La “serietà” di certe riviste del paranormale e misteri vari

A partire dalla metà degli anni ’90 del secolo appena passato, abbiamo avuto una vera e propria esplosione nelle edicole di riviste che trattavano l’argomento del paranormale e del mistero in generale. Ovviamente quasi tutte queste riviste facevano leva sul sensazionalismo a buon mercato, su notizie clamorose e mai verificate, strizzando l’occhio a chi si avvicinava per dare una sbirciatina, con copertine particolari e titoli ad effetto. Molte di queste riviste cavalcarono probabilmente l’onda della curiosità ed entusiasmo che in quel periodo aveva generato il famoso caso del “filmato dell’autopsia dell’alieno”, del documentarista Ray Santilli. Infatti, una volta finito il clamore su questo caso, molte di queste riviste cominciarono a sparire dalla circolazione. In quel periodo acquistavo regolarmente la rivista “I misteri”, delle edizioni Cioè, che usciva mensilmente (anche se negli anni seguenti iniziò poi a perdere colpi diventando anche bimestrale). Rispetto alle altre riviste, I misteri si elevava qualitativamente per la linea editoriale che presentava i fatti senza preferire un’ipotesi in particolare. Ovviamente, per ragioni commerciali, dava comunque spazio a titoli ad effetto. Questo mio giudizio cambiò quando acquistai il n. 27 (agosto 1998). All’interno c’era un articolo, “Le case più stregate d’Italia”, scritto da una certa Giulia Busoni, che raccontava ad esempio di un caso di pareti sanguinanti avvenuto a Genova, o un caso di infestazione che avrebbe visto per protagonisti personaggi noti della televisione, ecc. L’autrice dell’articolo spiegava che aveva saputo di questa storie da un sacerdote, Don Nikita Lombardi, “esperto” di fantasmi. L’articolo era corredato dalla foto di questo presunto sacerdote (un giovane sui 25-30 anni, nell’atto di benedire). Più leggevo l’articolo e più non potevo evitare di pensare che queste cose le avevo già lette da qualche altra parte. Dopo poco tempo mi sono ricordato che queste storie le avevo in effetti lette su un libro scritto da Charles Berlitz (l’autore di un libro diventato best seller sul triangolo delle Bermuda). Il testo è “Il libro dei fatti incredibili ma veri” (in inglese World of strange phenomena), pubblicato nel 1988 e poi stampato in Italia da Euroclub negli anni seguenti. In effetti ci sono due capitoli, “Le pareti sanguinanti” e “Ricchi, famosi, e…..” che sono praticamente uguali all’articolo che c’era sulla rivista. In pratica l’autrice ha ricopiato quasi interamente ciò che c’era scritto in quel testo, cambiando i nomi dei presunti protagonisti. Addirittura per quanto riguarda quei personaggi celebri coinvolti in un presunto caso di infestazione, la Busoni faceva capire che poteva trattarsi di Giorgio Mastrotta e la moglie (del periodo) Natalia Estrada! Ovviamente scrissi al direttore del mensile senza però ricevere risposta. Da allora non ho più acquistato la rivista (che ancora continua ad uscire nelle edicole ma con altro nome). Non è finita qui, perché nel 2005 mi trovavo (era periodo di carnevale) all’interno di un ipermercato della mia città e, mentre guardavo distrattamente alcuni vestiti carnevaleschi, ne ho notato uno da sacerdote con la foto di un modello che indossava l’abito. Era la stessa foto pubblicata a corredo di quell’articolo che, secondo l’autrice, doveva essere quel Don Nikita Lombardi! Chissà, si sarà piaciuto come è venuto nella foto e magari avrà intrapreso la carriera di indossatore!

Giudicate voi:

dal libro di Charles Berlitz “Il libro dei fatti incredibili ma veri”, 1988, capitolo “Le pareti sanguinanti”, pp. 24-25

Gli agenti della squadra omicidi di Atlanta sono abituati alla vista del sangue. Il sangue nasce dalla particolare violenza del luogo, da persone uccise a colpi di arma da fuoco, a coltellate o a forza di percosse. Ma quei poliziotti non erano preparati alla vista di sangue <<in assenza>> di un cadavere, soprattutto di sangue che scaturiva dalle pareti e creava pozzanghere sul pavimento della casa di un’anziana coppia di coniugi georgiani, William e Minnie Winston, rispettivamente di settantanove e settantasette anni. Minnie Winston notò prima il sangue che sprizzava dal pavimento della stanza da bagno <<come se venisse da un annaffiatoio>> quando, un giorno di settembre 1987, entrò per fare il bagno in quella stanza della casa di mattoni con tre camere da letto, dove abitava con un suo marito da ventidue anni. Il 9 settembre, poco dopo mezzanotte, quando i due coniugi trovarono altro sangue che gocciolava dalle pareti e imperlava il pavimento delle stanze, telefonarono alla polizia. <<Io non sanguino>>, precisò William Winston, e <<nemmeno mia moglie. E qui viviamo noi due.>> Quella sera Winston era andato a letto verso le 21.30, dopo aver chiuso le porte e aver messo in funzione il sistema di allarme. Né lui né sua moglie avevano sentito rumori sospetti, e il sistema di allarme era sempre rimasto attivo. Steve Cartwright, agente della squadra omicidi di Atalanta, ammise che la polizia aveva trovato <<una grande quantità di sangue>> spruzzato in tutta la casa, ma non vide nessun corpo, di animale o essere umano, che potesse spiegarne l’origine. Il giorno dopo il laboratorio della scientifica dello stato della Georgia confermò che il sangue era umano. Cal Jackson, il portavoce della polizia di Atalanta, dichiarò che il dipartimento considerava l’episodio <<una circostanza insolita poiché non disponiamo di un cadavere o di un motivo che spieghi la presenza di tanto sangue>>.

Dal mensile “I Misteri” Anno IV n. 27 – 1998 (agosto) Le case più stregate d’Italia di Giulia Busoni pp. 14-17

Le pareti sanguinanti pag. 15

Gli agenti della squadra omicidi di Genova sono abituati alla vista del sangue (non scordiamoci che è di Genova il “serial killer” italiano Numero Uno, Donato Bilancia); ogni giorno hanno a che fare con persone uccise a colpi d’arma da fuoco, a coltellate o a forza di percosse. Ma quei poliziotti non erano preparati alla vista di sangue <<in assenza>> di un cadavere, soprattutto di sangue che scaturiva dalle pareti e creava pozzanghere sul pavimento della casa di un’anziana coppia di coniugi, Silvia e Dario Balboni, rispettivamente di settantanove e settantasette anni. Silvia Balboni notò prima il sangue che sprizzava dal pavimento della stanza da bagno <<come se venisse da un annaffiatoio>> quando, un giorno di settembre 1987, entrò in quel locale della sua casa vicino al porto, dove abitava da ventidue anni. Il 9 settembre, poco dopo mezzanotte, quando i due coniugi trovarono altro sangue che gocciolava dalle pareti e imperlava il pavimento delle stanze, telefonarono alla polizia. <<Io non sanguino>>, precisò Dario Balboni, e <<nemmeno mia moglie. E qui viviamo soltanto noi due.>> Quella sera Dario era andato a letto verso le 21.30, dopo aver chiuso le porte e aver messo in funzione il sistema di allarme. Né lui né sua moglie avevano sentito rumori sospetti, e il sistema di allarme era sempre rimasto attivo. Paolo Di Brosio, agente della squadra mobile di Genova, ammise che la polizia aveva trovato <<una grande quantità di sangue>> spruzzato in tutta la casa, ma non vide nessun corpo, di animale o essere umano, che potesse spiegarne l’origine. Il giorno dopo la scientifica confermò che il sangue era umano. Un portavoce della polizia di Genova, dichiarò allora che il dipartimento considerava l’episodio <<una circostanza insolita poiché non disponiamo di un cadavere o di un motivo che spieghi la presenza di tanto sangue>>.

Chissà se la carriera giornalistica di Giulia Busoni ha avuto una “svolta” dopo la mia segnalazione (considerando però l’andazzo di certe riviste non credo proprio). Probabilmente Silvia e Dario Balboni non esistono (e se si non credo sappiano di questa storia), così come c’è il dubbio sull’effettiva esistenza dell’agente di polizia Paolo Di Brusio, in servizio a Genova alla fine degli anni ’80.