Mercoledi, 22 febbraio 2012 20:54

Aggiornamenti

2. La soluzione?

Quella che però sembra essere l’ultima parola l’ho trovata proprio in questi giorni (giugno 2010) e sempre in rete. Alla pagina http://www.paranormalunited.com/paranormal-news/wem-ghost-picture-mystery-resolved/ leggiamo un articolo originariamente apparso su The Telegraph il 18 maggio 2010 (traduco il testo integrale in inglese):

Un mistero aleggia attorno ad una fotografia che risale a 15 anni fa, uno scatto in cui si è presumibilmente catturato il fantasma di una ragazzina ferma in piedi al centro di un inferno di fuoco: è stato risolto grazie ad un ricercatore che ha scoperto che l’immagine della ragazzina è stata copiata da una cartolina antica.

 

  

La cartolina ritrae una scena ripresa in strada; l’immagine fu realizzata negli anni ’20 proprio a Wem, Shropshire, da M. Audin-Wood.

Ma Brian Lear, 77 anni e occhio di lince, ha finalmente messo la parola fine al mistero, dopo aver notato una sbalorditiva somiglianza tra la spettrale istantanea e la ragazzina ritratta in una cartolina pubblicata dal suo giornale locale. La cartolina è apparsa nella rubrica “Past” (Passato) dello Shropshire Star, e mostra appunto un’immagine di Wem com’era nel 1922.

 

Una ragazzina in piedi sulla soglia di un negozio alla sinistra dell’immagine ha un’incredibile somiglianza con il Fantasma di Wem.

Mr Lear, meccanico in pensione e autista di taxi, originario di Shrewsbury, Shropshire, ha affermato: “E’ interessante comparare le due fotografie. Sono rimasto fortemente impressionato nel notare l’assoluta rassomiglianza con la bambina presentata come il Fantasma di Wem. L’abito e la cuffietta sono identici.”

Al Fantasma di Wem fu perfino dedicata una targa posta nel municipio ricostruito, e Wem è stata brevemente ribattezzata “Ghost Town” (La città dei fantasmi), attraendo centinaia di turisti ogni anno.

Anche questi aggiornamenti sono stati pubblicati nel blog, ma non hanno completamente convinto i lettori. Ho quindi proseguito le ricerche.

Ho trovato un ulteriore close-up in cui il viso della bambina è molto ben definito, e apparentemente identico a quello del presunto fantasma.

 

La foto è contenuta nel sito dello Shropshire Star, a questo indirizzo: http://www.shropshirestar.com/news/2010/05/17/does-postcard-solve-ghost-riddle/

Tutti i dettagli sembrano combaciare, ma ho voluto personalmente fare una semplice prova con un programma di fotoritocco, sovrapponendo questa foto a quella del fantasma nel fuoco. Il risultato, nel quale non è possibile trovare un solo particolare fuori luogo, è questo:

Anche il sito del Daily Mail (http://www.dailymail.co.uk/news/article-1279329/Wem-ghost-picture-mystery-resolved-eagled-eyed-pensioner.html) ha pubblicato una propria interpretazione del ritrovamento. L’articolo ci fornisce innanzi tutto delle ulteriori informazioni su Mr Tony O’Rahilly, che morì nel 2005 a seguito di un attacco di cuore. Peggy Carson, assessore locale che lo conosceva personalmente, dichiara che lo stress causato dall’interesse dimostrato dal mondo nei confronti della sua fotografia ha contribuito al decesso. Uno storico locale, Tom Edwards, afferma che “[O’Rahilly] ha sempre sostenuto che la foto fosse originale, e io gli ho sempre creduto”.

In questa pagina possiamo trovare addirittura una descrizione della tecnica che sarebbe stata utilizzata durante le seances in epoca edoardiana (1901/1910), la stessa che secondo un esperto sarebbe stata impiegata dall’autore della foto del fantasma.

Ecco di seguito il testo, tradotto dall’originale:

Esperti di fotografia hanno ipotizzato che l’immagine spiritica fosse un trucco di luci causato dal fuoco. Comunque, Greg Hobson, curatore delle fotografie al National Media Museum di Bradford, ha dichiarato: “La cartolina ci offre una prova decisamente conclusiva a favore dell’ipotesi che si sia trattato di una burla. Penso che si possa affermare che il mistero è stato risolto”.

Mr Hobson ha affermato che la tecnica utilizzata per produrre la foto alterata era probabilmente simile a quella utilizzata dai medium di epoca edoardiana, che facevano credere alle persone che li consultavano di essere in grado di eseguire fotografie degli spiriti assieme ai loro parenti, gli stessi che ai medium si rivolgevano. In questo modo potevano aumentare la propria credibilità.

Come prima cosa, il medium chiedeva una fotografia della persona deceduta, poi si recava in una stanza adiacente e la fotografava. Quando il cliente ritornava per un’ulteriore consultazione, l’immagine era già parzialmente esposta su di una lastra di vetro.

Durante la sessione, veniva eseguita un’altra fotografia del cliente, esponendola sulla stessa lastra; in questo modo si formava un’immagine che apparentemente mostrava lo spirito del caro estinto che veniva a far visita al proprio parente nel corso della seduta.

I lettori del giornale hanno inviato numerosi commenti, la maggior parte dei quali esprime dubbi sulla corrispondenza delle due immagini.

Anche in altri siti e forum si leggono pareri contrastanti. Molti sostengono che l’abbigliamento della bambina non sia dell’epoca in cui è stata scattata la fotografia, insinuando che magari anche quella è un’immagine spiritica di Jane Churm. Un confronto con le altre ragazzine presenti nella foto però dovrebbe dissipare il dubbio.

In particolare, il gruppo Facebook Spirit Sisters, alla pagina http://www.facebook.com/pages/Spirit-Sisters/68704847165, sostiene che l’immagine della bambina nella cartolina sia troppo grande rispetto al resto delle persone. Anche se a notarlo sembra effettivamente vero, a me personalmente pare che l’effetto sia dovuto forse solo al confronto visivo (che salta subito all’occhio) con la figura maschile che procede sulla sinistra, dando le spalle alla bambina. Istintivamente, viene da ritenerla quella di un uomo (che quindi dovrebbe essere molto più alto della bimba), ma a ben riflettere si tratta con tutta probabilità di un ragazzino, vestito da adulto secondo la foggia dell’epoca, oppure di un adulto di piccole dimensioni. Se la si raffronta con le ruote del carretto e con le altre bambine più lontane sulla destra, invece, e anche con la finestra, le proporzioni risultano normali. Inoltre, diamo per scontato che sia una bambina partendo dai tratti somatici delicati e -forse- dalla mancanza di forme femminili adulte (in particolare il seno). Nulla vieta però che si tratti di una giovanetta o di una giovane donna.

Anche nel forum ospitato dal sito della James Randi Foundation si è tenuta un’interessante discussione, e un partecipante ha anche realizzato una sorta di animazione che sovrappone le due immagini (http://forums.randi.org/showthread.php?t=175881).

Nessun mistero invece pare avvolgere la cartolina originale, di cui sappiamo praticamente tutto.

(Chi lo desidera può tra l’altro acquistare una copia del libro che la contiene, seguendo questo link: http://www.amazon.co.uk/Shropshire-Postcards-Past-Telford-Around/dp/1859835201)

La fotografia fu ripresa nel 1920 (secondo alcuni nel 1922) da un certo M. Audin-Wood, e la cartolina fu pubblicata da F. Hiden, Wem. La cartolina è stata prestata allo Shropshire Star da Ray Farlow, collezionista di Bridgnorth, che rivende, anche, il proprio materiale.

Il messaggio sul retro della cartolina, così come riportato dal sito www.paranormalunited.com,  era:

“11.9.22 Dear Shie (?? difficult to read), This will give you some idea of the quaintness of Wem. There are heaps of ideal places to be snapped, but the sun is not too obliging. We are leaving this afternoon for the ‘Grange’. George’s sister telephoned me this morning. Love to all. Reg.’ 

(“11.9.22 Cara Shie (il nome è difficile da decifrare), Questa ti darà un’idea di quanto sia antiquata Wem. Ci sono un mucchio di posti ideali da fotografare, ma il sole non ci aiuta. Partiamo questo pomeriggio per “The Grange”. La sorella di George mi ha telefonato questa mattina. Con affetto a voi tutti, Reg”.

La cartolina fu spedita a Miss Sewell, il cui indirizzo (anch’esso difficile da decifrare) era probabilmente 89 Maring Road, Tooting Common, London.

Il commento del mittente sull’arretratezza di Wem potrebbe fornire una spiegazione all’abbigliamento delle bambine, che magari, in quel contesto rurale isolato, indossavano abiti ormai fuori moda per un evoluto visitatore londinese.

Non possiamo poi fare a meno di notare la data in cui la cartolina fu spedita da Reg a Shie: 11 settembre 1922. Ce n’è abbastanza per creare un altro “caso”!

Il ritrovamento della cartolina, comunque, mette molto probabilmente la parola “fine” al viaggio nel tempo di Jane Churm, che –posto che sia realmente esistita, così come sembra documentato dagli archivi storici della città- probabilmente è perita davvero nell’incendio del 1677, ed è riuscita a rivivere. Non in veste di fantasma, ma come protagonista di una vicenda che – quasi cinque secoli dopo- ha coinvolto decine di studiosi e persone comuni, tra i quali annoveriamo anche noi stessi.

Un’interpretazione scettica

Un’interessante discussione scettica sull’argomento si può leggere qui:
http://www.wisewords.demon.co.uk/shropshire/ghost.html
e la riporto tradotta di seguito.

– Questa è un’analisi scettica della foto del fantasma apparso durante l’incendio di Wem e fotografato da Tony O’Rahilly.

L’autore, Richard Burnham, è uno specialista in documentazione scientifica e uno scienziato egli stesso. Il testo si trova in un sito dedicato alle contee dello Shropshire e dello Shrewsbury da lui curato.

Background storico

Wem è una tranquilla cittadina del nord dello Shropshire. Nel 1995 la vecchia Town Hall, costruita nel 1905, fu distrutta dal fuoco. Tony O’Rahilly, un residente locale, aveva la propria macchina fotografica a portata di mano e catturò la figura di una ragazzina in piedi sulla cima delle scale antincendio. La bambina non compare in nessun’altra fotografia. Da allora la foto è stata ripubblicata innumerevoli volte.

Alcuni collegano questa apparizione con il grande incendio che distrusse le antiche case in quercia di Wem nel 1677. Il fuoco fu, secondo la leggenda, causato dalla negligenza di una bambina che teneva una candela. Dopo l’incendio, la città fu ricostruita in mattoni, ma aveva perso ormai molti abitanti e molta importanza.

La discussione

Prima di cominciare, lasciate che vi dia alcune possibili scappatoie dalle mie altrimenti totalmente convincenti argomentazioni:

  • Non ho visto il negativo ne’ il positivo di questa foto. Comunque, le immagini jpg erano in buona risoluzione
  • Non ero presente all’incendio e non ricordo come fosse la scala antincendio della Town Hall prima dell’incendio
  • Si può sempre sostenere che i fantasmi hanno proprietà uniche che rendono nulle tutte le mie obiezioni, ma in questo caso non ha senso discutere.

Lasciatemi ora dire che, nel mondo delle foto di fantasmi, questa è abbastanza buona. La figura salta fuori subito, e non ci vogliono grandi salti di immaginazione per vederla. … Inoltre non è un falso sfacciato, come l’incompetente autopsia dell’ “alieno di Roswell” o le fatine che ingannarono Sir Arthur Conan Doyle.

Trattiamo quindi la figura come se fosse reale, e vediamo cosa possiamo dedurre dall’osservazione ravvicinata dell’immagine rappresentata. E’ stata interpretata come quella di una giovanetta con lunghi capelli scuri, in piedi sulle scale antincendio, vestita con quello che pare essere un ampio abito bianco o una camicia da notte e un berrettino bianco (non ho chiara nella mente la tipologia degli abiti, e non so come li definirebbero gli esperti di abbigliamento indossato nel 17.mo secolo).

La prima cosa da osservare è il corpo sotto la cima della ringhiera. Nella foto è un’area grigiastra, che diviene più bianca verso il fondo dell’immagine. Non c’è un profilo dell’abito. Quel che dà l’impressione di un corpo è l’estremità destra della banda scura orizzontale che passa all’incirca all’altezza dei fianchi. Sembra una cintura oppure una fascia indossata attorno al corpo, anche se lo ritengo un accessorio inappropriato dato il tipo di vestito. La fascia serve comunque a livello visuale per creare l’impressione della vita e dei fianchi. Senza di essa, la testa sembrerebbe semplicemente sospesa sopra le inferriate.

Osservate il lato destro della figura (a sinistra di chi guarda). L’area scura sembra essere una porta parzialmente aperta o, meno probabilmente, lo spessore di un muro. Il suo bordo destro coincide con una delle inferriate verticali. Non c’è traccia dell’abito o di un braccio destro alla sinistra della ringhiera, come ci si potrebbe aspettare data l’ampiezza della figura. L’area scura taglia nettamente l’abito; in altre parole, la figura è in piedi dietro la porta o il muro, e non sulla scala antincendio vera e propria.

Guardate ora la striscia scura orizzontale, la cintura o la fascia di cui dicevamo prima. Continua piuttosto chiaramente nell’area scura della porta o del muro. Non è parte della figura, se la figura è dietro il vano della porta. Adesso, ciò è perfettamente possibile, ma è doppiamente significativo: sia perchè la “fascia” è l’unico elemento della foto che crea l’impressione di un corpo (come abbiamo già detto), sia perché deve essere un qualche detrito che cade o fluttua, e mette in evidenza come tali materiali possano volare durante un incendio. Parleremo ancora di questo più avanti.

La testa è visibile meglio nell’ingrandimento. La definizione del volto risiede nelle ombre dei lineamenti e nei capelli. Ma parte di questi capelli e di queste ombre nella parte inferiore del viso cadono dall’altra parte della cima della ringhiera e la oscurano. Il volto, se è reale, è posto “davanti” alla ringhiera. Cosa non compatibile con la posizione del corpo. C’è una linea scura che scende dal viso fino a sotto la cima della ringhiera; potrebbe essere interpretata come un accessorio dell’abbigliamento, ma dalla copia della foto che si trova sul web non è possibile determinare se sia davanti o dietro le inferriate.

Dalle informazioni che si possono trarre dalla foto, pertanto, concludo che o la figura non è reale, o che quel fantasma ha una forma straordinaria per essere quello attribuito ad una bambina. Se non è reale, che cosa è?

In un gran fuoco c’è un sacco di roba che vola per aria: fumo che fluttua e crea sagome di luce ed ombra, detriti che cadono dal soffitto o che sono fatti volar via dalle vampate bollenti, contenitori sigillati che esplodono e così via. La mia interpretazione è che il fotografo è stato molto fortunato a catturare alcuni di questi elementi in una configurazione istantanea che l’occhio e il cervello umano trovano molto facile interpretare come figura umana. –

Se come penso si tratta di un falso, il mistero principale comunque risiede nelle motivazioni che possono aver spinto qualcuno a realizzare la foto. Di sicuro, ha avuto successo.

Per finire una curiosità. Le autorità locali di Wem hanno ricostruito il municipio in un’altra sede, e gli abitanti del posto hanno protestato perché avrebbero voluto che anche la vecchia Town Hall fosse ricostruita. Il sindaco e la giunta hanno dichiarato che non c’era disponibilità economica per il progetto, e che i residenti avrebbero dovuto scegliere se ristrutturare l’antico edificio oppure costruire una piscina pubblica. Si è quindi tenuto un referendum, e la maggioranza ha scelto di proseguire con i lavori per la piscina. Con buona pace del fantasma, l’acqua ha avuto la meglio sul fuoco, ancora una volta.

Aggiornamenti

1. Un video

Fin qui il testo pubblicato nel blog. La discussione che ne seguì fu piuttosto accesa, e proseguì per circa un mese registrando interessanti pareri contrastanti, come si può leggere seguendo il link riportato all’inizio.

Ci fu anche un seguito, sempre registrato nel blog, e gli interessanti sviluppi possono essere letti qui: http://www.massimopolidoro.com/blog/wem-town-hall-ghost-forse-la-foto-e-truccata.html.

Nel post Massimo Polidoro –su segnalazione di Giorgio Castiglioni- riporta quanto segue:

Nel 1996 il programma “Out of this World” aveva realizzato un’interessante indagine su quella fotografia (nel blog è possibile trovare il link al video relativo a tale indagine).

Nella prima parte del documentario, il mistero sembra intatto. Nella seconda, però, il conduttore si reca al Museo fotografico nazionale di Bradford e gli esperti del museo che esaminano la foto scoprono qualcosa di molto interessante. Nel video linkato alla pagina l’esperto spiega che il volto della “bambina fantasma” presenta una strana caratteristica. E’ attraversato da una serie di linee orizzontali, come quelle che si avrebbero se l’immagine fosse stata ottenuta fotografando una televisione. In nessun altro punto della foto compaiono le stesse linee orizzontali.

In altre parole, si potrebbe trattare di un fotomontaggio in cui il volto fotografato alla TV è stato sovrimpresso, con una tecnica basilare alla portata di chiunque – e usata già nell’800 per creare foto di fantasmi, senza bisogno di alcun fotoritocco digitale. L’esperto mostra un esempio da lui ottenuto in camera oscura.

Certo questa scoperta solleva forti dubbi anche sul fatto che si tratti di un semplice, per quanto straordinario, caso di pareidolia. L’autore della foto (che come spiega nel video se l’è sviluppata da solo nella sua camera oscura da giardino) nega che si tratti di un falso. L’opinione degli esperti, però, è esattamente l’opposto…..(segue)…

Organizzare ed effettuare un’indagine sul paranormale non è semplice. Occorre innanzi tutto recarsi sul posto, e poi disporre di una serie di strumenti e materiali spesso di non facile reperimento. Non ultimo, bisogna poter contare su una certa autonomia economica.

Una possibile alternativa, praticabile in alcuni casi, è l’indagine “da casa”, condotta servendosi delle informazioni reperibili sul web. A queste informazioni è possibile applicare il ragionamento logico, le proprie conoscenze ed esperienze, il metodo critico e tutto il nostro armamentario di scettici convinti. Al termine della ricerca, potremo trarre delle conclusioni concrete le quali, pur non potendo essere verificate materialmente, sono comunque una possibile spiegazione del fenomeno in esame.

Di questa tipologia di investigazioni fornisco qui due esempi, relativi a due fantasmi, entrambi inglesi, of course.

Il fantasma di Wem Castle

 

Introduzione

Questo “caso” accese la mia curiosità quando vidi l’ immagine pubblicata sul blog di Massimo Polidoro(http://www.massimopolidoro.com), in un post sulla pareidolia:

Decisi quindi di dedicare qualche ora ad una ricerca sul web, concentrandomi sui personaggi coinvolti nella faccenda. L’evento fu riportato a suo tempo addirittura dalla BBC (e questo è un elemento in comune con un’altra ricerca da me condotta, sul “fantasma della birra”), in una pagina locale dello Shropshire, la contea in cui avvenne il fatto

(http://www.bbc.co.uk/shropshire/features/halloween/halloween_wem.shtml)

Ad onor del vero, nell’indirizzo web notiamo che probabilmente la pagina fu creata a ridosso di Halloween, e quindi magari anche con un intento “leggero”.

Il testo della pagina, che includeva la foto, è tradotto di seguito integralmente (parte di esso è nuovamente citato nel testo del post).

 

Questa foto fu scattata da Tony O’Rahilly, un residente del luogo, il 19 novembre 1995, mentre Wem Town Hall –il Municipio- bruciava fino alle fondamenta. Quando O’Rahilly eseguì la foto, ne’ lui ne’ altri astanti videro la bimba sulla porta.

O’Rahilly afferma che all’immagine non sono stati applicati effetti speciali.

La foto fu scattata, con una lente da 200 mm, dall’altra parte della strada.

All’epoca, O’Rahilly e altre persone che osservavano l’incendio furono bloccati dalla polizia e dai vigili del fuoco, e fu impedito loro di avvicinarsi all’edificio.

Fu solo dopo aver fatto sviluppare l’immagine che O’Rahilly vide la bambina, e inviò immediatamente la foto all’Association for the Scientific Study of Anomalous Phenomena (ASSAP).

A sua volta l’ASSAP spedì foto e negativo al Dr. Vernon Harrison, ex presidente della Royal Photographic Society.

Il Dr. Harrison analizzò entrambi e riferì di essere soddisfacentemente convinto che la foto non era stata ritoccata. Questi affermò:

“Il negativo è un genuino lavoro in bianco e nero, e non mostra segni di manomissione.”

A giustificazione di Harrison, aggiungiamo che il sito della BBC scrive anche:

Ad ogni modo, il dr. Harrison si considera pur sempre uno scettico e ha suggerito che l’immagine della bambina possa essere semplicemente una combinazione di luci particolarmente favorevole, con il fumo, le fiamme e le ombre che crearono un’illusione ottica nel momento in cui il fotografo effettuò il suo scatto.

Il sito fornisce anche qualche cenno storico relativo a Wem Castle.

Il fuoco aveva già distrutto in precedenza il Municipio, nel 1677. Gli archivi storici mostrano che l’incendio del 1677 era stato causato da una ragazzina di nome Jane Churm, che lo aveva innescato accidentalmente lasciando cadere una candela.

Da quel giorno, si è sempre ritenuto che il Town Hall sia infestato dal fantasma di Jane Churm.

Nonostante la pubblicità internazionale e le visite effettuate da squadre di “ghostbusters”, non è mai stato possibile spiegare l’origine di questo volto femminile nelle fotografie.

La domanda è: cosa è più incredibile? Una straordinaria coincidenza di tempi ed effetti luminoso o la vaga possibilità che gli spiriti aleggiano sulla terra –e uno di essi è stato casualmente catturato da una pellicola?

In questo testo possiamo notare una lieve incongruenza, e cioè l’uso del plurale “fotografie” nel penultimo paragrafo, che sembra fuori luogo dal momento che non risultano esistere altri scatti di questo fenomeno.

Decisi quindi di approfondire un po’ la conoscenza con i personaggi coinvolti nella storia, e quello che segue è il risultato di questa ricerca (visibile anche qui: http://www.massimopolidoro.com/blog/sul-fantasma-di-wem-town-hall.html)

 

I personaggi

Vernon Harrison, già presidente della Royal Photographic Society (nato nel 1912 e defunto nel 2001) è l’esperto di fotografia e contraffazioni consultato per l’autenticità della foto della bimba nell’incendio. Su Wikipedia (traduco dalla versione inglese) si legge tra l’altro che:

Harrison è stato membro della Society for Psychical Research (SPR), e cofondatore –con Hilary Evans, Jenny Randles, Bob Rickard (fondatore ed editore di Fortean Times) e il dr Hugh Princott (già segretario e tesoriere della SPR)- dell’Association for the Scientific Study of Anomalous Phenomena (ASSAP).

Sulla scia delle presunte fotografie del mostro di Loch Ness scattate da Anthony “Doc” Shiels nel 1977, Harrison fu contattato da Tim Dinsdale per ottenere il parere di un esperto sulla loro autenticità. Nella sua lettera datata 3 dicembre 1977 –pubblicata su Fortean Times nell’estate del 1979- Harrison scrive di aver trovato “le diapositive abbastanza normali e di non aver riscontrato alcuna prova di una doppia esposizione, sovraimposizione di immagini oppure interventi con candeggina o coloranti.”

 

A proposito della foto di O’ Rahilly, sul sito della BBC –come già segnalato prima- si legge che la diagnosi di Harrison, che esaminò sia il positivo che il negativo fu:

“Il negativo è un genuino lavoro in bianco e nero, e non mostra segni di manomissione.”

La Society for Psychical Research (SPR) è un’organizzazione non profit fondata nel 1882 nel Regno Unito. Suo compito istituzionale è la comprensione di “eventi e abilità comunemente descritti come medianici o paranormali, tramite la promozione e il sostegno di importanti ricerche in queste aree”, e di “esaminare presunti fenomeni paranormali con metodo scientifico e obiettivo”.

Hilary Evans è un artista britannico, membro della SPR, autore di pubblicazioni sul paranormale e le anomalie. E’ anche consigliere della BUFORA. Si considera uno scettico, ma ritiene che molte affermazioni sul paranormale possano enormemente estendere la conoscenza di noi stessi e dell’Universo.

Jenny Randles è un’autrice britannica, ex direttrice delle investigazioni della BUFORA (British UFO Research Association). E’ specializzata in pubblicazioni sugli UFO e i fenomeni paranormali.

La BUFORA ha tra i suoi scopi principali:

  1. incoraggiare e promuovere ricerche scientifiche obiettive sui fenomeni UFO che avvengono in tutto il Regno Unito
  2. raccogliere e divulgare prove e dati relativi agli UFO
  3. coordinare le ricerche sugli UFO nel Regno Unito e cooperare con analoghe istituzioni in tutto il mondo

Robert “Bob” J M Rickard è fondatore ed editore della rivista britannica Fortean Times: The Journal of Strange Phenomena, che vide la luce nel 1973. Scopo dichiarato della rivista è continuare il lavoro documentale di Charles Fort (su questo personaggio vedere ad esempio http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Fort) su ciò che è strano, anomalo e inspiegato. In aggiunta al suo ruolo editoriale, Rickard ha scritto diversi libri e centinaia di articoli su una vasta gamma di argomenti forteani.

L’ASSAP effettua ricerche su fenomeni quali case infestate da fantasmi, avvistamenti di UFO, fotografie anomale, scrittura automatica, crop circles, regressione ipnotica, numerologia, esperienze fuori dal corpo, interferenze con le luci stradali (i lampioni che si accendono e si spengono…), la visione a distanza, i sogni. L’ASSAP organizza corsi per l’investigazione del paranormale, in particolare sui fantasmi, alla cui esistenza i suoi membri sembrano credere, come si desume dalle conclusioni di una delle tante investigazioni condotte con dovizia di mezzi e di personale in edifici infestati dagli spiriti: “E’ nostra opinione che questo castello del 12mo secolo sia attivamente popolato da almeno sei diversi fantasmi.”

Timothy Dinsdale, (1924-1987) è stato uno dei più famosi cercatori del Mostro di Loch Ness. Durante la sua prima settimana di osservazione, il 23 aprile 1960 ottenne una granulosa pellicola di un oggetto sul lago, che si crede possa essere una prova dell’esistenza del mostro.

Di seguito un fotogramma:

Approfondite analisi di questo controverso filmato fanno ritenere si tratti di una barca, anche se osservazioni computerizzate rivelano una gobba supplementare. … Nonostante abbia dichiarato di aver avvistato il mostro in altre occasioni, Dinsdale sosteneva di essere stato troppo emozionato per pensare di scattare una fotografia.

Anthony “doc” Shiels, nato nel 1938 in Inghilterra, artista, divenne mago professionista “part-time” (secondo una definizione trovata in rete). Tra le sue attività, la gestione di uno spettacolo itinerante di magia e mentalismo, oltre alla pubblicazione di vari libri di magia ed enigmistica. E’ stato uno dei pionieri di Bizarre magick. La sua foto può darci un’idea del personaggio!

Questa invece è la foto da lui scattata al mostro di Loch Ness dallo Urquhart Castle, il 21 maggio 1977:

 In rete Shiels è ritenuto da molti un “hoaxter”, cioè nella migliore delle ipotesi un burlone.

Si legge fra l’altro: (fonte Strangemag.com):

La qualità delle prove fotografiche dell’esistenza del mostro di Loch Ness è molto varia. Mentre alcune restano misteriose altre, come quelle dei noti hoaxters Frank Searke e Tony “Doc” Shiels, sono ritenute fraudolente, e in alcuni casi la frode è nota. Eppure sono continuamente riproposte come genuine riprese del mostro, e probabilmente non verranno mai cancellate nonostante le serie e numerose critiche pubblicate, nelle quali vengono rese note le ripetute “burle” ideate dai loro creatori.

E ancora (fonte museumofhoaxes.com)

Anthony Doc Shiels ha dichiarato di aver scattato questa foto mentre campeggiava accanto allo Urquhart Castle. La sua impressionante nitidezza (forse la più nitida mai ottenuta) l’ha resa popolare tra il pubblico. Ma è difficile trovare un qualunque esperto propenso a prenderla sul serio, semplicemente perché la creatura qui ritratta ha un aspetto così ovviamente fasullo. (E’ strano ad esempio che non vi siano onde nell’acqua attorno al collo). Gli scettici chiamano il mostro di Shiels “il burattino di Loch Ness”. Il fatto che Shiels fosse un uomo di spettacolo, uno “stregone” e un medium da palcoscenico che aveva sviluppato, di contorno, un’attività di cacciatore di mostri professionista, non aiutava la sua credibilità. Lo stesso Shiels commentò che anche mentre ritraeva mostri nei laghi continuava a non credere che ci fossero davvero.

Questi dunque i retroscena dei personaggi implicati nella faccenda. Tralasciamo per un attimo il tipo di organizzazioni e le persone con cui Vernon Harrison ha collaborato a lungo, e ricapitoliamo in breve: la fotografia del fantasma (tra un attimo parleremo del suo autore) è stata autenticata da un esperto che aveva autenticato anche la foto di Nessie scattata dal noto hoaxter Tony Shiels, su richiesta di un altro personaggio autore di un discusso filmato sul mostro.

Quel che si può commentare, ad essere buoni, è che la diagnosi di Harrison, se vogliamo, è corretta. Rileggiamo il brano sopra riportato: egli dichiara infatti che le diapositive sono normali e non presentano tracce di manomissione. Mai affermazione fu più sincera: si tratta, con ogni probabilità, di foto genuine di un vero falso! Le foto in se’ non sono manomesse, e ci mancherebbe!

Il signor O’Rahilly. L’unico personaggio di cui in rete non sono riuscita a trovare notizie è proprio il signor O’Rahilly, del quale si dice solo –in moltissimi siti- che era residente nella cittadina di Wem e che ha fatto la foto con un obiettivo da 200 mm mentre si trovava dall’altro lato della strada. Sembra che sia morto nel 2005. Certo sarebbe interessante saperne di più. Così come sarebbe interessante sapere che fine ha fatto il negativo originale. Cosa strana, a mio avviso, è che un passante casuale (come viene in più resoconti descritto il signor O’Rahilly) avesse a portata di mano una macchina fotografica caricata con pellicola bianco e nero, inusuale davvero in pieni anni ‘90. Ha poi inviato immediatamente (si legge nel sito della BBC, nella pagina già indicata prima) la foto all’Association for the Scientific Study of Anomalous Phenomena, che a sua volta l’ha girata a Vernon Harrison. Quasi che sapesse bene come comportarsi in un simile frangente…
Un’altra foto, scattata da altra angolazione e a colori, è riportata sul sito http://www.psican.org/alpha/index.php?/2008070672/Ghosts-Hauntings/In-The-Doorway-Of-A-Burning-Building.html, ed eccola qui:

Bisogna dire che il bianco e nero ha un suo fascino e un suo mistero che le foto a colori non hanno.
La leggenda di Jane Churm, la ragazzina che appiccò involontariamente il fuoco all’edificio nel 1677 e che da allora si diceva vagasse in preda ai rimorsi, ha senz’altro costituito un valido supporto alla costruzione dell’intera faccenda…(segue)…

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Indagare da casa: Il fantasma di Wem castle (parte 4)

Come ricorderete nella parte 3 di questa indagine scrivevamo…
il gruppo Facebook Spirit Sisters, alla pagina http://www.facebook.com/pages/Spirit-Sisters/68704847165, sostiene che l’immagine [...]


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