Masaru Emoto a Messina

Voglio segnalare un bell'articolo apparso qualche giorno fa sul giornale online messinese ilcarrettinodelleidee.com. La giornalista, Claudia Benassai, parla del recente incontro tenutosi proprio a Messina con Masaru Emoto, "ricercatore" giapponese, autore di numerosi bestseller, famoso per una fantasiosa variante della già di per se pseudoscientifica teoria della memoria dell'acqua. Lungi dall'essere il banale copia/incolla dei comunicati stampa, cui il giornalismo ci abitua sempre più spesso, il pezzo di Claudia ha il sapore di una inchiesta ben fatta: un articolo da studiare più che da leggere, con molti spunti di riflessione. Si parla ad esempio di quanto sia opportuno che istituzioni pubbliche come il comune di Messina o l'Assemblea regionale siciliana diano il loro patrocinio, sia pure solo formale, ad eventi di questo genere. Il CICAP (e il nostro gruppo locale in particolare) è protagonista con due brevi interviste, una al sottoscritto, l'altra a Silvano Fuso,  socio effettivo e responsabile educazione del CICAP. Potete leggere l'articolo al seguente link: http://www.ilcarrettinodelleidee.com/sito/inchieste/item/2161-il-pacifismo-e-la-mercificazione.html Il pezzo contiene anche altri due interventi: uno dello stesso Emotu, l'altro di uno dei partecipanti al convegno. Come era logico aspettarsi, le posizioni di questi ultimi sono abbastanza distanti da quelle da me espresse. Voglio quindi cogliere l'occasione di questo link per esprimere un paio di commenti personali. La risposta di Emoto alla domanda della Benassai sul premio Randi è, a voler essere buoni, quantomeno elusiva.
Gli risposi che neanche dieci milioni di dollari sarebbero mai bastati per una cosa del genere. Era questo genere di sfide che non mi interessava.
Come si suol dire, Emoto sta rigirando la frittata. Avrebbe potuto accettare la sfida, mostrare al mondo la fondatezza delle sue ipotesi e rinunciare al milione di dollari. Invece ha trattato la cosa come se gli avessero detto "ti diamo un milione di dollari se taci e non diffondi più le tue teorie". Si potrebbe pensare che ad Emoto in realtà il confronto scientifico interessi davvero poco. In fin dei conti potrebbe risultargli anche rischioso. Per quanto riguarda l'intervento del partecipante, devo dire che una frase in particolare mi è parsa una oggettiva cantonata epistemologica, Quando dice:
Spesso e volentieri non dobbiamo santificare la scienza più di tanto. Questa non è una realtà univoca, che vale per sempre, tanto è vero che molte delle scoperte sono state superate da altre ricerche scientifiche che hanno confutato quelle precedenti.
Innanzi tutto pretendere che, allorché si fanno affermazioni di natura fisica e chimica, ci si confronti scientificamente con la comunità dei chimici e dei fisici non credo significhi "santificare la scienza". Credo sia più che altro una questione di buon senso. Ovviamente poi c'è una evoluzione della nostra conoscenza e ciò che riteniamo corretto oggi può rivelarsi poi inesatto (o quantomeno parziale). Ma proprio questa evoluzione è l'essenza della scienza stessa. Qui veniamo al punto, alla "cantonata epistemologica" di cui parlavo. E' un errore comune confondere l'attuale corpus delle conoscenze scientifiche con la scienza stessa. Si rischia appunto di credere che il metodo altro non sia che una serie di paletti volta a preservare lo status delle conoscenze accertate. E' ovvio che molte scoperte vengono poi "superate", ma se le nuove teorie non vengono dimostrate e supportate da prove, se si evita il confronto fra pari e la trasparenza nei risultati, una nuova teoria non avrà mai la robustezza sufficiente a soppiantare la vecchia e si rivelerà inevitabilmente inefficace nel fare previsioni e nello spiegare i fenomeni. Si passerebbe ad un "dominio dell'opinione sul fatto" che annullerebbe ogni possibilità conoscitiva.