Indagare da casa: Il fantasma di Wem Castle (parte 1)

Organizzare ed effettuare un’indagine sul paranormale non è semplice. Occorre innanzi tutto recarsi sul posto, e poi disporre di una serie di strumenti e materiali spesso di non facile reperimento. Non ultimo, bisogna poter contare su una certa autonomia economica.

Una possibile alternativa, praticabile in alcuni casi, è l’indagine “da casa”, condotta servendosi delle informazioni reperibili sul web. A queste informazioni è possibile applicare il ragionamento logico, le proprie conoscenze ed esperienze, il metodo critico e tutto il nostro armamentario di scettici convinti. Al termine della ricerca, potremo trarre delle conclusioni concrete le quali, pur non potendo essere verificate materialmente, sono comunque una possibile spiegazione del fenomeno in esame. Di questa tipologia di investigazioni fornisco qui due esempi, relativi a due fantasmi, entrambi inglesi, of course. Il fantasma di Wem Castle   Introduzione Questo “caso” accese la mia curiosità quando vidi l' immagine pubblicata sul blog di Massimo Polidoro(http://www.massimopolidoro.com), in un post sulla pareidolia:

Decisi quindi di dedicare qualche ora ad una ricerca sul web, concentrandomi sui personaggi coinvolti nella faccenda. L’evento fu riportato a suo tempo addirittura dalla BBC (e questo è un elemento in comune con un’altra ricerca da me condotta, sul “fantasma della birra”), in una pagina locale dello Shropshire, la contea in cui avvenne il fatto (http://www.bbc.co.uk/shropshire/features/halloween/halloween_wem.shtml) Ad onor del vero, nell’indirizzo web notiamo che probabilmente la pagina fu creata a ridosso di Halloween, e quindi magari anche con un intento “leggero”. Il testo della pagina, che includeva la foto, è tradotto di seguito integralmente (parte di esso è nuovamente citato nel testo del post).   Questa foto fu scattata da Tony O’Rahilly, un residente del luogo, il 19 novembre 1995, mentre Wem Town Hall –il Municipio- bruciava fino alle fondamenta. Quando O’Rahilly eseguì la foto, ne’ lui ne’ altri astanti videro la bimba sulla porta. O’Rahilly afferma che all’immagine non sono stati applicati effetti speciali. La foto fu scattata, con una lente da 200 mm, dall’altra parte della strada. All’epoca, O’Rahilly e altre persone che osservavano l’incendio furono bloccati dalla polizia e dai vigili del fuoco, e fu impedito loro di avvicinarsi all’edificio. Fu solo dopo aver fatto sviluppare l’immagine che O’Rahilly vide la bambina, e inviò immediatamente la foto all’Association for the Scientific Study of Anomalous Phenomena (ASSAP). A sua volta l’ASSAP spedì foto e negativo al Dr. Vernon Harrison, ex presidente della Royal Photographic Society. Il Dr. Harrison analizzò entrambi e riferì di essere soddisfacentemente convinto che la foto non era stata ritoccata. Questi affermò: “Il negativo è un genuino lavoro in bianco e nero, e non mostra segni di manomissione.” A giustificazione di Harrison, aggiungiamo che il sito della BBC scrive anche: Ad ogni modo, il dr. Harrison si considera pur sempre uno scettico e ha suggerito che l’immagine della bambina possa essere semplicemente una combinazione di luci particolarmente favorevole, con il fumo, le fiamme e le ombre che crearono un’illusione ottica nel momento in cui il fotografo effettuò il suo scatto. Il sito fornisce anche qualche cenno storico relativo a Wem Castle. Il fuoco aveva già distrutto in precedenza il Municipio, nel 1677. Gli archivi storici mostrano che l’incendio del 1677 era stato causato da una ragazzina di nome Jane Churm, che lo aveva innescato accidentalmente lasciando cadere una candela. Da quel giorno, si è sempre ritenuto che il Town Hall sia infestato dal fantasma di Jane Churm. Nonostante la pubblicità internazionale e le visite effettuate da squadre di “ghostbusters”, non è mai stato possibile spiegare l’origine di questo volto femminile nelle fotografie. La domanda è: cosa è più incredibile? Una straordinaria coincidenza di tempi ed effetti luminoso o la vaga possibilità che gli spiriti aleggiano sulla terra –e uno di essi è stato casualmente catturato da una pellicola? In questo testo possiamo notare una lieve incongruenza, e cioè l’uso del plurale “fotografie” nel penultimo paragrafo, che sembra fuori luogo dal momento che non risultano esistere altri scatti di questo fenomeno. Decisi quindi di approfondire un po’ la conoscenza con i personaggi coinvolti nella storia, e quello che segue è il risultato di questa ricerca (visibile anche qui: http://www.massimopolidoro.com/blog/sul-fantasma-di-wem-town-hall.html)   I personaggi Vernon Harrison, già presidente della Royal Photographic Society (nato nel 1912 e defunto nel 2001) è l'esperto di fotografia e contraffazioni consultato per l'autenticità della foto della bimba nell'incendio. Su Wikipedia (traduco dalla versione inglese) si legge tra l’altro che: Harrison è stato membro della Society for Psychical Research (SPR), e cofondatore –con Hilary Evans, Jenny Randles, Bob Rickard (fondatore ed editore di Fortean Times) e il dr Hugh Princott (già segretario e tesoriere della SPR)- dell’Association for the Scientific Study of Anomalous Phenomena (ASSAP). Sulla scia delle presunte fotografie del mostro di Loch Ness scattate da Anthony “Doc” Shiels nel 1977, Harrison fu contattato da Tim Dinsdale per ottenere il parere di un esperto sulla loro autenticità. Nella sua lettera datata 3 dicembre 1977 –pubblicata su Fortean Times nell’estate del 1979- Harrison scrive di aver trovato “le diapositive abbastanza normali e di non aver riscontrato alcuna prova di una doppia esposizione, sovraimposizione di immagini oppure interventi con candeggina o coloranti.”   A proposito della foto di O’ Rahilly, sul sito della BBC –come già segnalato prima- si legge che la diagnosi di Harrison, che esaminò sia il positivo che il negativo fu: “Il negativo è un genuino lavoro in bianco e nero, e non mostra segni di manomissione.” La Society for Psychical Research (SPR) è un’organizzazione non profit fondata nel 1882 nel Regno Unito. Suo compito istituzionale è la comprensione di “eventi e abilità comunemente descritti come medianici o paranormali, tramite la promozione e il sostegno di importanti ricerche in queste aree”, e di “esaminare presunti fenomeni paranormali con metodo scientifico e obiettivo”. Hilary Evans è un artista britannico, membro della SPR, autore di pubblicazioni sul paranormale e le anomalie. E’ anche consigliere della BUFORA. Si considera uno scettico, ma ritiene che molte affermazioni sul paranormale possano enormemente estendere la conoscenza di noi stessi e dell’Universo. Jenny Randles è un’autrice britannica, ex direttrice delle investigazioni della BUFORA (British UFO Research Association). E’ specializzata in pubblicazioni sugli UFO e i fenomeni paranormali. La BUFORA ha tra i suoi scopi principali:
  1. incoraggiare e promuovere ricerche scientifiche obiettive sui fenomeni UFO che avvengono in tutto il Regno Unito
  2. raccogliere e divulgare prove e dati relativi agli UFO
  3. coordinare le ricerche sugli UFO nel Regno Unito e cooperare con analoghe istituzioni in tutto il mondo
Robert “Bob” J M Rickard è fondatore ed editore della rivista britannica Fortean Times: The Journal of Strange Phenomena, che vide la luce nel 1973. Scopo dichiarato della rivista è continuare il lavoro documentale di Charles Fort (su questo personaggio vedere ad esempio http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Fort) su ciò che è strano, anomalo e inspiegato. In aggiunta al suo ruolo editoriale, Rickard ha scritto diversi libri e centinaia di articoli su una vasta gamma di argomenti forteani. L’ASSAP effettua ricerche su fenomeni quali case infestate da fantasmi, avvistamenti di UFO, fotografie anomale, scrittura automatica, crop circles, regressione ipnotica, numerologia, esperienze fuori dal corpo, interferenze con le luci stradali (i lampioni che si accendono e si spengono...), la visione a distanza, i sogni. L’ASSAP organizza corsi per l’investigazione del paranormale, in particolare sui fantasmi, alla cui esistenza i suoi membri sembrano credere, come si desume dalle conclusioni di una delle tante investigazioni condotte con dovizia di mezzi e di personale in edifici infestati dagli spiriti: “E’ nostra opinione che questo castello del 12mo secolo sia attivamente popolato da almeno sei diversi fantasmi.” Timothy Dinsdale, (1924-1987) è stato uno dei più famosi cercatori del Mostro di Loch Ness. Durante la sua prima settimana di osservazione, il 23 aprile 1960 ottenne una granulosa pellicola di un oggetto sul lago, che si crede possa essere una prova dell’esistenza del mostro.

Di seguito un fotogramma:

Approfondite analisi di questo controverso filmato fanno ritenere si tratti di una barca, anche se osservazioni computerizzate rivelano una gobba supplementare. ... Nonostante abbia dichiarato di aver avvistato il mostro in altre occasioni, Dinsdale sosteneva di essere stato troppo emozionato per pensare di scattare una fotografia. Anthony “doc” Shiels, nato nel 1938 in Inghilterra, artista, divenne mago professionista “part-time” (secondo una definizione trovata in rete). Tra le sue attività, la gestione di uno spettacolo itinerante di magia e mentalismo, oltre alla pubblicazione di vari libri di magia ed enigmistica. E’ stato uno dei pionieri di Bizarre magick. La sua foto può darci un’idea del personaggio!

Questa invece è la foto da lui scattata al mostro di Loch Ness dallo Urquhart Castle, il 21 maggio 1977:

 In rete Shiels è ritenuto da molti un “hoaxter”, cioè nella migliore delle ipotesi un burlone. Si legge fra l’altro: (fonte Strangemag.com): La qualità delle prove fotografiche dell’esistenza del mostro di Loch Ness è molto varia. Mentre alcune restano misteriose altre, come quelle dei noti hoaxters Frank Searke e Tony “Doc” Shiels, sono ritenute fraudolente, e in alcuni casi la frode è nota. Eppure sono continuamente riproposte come genuine riprese del mostro, e probabilmente non verranno mai cancellate nonostante le serie e numerose critiche pubblicate, nelle quali vengono rese note le ripetute “burle” ideate dai loro creatori. E ancora (fonte museumofhoaxes.com) Anthony Doc Shiels ha dichiarato di aver scattato questa foto mentre campeggiava accanto allo Urquhart Castle. La sua impressionante nitidezza (forse la più nitida mai ottenuta) l’ha resa popolare tra il pubblico. Ma è difficile trovare un qualunque esperto propenso a prenderla sul serio, semplicemente perché la creatura qui ritratta ha un aspetto così ovviamente fasullo. (E’ strano ad esempio che non vi siano onde nell’acqua attorno al collo). Gli scettici chiamano il mostro di Shiels “il burattino di Loch Ness”. Il fatto che Shiels fosse un uomo di spettacolo, uno “stregone” e un medium da palcoscenico che aveva sviluppato, di contorno, un’attività di cacciatore di mostri professionista, non aiutava la sua credibilità. Lo stesso Shiels commentò che anche mentre ritraeva mostri nei laghi continuava a non credere che ci fossero davvero. Questi dunque i retroscena dei personaggi implicati nella faccenda. Tralasciamo per un attimo il tipo di organizzazioni e le persone con cui Vernon Harrison ha collaborato a lungo, e ricapitoliamo in breve: la fotografia del fantasma (tra un attimo parleremo del suo autore) è stata autenticata da un esperto che aveva autenticato anche la foto di Nessie scattata dal noto hoaxter Tony Shiels, su richiesta di un altro personaggio autore di un discusso filmato sul mostro. Quel che si può commentare, ad essere buoni, è che la diagnosi di Harrison, se vogliamo, è corretta. Rileggiamo il brano sopra riportato: egli dichiara infatti che le diapositive sono normali e non presentano tracce di manomissione. Mai affermazione fu più sincera: si tratta, con ogni probabilità, di foto genuine di un vero falso! Le foto in se’ non sono manomesse, e ci mancherebbe! Il signor O’Rahilly. L’unico personaggio di cui in rete non sono riuscita a trovare notizie è proprio il signor O’Rahilly, del quale si dice solo –in moltissimi siti- che era residente nella cittadina di Wem e che ha fatto la foto con un obiettivo da 200 mm mentre si trovava dall’altro lato della strada. Sembra che sia morto nel 2005. Certo sarebbe interessante saperne di più. Così come sarebbe interessante sapere che fine ha fatto il negativo originale. Cosa strana, a mio avviso, è che un passante casuale (come viene in più resoconti descritto il signor O'Rahilly) avesse a portata di mano una macchina fotografica caricata con pellicola bianco e nero, inusuale davvero in pieni anni '90. Ha poi inviato immediatamente (si legge nel sito della BBC, nella pagina già indicata prima) la foto all'Association for the Scientific Study of Anomalous Phenomena, che a sua volta l’ha girata a Vernon Harrison. Quasi che sapesse bene come comportarsi in un simile frangente... Un'altra foto, scattata da altra angolazione e a colori, è riportata sul sito http://www.psican.org/alpha/index.php?/2008070672/Ghosts-Hauntings/In-The-Doorway-Of-A-Burning-Building.html, ed eccola qui:

Bisogna dire che il bianco e nero ha un suo fascino e un suo mistero che le foto a colori non hanno. La leggenda di Jane Churm, la ragazzina che appiccò involontariamente il fuoco all'edificio nel 1677 e che da allora si diceva vagasse in preda ai rimorsi, ha senz’altro costituito un valido supporto alla costruzione dell'intera faccenda...(segue)...