavo regolarmente la rivista “I misteri”, delle edizioni Cioè, che usciva mensilmente (anche se negli anni seguenti iniziò poi a perdere colpi diventando anche bimestrale). Rispetto alle altre riviste, I misteri si elevava qualitativamente per la linea editoriale che presentava i fatti senza preferire un’ipotesi in particolare. Ovviamente, per ragioni commerciali, dava comunque spazio a titoli ad effetto. Questo mio giudizio cambiò quando acquistai il n. 27 (agosto 1998). All’interno c’era un articolo, “Le case più stregate d’Italia”, scritto da una certa Giulia Busoni, che raccontava ad esempio di un caso di pareti sanguinanti avvenuto a Genova, o un caso di infestazione che avrebbe visto per protagonisti personaggi noti della televisione, ecc. L’autrice dell’articolo spiegava che aveva saputo di questa storie da un sacerdote, Don Nikita Lombardi, “esperto” di fantasmi. L’articolo era corredato dalla foto di questo presunto sacerdote (un giovane sui 25-30 anni, nell’atto di benedire). Più leggevo l’articolo e più non potevo evitare di pensare che queste cose le avevo già lette da qualche altra parte. Dopo poco tempo mi sono ricordato che queste storie le avevo in effetti lette su un libro scritto da Charles Berlitz (l’autore di un libro diventato best seller sul triangolo delle Bermuda). Il testo è “Il libro dei fatti incredibili ma veri” (in inglese World of strange phenomena), pubblicato nel 1988 e poi stampato in Italia da Euroclub negli anni seguenti. In effetti ci sono due capitoli, “Le pareti sanguinanti” e “Ricchi, famosi, e…..” che sono praticamente uguali all’articolo che c’era sulla rivista. In pratica l’autrice ha ricopiato quasi interamente ciò che c’era scritto in quel testo, cambiando i nomi dei presunti protagonisti. Addirittura per quanto riguarda quei personaggi celebri coinvolti in un presunto caso di infestazione, la Busoni faceva capire che poteva trattarsi di Giorgio Mastrotta e la moglie (del periodo) Natalia Estrada! Ovviamente scrissi al direttore del mensile senza però ricevere risposta. Da allora non ho più acquistato la rivista (che ancora continua ad uscire nelle edicole ma con altro nome). Non è finita qui, perché nel 2005 mi trovavo (era periodo di carnevale) all’interno di un ipermercato della mia città e, mentre guardavo distrattamente alcuni vestiti carnevaleschi, ne ho notato uno da sacerdote con la foto di un modello che indossava l’abito. Era la stessa foto pubblicata a corredo di quell’articolo che, secondo l’autrice, doveva essere quel Don Nikita Lombardi! Chissà, si sarà piaciuto come è venuto nella foto e magari avrà intrapreso la carriera di indossatore!

Giudicate voi:

dal libro di Charles Berlitz “Il libro dei fatti incredibili ma veri”, 1988, capitolo “Le pareti sanguinanti”, pp. 24-25

Gli agenti della squadra omicidi di Atlanta sono abituati alla vista del sangue. Il sangue nasce dalla particolare violenza del luogo, da persone uccise a colpi di arma da fuoco, a coltellate o a forza di percosse. Ma quei poliziotti non erano preparati alla vista di sangue <<in assenza>> di un cadavere, soprattutto di sangue che scaturiva dalle pareti e creava pozzanghere sul pavimento della casa di un’anziana coppia di coniugi georgiani, William e Minnie Winston, rispettivamente di settantanove e settantasette anni.
Minnie Winston notò prima il sangue che sprizzava dal pavimento della stanza da bagno <<come se venisse da un annaffiatoio>> quando, un giorno di settembre 1987, entrò per fare il bagno in quella stanza della casa di mattoni con tre camere da letto, dove abitava con un suo marito da ventidue anni. Il 9 settembre, poco dopo mezzanotte, quando i due coniugi trovarono altro sangue che gocciolava dalle pareti e imperlava il pavimento delle stanze, telefonarono alla polizia.
<<Io non sanguino>>, precisò William Winston, e <<nemmeno mia moglie. E qui viviamo noi due.>> Quella sera Winston era andato a letto verso le 21.30, dopo aver chiuso le porte e aver messo in funzione il sistema di allarme. Né lui né sua moglie avevano sentito rumori sospetti, e il sistema di allarme era sempre rimasto attivo.
Steve Cartwright, agente della squadra omicidi di Atalanta, ammise che la polizia aveva trovato <<una grande quantità di sangue>> spruzzato in tutta la casa, ma non vide nessun corpo, di animale o essere umano, che potesse spiegarne l’origine. Il giorno dopo il laboratorio della scientifica dello stato della Georgia confermò che il sangue era umano.
Cal Jackson, il portavoce della polizia di Atalanta, dichiarò che il dipartimento considerava l’episodio <<una circostanza insolita poiché non disponiamo di un cadavere o di un motivo che spieghi la presenza di tanto sangue>>.

Dal mensile “I Misteri” Anno IV n. 27 – 1998 (agosto)
Le case più stregate d’Italia di Giulia Busoni
pp. 14-17

Le pareti sanguinanti pag. 15

Gli agenti della squadra omicidi di Genova sono abituati alla vista del sangue (non scordiamoci che è di Genova il “serial killer” italiano Numero Uno, Donato Bilancia); ogni giorno hanno a che fare con persone uccise a colpi d’arma da fuoco, a coltellate o a forza di percosse. Ma quei poliziotti non erano preparati alla vista di sangue <<in assenza>> di un cadavere, soprattutto di sangue che scaturiva dalle pareti e creava pozzanghere sul pavimento della casa di un’anziana coppia di coniugi, Silvia e Dario Balboni, rispettivamente di settantanove e settantasette anni.
Silvia Balboni notò prima il sangue che sprizzava dal pavimento della stanza da bagno <<come se venisse da un annaffiatoio>> quando, un giorno di settembre 1987, entrò in quel locale della sua casa vicino al porto, dove abitava da ventidue anni. Il 9 settembre, poco dopo mezzanotte, quando i due coniugi trovarono altro sangue che gocciolava dalle pareti e imperlava il pavimento delle stanze, telefonarono alla polizia.
<<Io non sanguino>>, precisò Dario Balboni, e <<nemmeno mia moglie. E qui viviamo soltanto noi due.>> Quella sera Dario era andato a letto verso le 21.30, dopo aver chiuso le porte e aver messo in funzione il sistema di allarme. Né lui né sua moglie avevano sentito rumori sospetti, e il sistema di allarme era sempre rimasto attivo.
Paolo Di Brosio, agente della squadra mobile di Genova, ammise che la polizia aveva trovato <<una grande quantità di sangue>> spruzzato in tutta la casa, ma non vide nessun corpo, di animale o essere umano, che potesse spiegarne l’origine. Il giorno dopo la scientifica confermò che il sangue era umano.
Un portavoce della polizia di Genova, dichiarò allora che il dipartimento considerava l’episodio <<una circostanza insolita poiché non disponiamo di un cadavere o di un motivo che spieghi la presenza di tanto sangue>>.

Chissà se la carriera giornalistica di Giulia Busoni ha avuto una “svolta” dopo la mia segnalazione (considerando però l’andazzo di certe riviste non credo proprio).
Probabilmente Silvia e Dario Balboni non esistono (e se si non credo sappiano di questa storia), così come c’è il dubbio sull’effettiva esistenza dell’agente di polizia Paolo Di Brusio, in servizio a Genova alla fine degli anni ’80.

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