Mercoledi, 8 febbraio 2012 00:11

Cosa accadrà l’ 11-11-11?

Scritto da admin ottobre - 30 - 2011 AGGIUNGI COMMENTI
Personalmente io compirò 26,5 anni, una cosa che francamente non interessa neanche me, dato che ho smesso di contare la mia età a passi di semi-anni già da un bel po’ di tempo. Secondo gli amanti della numerologia e gli studiosi delle “coincidenze impossibili” ci sono troppi uno perché non accada qualcosa di magnifico o di disastroso. Vi basterà fare un giro su internet per racimolare una enciclopedia sul tema.
Alcuni numerologi fanno ad esempio notare come combinazioni di numeri ripetuti (in particolare di uno) si presentino nella nostra vita con maggiore frequenza di altre, in modo, dicono loro, statisticamente significativo. Da tempo il ben noto Uri Geller provoca i lettori con domande del tipo: “quante volte vi è capitato di guardare l’orologio e accorgervi che fossero esattamente le 11:11?”. In effetti, se provate a ricordare, è vero, ma questo non vuol dire che abbiamo una qualche esoterica attitudine a guardare l’orologio preferibilmente a quell’ora piuttosto che ad altre.
Gli psicologi parlano a tale proposito di “myside bias” (che potremmo tradurre come “spostamento verso la propria opinione”). E’ una attitudine umana (molto pericolosa quando coinvolge importanti ricerche scintifiche) per cui tendiamo ad annotare soltanto gli eventi che noi riteniamo importanti. Nel caso specifico, perché dovremmo ricordare di quella volta che l’orologio segnava le 17.23? E’ un numero come un altro, molto meno notevole di una serie di uno. Con questa selezione inconsapevole la nostra mente si affollerà di eventi “11:11″ a discapito degli altri. Un interessante esperimento casalingo potrebbe essere quello di annotare in un bloc notes l’ora che otteniamo ogni volta che guardiamo l’orologio nel corso di una settimana e vedere se effettivamente ci sono orari che compaiono più di altri.
Anticipo un risultato sorprendente: in effetti gli orari che coinvolgono coppie di 1 saranno più frequenti di quelli che coinvolgono coppie di 7… spero che capiate senza problemi il perché. In ogni caso nulla di statisticamente significativo per la nostra serie di 1, con buona pace dei numerologi.
L’ undici è un numero poco interessante quindi? Tutt’altro: esistono parecchie piacevoli bizzarrie matematiche legate alla coppia di uno (un simpatico assaggio in questo articolo di Query on line, il giornale del CICAP: http://www.queryonline.it/2011/10/21/i-segreti-del-numero-11/).
Ritornando alla domanda di apertura: cosa scriviamo nelle nostre agende per il fatidico 11-11-11?
Vi consiglio di scrivere: “Convegno CICAP 2011: I conti non tornano”. Si terrà infatti proprio fra l’undici e il tredici Novembre a Torino il convegno 2011 del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale. Come anticipato dal titolo, il tema portante sarà la numerologia, il suo interesse storico, il suo rapporto con la matematica e il suo ruolo nel quadro delle credenze popolari moderne.
Gran cerimoniere di quest’anno sarà il “matematico impertinente” Piergiorgio Odiffreddi, che terrà una attesissima lectio magistralis la prima sera.
Vi forniremo un resoconto dettagliato del convegno nei prossimi giorni.
Gigi Cappello

Ancora ufo! (3 casi in uno)

Scritto da fabio pulvirenti agosto - 15 - 2011 AGGIUNGI COMMENTI

Da Siracusa alle pendici dell’Etna fino alla provincia palermitana…

3 casi di avvistamenti ufo sono esaminati a fondo in questo articolo con lo scopo di chiarire le problematiche dovute al difficile riconoscimento di “oggetti” nelle foto.

Articolo in preparazione…

Il mystero degli orologi siciliani

Scritto da fabio pulvirenti luglio - 19 - 2011 AGGIUNGI COMMENTI

Durante i primi giorni del mese di giugno 2011 l’attenzione di blog, siti web e testate giornalistiche si è concentrata su uno strano fenomeno. Si è diffusa la notizia che numerose radiosveglie in Sicilia andavano avanti di diversi minuti al giorno. In brevissimo tempo la notizia è stata riportata da molte fonti d’informazione, accompagnata in molti casi da teorie più o meno fantasiose e amplificata dalla cassa di risonanza dei social network, dove in molti hanno iniziato a far presente di aver in precedenza notato il fenomeno ma di averlo attribuito a un difetto del loro dispositivo.

Ecco come sono andati i fatti.
Il 6 giugno, sulla bacheca Facebook di Francesco Nicosia, perito informatico alla ST Microelettronics di Catania, appare il messaggio:

IMPORTANTE : Quanti di voi hanno avuto problemi con gli orologi digitali (sveglie, forno a microonde, etc, etc) durante l’ultima settimana?
Io ho ben due orologi di ben 15 minuti avanti. Sto chiedendo in giro e il 100% delle persone a cui ho chiesto (Catania e provincia), ha lo stesso identico problema.
Rispondete please e soprattutto diffondete, in modo da capire se il problema è locale o generale.

Poche ore dopo, lo stesso Nicosia, il primo ad accorgersi del fenomeno con il collega Andrea De Luca, informa di aver avvisato del fatto alcune redazioni giornalistiche. Ed in effetti, il giorno dopo, la notizia viene trasmessa dal telegiornale della rete locale Telecolor. Il servizio inizia con un quasi allarmante:

Fate bene attenzione, il fatto potrebbe essere capitato anche a voi.

seguito da più di un invito a porre attenzione alle proprie radiosveglie digitali con display al LED e da una intervista al Professor Falciglia dell’Università di Catania, il quale, dopo aver messo le mani avanti riguardo il fatto di non avere elementi scientifici su cui basarsi, avanza l’ipotesi di disturbi elettromagnetici causati dall’attività di radioamatori, disturbi che, ci tiene a precisare “non necessariamente sono pericolosi per la salute…”

Il servizio ha un doppio effetto: da un lato scatena i commenti dei radioamatori riguardo l’infondatezza della teoria (commenti anche di alto livello scientifico, che, purtroppo, sono rimasti relegati a forum specialistici), dall’altro genera una gran quantità di segnalazioni principalmente da Catania (principale bacino d’ascolto del telegiornale), ma anche da altre parti della Sicilia. L’evento assume una portata più ampia, tale da suscitare l’interesse della stampa a grande raggio d’azione e da indurre l’emittente Telecolor a dedicarvi un altro servizio.
Viene intervistato il dottor Emanuele Dilettoso, del Dipartimento di Ingegneria Elettrica dell’Università di Catania che pone sul banco degli imputati gli impianti fotovoltaici non autoregolati presenti nell’isola. Ancora una volta si tratta di una soluzione che non convince molto gli addetti ai lavori.

Vediamo perché.
L’immissione di energia proveniente dall’uso dei pannelli solari nella rete elettrica è regolata dalla normativa DK5940 2.2 la quale prevede una serie di misure di sicurezza che i dispositivi di immissione devono adottare affinché tensione e frequenza rientrino nei limiti di accettabilità richiesti dal distributore di energia elettrica. Negli impianti fotovoltaici non autoregolati e in condizioni particolari in cui vi è assenza di alimentazione della rete pubblica o momentanei disservizi, possono in effetti verificarsi sfasamenti di frequenza fuori dai valori nominali richiesti ma solo se vi sono problemi alle protezioni di interfaccia (PIB), costituite da relè di frequenza e tensione non correttamente tarati o danneggiati il che fa pensare o a casi isolati o a difetti di fabbricazione delle interfacce. Il fenomeno tuttavia è stato sia abbastanza diffuso che segnalato anche da chi non usa i pannelli fotovoltaici.
Il primo quotidiano online di tiratura nazionale a segnalare l’inconsueto fatto è stato il Corriere.it, che in un articolo dell’8 giugno tenta di fare il punto su quanto accaduto nel corso dell’intera settimana precedente. Nell’articolo sono riportate alcune testimonianze da Facebook o dai blog.
Il 9 giugno Repubblica.it ripropone il secondo servizio di Telecolor, mentre dalla redazione regionale della stessa testata giunge un titolo piuttosto inquietante:

Catania, orologi digitali impazziti. Scatta la caccia al “poltergeist”.

Nell’articolo si fa infatti cenno alle numerose teorie, alquanto fantasiose, che hanno nel frattempo iniziato a fare compagnia a quelle un po’ più serie, e che comunque meritano di essere citate dalla stampa, in base alla regola del “tutto fa notizia”. Si legge ad esempio:

Scenari da poltergeist, tempeste solari, micidiali influssi da radiofrequenze, presenza di radioattività o campi magnetici in vertiginoso aumento? [...]
Da Palermo a Trapani, da Noto a Messina, da Enna a Vittoria, persino a Canneto di Caronia, il paesino siciliano protagonista degli ancora misteriosi incendi autonomi, succede lo stesso.

Ecco: non dimentichiamoci di Canneto di Caronia, che con la questione degli orologi condivide soltanto la regione.

Tra le tante ipotesi viene invocata pure quella relativa ad una non ben definita forma di magnetismo dell’Etna che si accanirebbe solo sulle radiosveglie, ipotesi però poi quasi subito scartata non tanto per l’infondatezza del fenomeno quanto perché le segnalazioni provenivano anche da altre provincie oltre quella catanese.
Alle ipotesi più disparate, volte alla ricerca del sensazionalismo, si aggiungono veri e propri strafalcioni in grado di aggiungere confusione alle notizie approssimative diffuse in quei giorni. Sul sito Repubblica.it, in un articolofirmato dalla giornalista Michela Giuffrida, leggiamo:

“C’è chi ha perso l’aereo, chi è entrato a scuola alla seconda ora, chi è arrivato in clamoroso ritardo al lavoro o a un appuntamento importante”.

non riflettendo sul fatto che se le sveglie vanno avanti casomai si arriverà in anticipo e non certo in ritardo.

Analogamente in un video sempre su Repubblica.it il giornalista afferma che l’effetto di questo fenomeno è quello di:

puntare una sveglia sempre allo stesso orario e vederla suonare 10-20 minuti dopo.

In questo caso non si capisce che cosa il giornalista intenda, visto che la radiosveglia suonerà comunque esattamente allo stesso orario a cui è stata puntata e semmai ci si sveglierà comunque dieci minuti prima dell’effettivo orario previsto.

Non appena anche i giornali nazionali propongono la notizia, il caso degli orologi ha un’immediata diffusione sui social network. Nonostante il “tam-tam” sensazionalisticamente annunciato negli articoli, infatti, fino a quel momento, discussioni e commenti erano circoscritti.
Gli autori della notizia che per primi avevano pubblicato su Facebook la loro scoperta vengono a conoscenza della sua vasta diffusione soltanto quando numerosi loro contatti hanno linkato la notizia, chiedendo anche se il CICAP avesse iniziato ad occuparsi del caso.

A questo punto il numero di casi segnalati aumenta a dismisura. Sono molti quelli che in Sicilia si accorgono di avere una sveglia capricciosa. Alcune vanno avanti, altre indietro. Non vengono risparmiati neanche apparecchi a pile, slacciati dalla rete elettrica. Di colpo quasi tutti hanno almeno un orologio che, per un motivo o per un altro, perde (o guadagna) minuti. Il fenomeno cioè diventa evidente a tutti non appena viene detto di porvi l’attenzione. Qualcuno riferisce persino di comportamenti anomali delle sveglie digitali fuori dalla Sicilia.

Le spiegazioni

Già il servizio di Telecolor dell’8 giugno faceva cenno al fatto che, proprio in quei giorni (dal 18 maggio per l’esattezza) fossero in corso dei lavori di manutenzione alla rete elettrica di collegamento fra la Sicilia e la penisola, lavori che potevano avere effetti non irrilevanti sulla frequenza erogata.

Intervistato a tal pro, lo stesso Francesco Nicosia, si dice scettico a riguardo:

Ci avevo pensato anch’io, ma ho fatto verificare la linea elettrica di casa mia (230 Volt, con una frequenza di 49.89 Hz) e tutto sembra regolare. E poi se fosse così i guasti dovrebbero riguardare tutti gli elettrodomestici.

Nonostante gli ultimi tentativi di tener viva la notizia, i giornali decidono di dichiarare chiuso il caso. Fra l’11 e il 13 giugno, numerose testate titolano «mistero risolto», proponendo a riprova la seguente dichiarazione del professor Lanzafame, ordinario di macchinari e sistemi energetici dell’università di Catania

Il fenomeno non è nuovo ma è stato notato e ha avuto più larga diffusione per via dei social network e di televisioni private che hanno amplificato l’accaduto, facendo nascere in rete il “giallo degli orologi” in Sicilia, che mistero però non è. È stato un problema di rete isolata, ma è stato risolto. Accadrà di nuovo al prossimo distacco dalla rete continentale, ma non è nulla di grave.

La spiegazione proposta, sebbene non ufficiale (il gestore della rete non si è ufficialmente pronunciato), è indubbiamente plausibile.

Daniele Bolognari, ingegenere e socio del gruppo Veneto del CICAP, ci spiega:

Gli orologi digitali di vecchio tipo ricavano il clock (il riferimento in base al quale un dispositivo definisce la sua scala dei tempi) dalla frequenza della corrente alternata delle rete elettrica cui sono allacciati, ottenendo due impulsi ad ogni periodo. Alla frequenza di 50 Hz,tipica della rete nazionale, corrisponde un periodo di 20 ms (millesimi di secondo), quindi gli impulsi utilizzati per il clock saranno distanziati di 10 ms l’uno dall’altro. Ogni 100 impulsi conteggiati dai circuiti digitali interni, l’orologio avanzerà di 1 secondo. Poiché nell’arco di 24 ore ci sono 86.400 secondi, verranno conteggiati 8.640.000 impulsi e l’orologio segnerà il tempo correttamente. Se però, per esempio, la frequenza dovesse essere leggermente superiore (anche solo a 50,1 Hz) il periodo non sarà più di 20 ms ma di 19.96 ms e gli impulsi saranno distanziati di 9,980 ms l’uno dall’altro. In queste condizioni ogni 100 impulsi, l’orologio internamente avanzerà di 1 secondo, ma in realtà ne saranno trascorsi 0,9980 e nelle 24 ore 86.227,2. L’orologio pertanto sarà andato avanti di 172,8 secondi, cioè circa 3 minuti nelle 24 ore, risultato questo che è compatibile con quanto è stato osservato.

La rete elettrica nazionale è collegata a quella europea e la frequenza su tutto il territorio è costante con una tolleranza molto stretta.
I lavori di manutenzione sul cavo elettrico che collega la rete siciliana a quella nazionale, avvenuto secondo quanto è stato comunicato il 18 maggio, ha richiesto il momentaneo distacco dalla rete nazionale, rendendo quindi la rete locale, isolata da quella nazionale ed europea e questo ha fatto sì che la frequenza della corrente alternata delle rete elettrica siciliana fosse soggetta a possibili limitate variazioni rispetto al valore normale di 50 Hz.
Ad oggi i lavori di manutenzione sono terminati. e nessuno, pare, segnali più fatti anomali. Al di là del mistero (o meglio del presunto mistero), la questione è stata impropriamente alimentata dai media che hanno gestito la notizia in modo approssimativo spacciando per misterioso un fenomeno che di misterioso, a ben vedere, aveva ben poco.

Autori: Gigi Cappello & Fabio Pulvirenti

Si ringrazia Daniele Bolognari (CICAP Veneto) per il contributo sulla parte tecnica e per gli utili suggerimenti.

Indagare da casa: Il fantasma di Wem castle (parte 4)

Scritto da fabio pulvirenti aprile - 23 - 2011 1 COMMENTO

Come ricorderete nella parte 3 di questa indagine scrivevamo…

il gruppo Facebook Spirit Sisters, alla pagina http://www.facebook.com/pages/Spirit-Sisters/68704847165, sostiene che l’immagine della bambina nella cartolina sia troppo grande rispetto al resto delle persone.

Le obiezioni sulla grandezza della ragazzina rispetto alle altre persone presenti nella foto sono, a nostro avviso, infondate. Chi sostiene che ella sia troppo grande in proporzione agli altri elementi, non conosce probabilmente il concetto prospettiva, di cui si possono trovare notizie dettagliate al seguente link : http://it.wikipedia.org/wiki/Prospettiva, uno degli oltre 5 milioni di risultati di google. Forse è bene allora ricordare qualche concetto.

La Prospettiva è un insieme di regole e di carattere geometrico-matematico che consentono di costruire su un piano l’immagine di una figura dello spazio. Le caratteristiche tridimensionali vengono ottenute proiettando la stessa da un centro di proiezione posto a distanza finita. In essa vengono applicate, in modo grafico, le leggi dell’ottica, quindi gli oggetti distanti appariranno più piccoli rispetto a quelli vicini. I tre principali tipi di prospettiva sono:

Prospettiva frontale o centrale : ha un solo punto di fuga (luogo dove convergono le linee di profondità) e un solo punto di vista (punto dal quale si osserva la scena; possono essere gli occhi dello spettatore o l’obiettivo della macchina fotografica). Il punto di fuga ed il punto di vista si trovano sulla linea d’orizzonte (linea orizzontale che si trova all’altezza degli occhi di chi guarda la scena e divide il piano di proiezione) e possono coincidere.

Foto 1: Gli interminabili rettilinei del west USA sono un suggestivo esempio di prospettiva centrale. I margini della strada sono indicati dalle strisce bianche che, pur essendo parallele, sembrano avvicinarsi l’un l’altra man mano che si guarda verso l’orizzonte, fino a convergere. Il punto ove sembrano convergere le linee bianche è il punto di fuga.

Un altro esempio di prospettiva centrale è quello illustrato nella foto 2 (a lato). In questo caso sono presenti, oltre alle linee di profondità, anche altri elementi come i palazzi e si nota come le linee verticali, date per esempio dall’altezza di porte e finestre, diminuiscano avvicinandosi all’orizzonte.

Foto 2: Prospettiva centrale con abitazioni. Tutte le linee di profondità A, B, C, D, F e G (parallele tra loro e perpendicolari all’osservatore) convergono verso il punto di fuga P mentre le linee verticali diminuiscono progressivamente verso l’orizzonte. La linea E è la linea d’orizzonte.

Per meglio rendere l’idea, anche in funzione del discorso che faremo sulla foto di Wem, abbiamo aggiunto allo schema originale delle figure umane. La persona più vicina (prima porta a sinistra) sembra enorme rispetto alla figura sulla seconda porta, ma in realtà le dimensioni di quest’ultima altro non sono che quelle della prima se si trovasse in quella posizione. Per risalire quindi alle reali dimensioni di una persona o un oggetto in prospettiva occorre l’introduzione nell’immagine di elementi metrici ausiliari di riferimento che permettano di risolvere il problema.

La prospettiva d’angolo o accidentale

Nella prospettiva d’angolo i punti di fuga sono 2 perché l’oggetto non è raffigurato frontalmente ma di sbiego. Punti di fuga e di vista non coincidono, anche se si trovano sempre sulla linea d’orizzonte.

Foto 3: Esempio di prospettiva obliqua. Le linee orizzontali dei due lati del palazzo convergono verso 2 punti di fuga differenti. In questo caso particolare i punti di fuga sono 3. Il piano della rappresentazione, infatti non è orizzontale, l’osservatore si trova sotto il piano della scena e anche le linee verticali convergono verso un punto di fuga. Si può parlare pertanto di prospettiva a 3 punti.

La prospettiva aerea.

Si parla di prospettiva aerea ogni qual volta il senso della profondità è reso da effetti fisici associati all’atmosfera, come foschia o appiattimento dei colori.

Foto 4: Leonardo da Vinci fu tra i primi artisti a fare uso razionale della prospettiva aerea. A lato è rappresentato un particolare della celebre “Annunciazione”(1472-1475).

La prospettiva può essere utilizzata per creare illusioni molto particolari e far credere di vedere cose incredibili. Vediamo alcuni esempi.

Il cubo di Necker

Illusione pubblicata per la prima volta dallo studioso svizzero di cristallografia Louis Albert Necker nel 1832, è realizzato in modo tale che gli incroci tra due linee non evidenziano quale linea si trovi sopra l’altra e quale sotto, così la rappresentazione è ambigua: non è possibile indicare quale faccia sia rivolta verso l’osservatore e quale sia dietro al cubo.

Foto 5: Il cubo di Necker. Diversamente dalla rappresentazione prospettica di un cubo in cui la superficie della faccia anteriore è più grande di quella della faccia posteriore, il cubo di Necker è disegnato in modo che le due facce siano di uguali dimensioni. Questa situazione produce sulla retina un’immagine che il cervello può interpretare in due modi che corrispondono a una proiezione del cubo visto da posizioni diverse. Di fronte al problema di quale sia la posizione in cui si trova il cubo, il cervello non “sceglie” e continua a oscillare tra l’una e l’altra.

(fonte :http://www.focus.it/Scienza/domanda/Che_cosa_e_il_cubo_di_Necker.aspx)

La stanza di Ames

La stanza di Ames è una camera dalla forma distorta in modo tale da creare un’illusione ottica di alterazione della prospettiva.È stata inventata dall’oftalmologo americano Adelbert Ames nel 1946 su un’idea di Hermann Helmholtz.

La stanza è costruita in modo che vista frontalmente appaia come una normale stanza a forma di parallelepipedo, con due pareti laterali verticali parallele, una parete di fondo, un soffitto ed un pavimento paralleli all’orizzonte. In realtà la pianta della stanza ha forma di trapezio, le pareti sono divergenti ed il pavimento ed il soffitto sono inclinati. Le inclinazioni e le proporzioni nella dimensione degli elementi posti alle diverse profondità sono calcolate tenendo conto delle regole della prospettiva generando degli effetti ottici incredibili!

Foto 6: La stanza di Ames. Una persona in piedi in un angolo della stanza appare essere un gigante, mentre un’altra persona nell’angolo opposto sembra minuscola. L’effetto è così realistico che una persona che cammini da un angolo all’altro sembra ingrandirsi o rimpicciolirsi. http://video.libero.it/app/play?id=a86aa6772b990205d7b1037fc9b1ad81

Salita e discesa di Escher

Proprio sull’ambiguità delle rappresentazioni della profondità si basa la straordinaria produzione artistica di Maurtis Cornelis Escher (1898-1972) incisore e grafico olandese.. Vi proponiamo giusto un famoso esempio, il noto come “Salita e discesa”, opera del 1960, consigliandovi però di ammirare tutti i suoi lavori. E’ un viaggio davvero affascinante!

Foto 7: La famosa “Salita e discesa” di M.C.Escher. Grazie ad un artificio simile a quello adoperato da Necker con il cubo, le scale sulla terrazza del castello appaiono un infinito loop ascendente o discendente ( a seconda di quale senso si scelga di percorrere).

Abbiamo adesso le nozioni per affrontare il problema della foto di Wem e calcolare l’altezza della ragazzina utilizzando gli elementi prospettici presenti nella foto. Ciò che complica però le cose in questa foto è che in realtà la strada non è dritta come sembra. Dall’inclinazione delle case dopo il carro si evince che la strada curva un po’ a sinistra, per poi curvare ancora sinistra in modo evidente in fondo. Possiamo però trascurare questo aspetto in quanto le figure di sinistra (ove compare la ragazzina) sono allineate lungo una direzione che permette di trattare la prospettiva come centrale (pur non essendolo globalmente), in quanto non ci interessa ove la strada curva. Ciò comporta uno spostamento del punto di fuga che si ottiene considerando come linea prospettica inferiore quella che corrisponde alla direzione in cui sono allineate le figure a sinistra del marciapiede, ovvero la ragazzina, l’uomo e la donna in fondo, che si trovano tutte prima del carro e quindi della curvatura della strada. Ciò permette di relazionare le figure sulla sinistra e quelle sulla destra e comparare le loro altezze.

Servendoci di un software di grafica abbiamo allora tracciato le linee di prospettiva ottenendo il risultato in foto 8. Le linee di prospettiva tracciate (linee rosse) convergono verso il punto di fuga indicato dal cerchio rosso.

Foto 8.Calcolo del punto di fuga verso cui convergono le linee di prospettiva (linee rosse) considerando l’allineamento di finestre e marciapiedi a sinistra e a destra.

Identificato il punto di fuga basta tracciare la linee che lo connettono ai punti estremi della ragazzina ovvero testa (esclusa la cuffietta) e punta di piedi,. Successivamente tracciando la linea gialla verticale che va dalla testa della bambina a terra e traslandola sulla linea di prospettiva è possibile ottenere un immediato raffronto con le rimanenti figure del marciapiede sinistro (foto 9). Come è evidente già da questi semplici calcoli le altre linee gialle tracciate lungo la linea prospettica verso terra mostrano che l’altezza della ragazzina in quelle posizioni sarebbe minore delle altre 2 figure, come ci si aspetta. Successivamente, usando delle linee orizzontali, abbiamo traslato la linea che connette testa e piedi della ragazzina sul marciapiede destrodove, fortunatamente, sono presenti altre persone con cui effettuare il raffronto, tra cui, due bambine e un uomo, chiaramente più alto (foto 9). Da questo ulteriore raffronto appare evidente che l’altezza della ragazzina è pressocchè confrontabile con quella delle bambine e decisamente inferiore a quella dell’uomo.

Foto 9. Trasporto prospettico dell’altezza della ragazzina e confronto con le altre figure umane presenti nella foto.

Ci siamo poi chiesti se fosse stato possibile stimare l’altezza della bambina quantitativamente cioè avere con un buon margine di errore un’idea di quanto potesse essere alta. Come?

Grazie a Google Street View possiamo sapere come si presenta la stessa strada giorni nostri!Dopo quasi 100 anni ben poco è cambiato.

Foto 10 : Immagine della High street di Wem come si presenta ai nostri giorni.

La ragazzina si trova tra le colonne dell’ “attuale” (in realtà chiuso dal 2007 e adesso in vendita) White Horse Hotel e la porta che una volta esisteva accanto all’ingresso principale è stata murata ma è rimasta la parte in truciolato laddove prima esisteva la parte a vetro. “Ad occhio” nella cartolina originale è possibile vedere che la bambina raggiunge in altezza poco più della metà della colonna (vedi foto 8 e 9). Ma googlestreet view ci mostra anche un altro elemento che può essere molto utile e che possiamo vedere nella foto 11.

Foto 11. Dettaglio dell’ingresso del White Horse Hotel.

A fianco della colonna di sinistra (per chi guarda) della foto 11 si riconosce uno dei classici cestini inglesi con portacenere. Questi oggetti hanno in genere dimensioni di circa 90-100 cm. La porta invece appartiene al un genere di porte tipiche di quelle zone.

Siamo andati infatti a fare una visita al sito www.shropshiredoors.co.uk, il produttore di porte della contea. Dando un’occhiata al catalogo dei prodotti abbiamo scoperto che queste porte (il modello della foto sembra essere un “Beeston”) hanno delle altezze standard comprese tra 195,3 e 216,3 cm come mostrato nella figura dei dettagli costruttivi a lato. Calcolando con un software il numero dei pixel di porta e cestino (tenendo conto anche dell’effetto prospettico della foto 11) e prendendo come riferimento i dati costruttivi minimi e massimi della porta esso risulta infatti compreso tra 92,9 e 102,9 cm. Ripetendo il calcolo dei pixel nella cartolina originale tra la porta e la ragazzina si evince per quest’ultima un’altezza compresa tra 123,9 e 137,3 cm. Perfettamente compatibile con l’altezza di una ragazzina.

L’Indagine di Wem Castle è stata condotta da Fara Di Maio. La parte 4 da Fabio Pulvirenti e Gigi Cappello.

Aggiornamenti

2. La soluzione?

Quella che però sembra essere l’ultima parola l’ho trovata proprio in questi giorni (giugno 2010) e sempre in rete. Alla pagina http://www.paranormalunited.com/paranormal-news/wem-ghost-picture-mystery-resolved/ leggiamo un articolo originariamente apparso su The Telegraph il 18 maggio 2010 (traduco il testo integrale in inglese):

Un mistero aleggia attorno ad una fotografia che risale a 15 anni fa, uno scatto in cui si è presumibilmente catturato il fantasma di una ragazzina ferma in piedi al centro di un inferno di fuoco: è stato risolto grazie ad un ricercatore che ha scoperto che l’immagine della ragazzina è stata copiata da una cartolina antica.

 

  

La cartolina ritrae una scena ripresa in strada; l’immagine fu realizzata negli anni ’20 proprio a Wem, Shropshire, da M. Audin-Wood.

Ma Brian Lear, 77 anni e occhio di lince, ha finalmente messo la parola fine al mistero, dopo aver notato una sbalorditiva somiglianza tra la spettrale istantanea e la ragazzina ritratta in una cartolina pubblicata dal suo giornale locale. La cartolina è apparsa nella rubrica “Past” (Passato) dello Shropshire Star, e mostra appunto un’immagine di Wem com’era nel 1922.

 

Una ragazzina in piedi sulla soglia di un negozio alla sinistra dell’immagine ha un’incredibile somiglianza con il Fantasma di Wem.

Mr Lear, meccanico in pensione e autista di taxi, originario di Shrewsbury, Shropshire, ha affermato: “E’ interessante comparare le due fotografie. Sono rimasto fortemente impressionato nel notare l’assoluta rassomiglianza con la bambina presentata come il Fantasma di Wem. L’abito e la cuffietta sono identici.”

Al Fantasma di Wem fu perfino dedicata una targa posta nel municipio ricostruito, e Wem è stata brevemente ribattezzata “Ghost Town” (La città dei fantasmi), attraendo centinaia di turisti ogni anno.

Anche questi aggiornamenti sono stati pubblicati nel blog, ma non hanno completamente convinto i lettori. Ho quindi proseguito le ricerche.

Ho trovato un ulteriore close-up in cui il viso della bambina è molto ben definito, e apparentemente identico a quello del presunto fantasma.

 

La foto è contenuta nel sito dello Shropshire Star, a questo indirizzo: http://www.shropshirestar.com/news/2010/05/17/does-postcard-solve-ghost-riddle/

Tutti i dettagli sembrano combaciare, ma ho voluto personalmente fare una semplice prova con un programma di fotoritocco, sovrapponendo questa foto a quella del fantasma nel fuoco. Il risultato, nel quale non è possibile trovare un solo particolare fuori luogo, è questo:

Anche il sito del Daily Mail (http://www.dailymail.co.uk/news/article-1279329/Wem-ghost-picture-mystery-resolved-eagled-eyed-pensioner.html) ha pubblicato una propria interpretazione del ritrovamento. L’articolo ci fornisce innanzi tutto delle ulteriori informazioni su Mr Tony O’Rahilly, che morì nel 2005 a seguito di un attacco di cuore. Peggy Carson, assessore locale che lo conosceva personalmente, dichiara che lo stress causato dall’interesse dimostrato dal mondo nei confronti della sua fotografia ha contribuito al decesso. Uno storico locale, Tom Edwards, afferma che “[O’Rahilly] ha sempre sostenuto che la foto fosse originale, e io gli ho sempre creduto”.

In questa pagina possiamo trovare addirittura una descrizione della tecnica che sarebbe stata utilizzata durante le seances in epoca edoardiana (1901/1910), la stessa che secondo un esperto sarebbe stata impiegata dall’autore della foto del fantasma.

Ecco di seguito il testo, tradotto dall’originale:

Esperti di fotografia hanno ipotizzato che l’immagine spiritica fosse un trucco di luci causato dal fuoco. Comunque, Greg Hobson, curatore delle fotografie al National Media Museum di Bradford, ha dichiarato: “La cartolina ci offre una prova decisamente conclusiva a favore dell’ipotesi che si sia trattato di una burla. Penso che si possa affermare che il mistero è stato risolto”.

Mr Hobson ha affermato che la tecnica utilizzata per produrre la foto alterata era probabilmente simile a quella utilizzata dai medium di epoca edoardiana, che facevano credere alle persone che li consultavano di essere in grado di eseguire fotografie degli spiriti assieme ai loro parenti, gli stessi che ai medium si rivolgevano. In questo modo potevano aumentare la propria credibilità.

Come prima cosa, il medium chiedeva una fotografia della persona deceduta, poi si recava in una stanza adiacente e la fotografava. Quando il cliente ritornava per un’ulteriore consultazione, l’immagine era già parzialmente esposta su di una lastra di vetro.

Durante la sessione, veniva eseguita un’altra fotografia del cliente, esponendola sulla stessa lastra; in questo modo si formava un’immagine che apparentemente mostrava lo spirito del caro estinto che veniva a far visita al proprio parente nel corso della seduta.

I lettori del giornale hanno inviato numerosi commenti, la maggior parte dei quali esprime dubbi sulla corrispondenza delle due immagini.

Anche in altri siti e forum si leggono pareri contrastanti. Molti sostengono che l’abbigliamento della bambina non sia dell’epoca in cui è stata scattata la fotografia, insinuando che magari anche quella è un’immagine spiritica di Jane Churm. Un confronto con le altre ragazzine presenti nella foto però dovrebbe dissipare il dubbio.

In particolare, il gruppo Facebook Spirit Sisters, alla pagina http://www.facebook.com/pages/Spirit-Sisters/68704847165, sostiene che l’immagine della bambina nella cartolina sia troppo grande rispetto al resto delle persone. Anche se a notarlo sembra effettivamente vero, a me personalmente pare che l’effetto sia dovuto forse solo al confronto visivo (che salta subito all’occhio) con la figura maschile che procede sulla sinistra, dando le spalle alla bambina. Istintivamente, viene da ritenerla quella di un uomo (che quindi dovrebbe essere molto più alto della bimba), ma a ben riflettere si tratta con tutta probabilità di un ragazzino, vestito da adulto secondo la foggia dell’epoca, oppure di un adulto di piccole dimensioni. Se la si raffronta con le ruote del carretto e con le altre bambine più lontane sulla destra, invece, e anche con la finestra, le proporzioni risultano normali. Inoltre, diamo per scontato che sia una bambina partendo dai tratti somatici delicati e -forse- dalla mancanza di forme femminili adulte (in particolare il seno). Nulla vieta però che si tratti di una giovanetta o di una giovane donna.

Anche nel forum ospitato dal sito della James Randi Foundation si è tenuta un’interessante discussione, e un partecipante ha anche realizzato una sorta di animazione che sovrappone le due immagini (http://forums.randi.org/showthread.php?t=175881).

Nessun mistero invece pare avvolgere la cartolina originale, di cui sappiamo praticamente tutto.

(Chi lo desidera può tra l’altro acquistare una copia del libro che la contiene, seguendo questo link: http://www.amazon.co.uk/Shropshire-Postcards-Past-Telford-Around/dp/1859835201)

La fotografia fu ripresa nel 1920 (secondo alcuni nel 1922) da un certo M. Audin-Wood, e la cartolina fu pubblicata da F. Hiden, Wem. La cartolina è stata prestata allo Shropshire Star da Ray Farlow, collezionista di Bridgnorth, che rivende, anche, il proprio materiale.

Il messaggio sul retro della cartolina, così come riportato dal sito www.paranormalunited.com,  era:

“11.9.22 Dear Shie (?? difficult to read), This will give you some idea of the quaintness of Wem. There are heaps of ideal places to be snapped, but the sun is not too obliging. We are leaving this afternoon for the ‘Grange’. George’s sister telephoned me this morning. Love to all. Reg.’ 

(“11.9.22 Cara Shie (il nome è difficile da decifrare), Questa ti darà un’idea di quanto sia antiquata Wem. Ci sono un mucchio di posti ideali da fotografare, ma il sole non ci aiuta. Partiamo questo pomeriggio per “The Grange”. La sorella di George mi ha telefonato questa mattina. Con affetto a voi tutti, Reg”.

La cartolina fu spedita a Miss Sewell, il cui indirizzo (anch’esso difficile da decifrare) era probabilmente 89 Maring Road, Tooting Common, London.

Il commento del mittente sull’arretratezza di Wem potrebbe fornire una spiegazione all’abbigliamento delle bambine, che magari, in quel contesto rurale isolato, indossavano abiti ormai fuori moda per un evoluto visitatore londinese.

Non possiamo poi fare a meno di notare la data in cui la cartolina fu spedita da Reg a Shie: 11 settembre 1922. Ce n’è abbastanza per creare un altro “caso”!

Il ritrovamento della cartolina, comunque, mette molto probabilmente la parola “fine” al viaggio nel tempo di Jane Churm, che –posto che sia realmente esistita, così come sembra documentato dagli archivi storici della città- probabilmente è perita davvero nell’incendio del 1677, ed è riuscita a rivivere. Non in veste di fantasma, ma come protagonista di una vicenda che – quasi cinque secoli dopo- ha coinvolto decine di studiosi e persone comuni, tra i quali annoveriamo anche noi stessi.

Un’interpretazione scettica

Un’interessante discussione scettica sull’argomento si può leggere qui:
http://www.wisewords.demon.co.uk/shropshire/ghost.html
e la riporto tradotta di seguito.

– Questa è un’analisi scettica della foto del fantasma apparso durante l’incendio di Wem e fotografato da Tony O’Rahilly.

L’autore, Richard Burnham, è uno specialista in documentazione scientifica e uno scienziato egli stesso. Il testo si trova in un sito dedicato alle contee dello Shropshire e dello Shrewsbury da lui curato.

Background storico

Wem è una tranquilla cittadina del nord dello Shropshire. Nel 1995 la vecchia Town Hall, costruita nel 1905, fu distrutta dal fuoco. Tony O’Rahilly, un residente locale, aveva la propria macchina fotografica a portata di mano e catturò la figura di una ragazzina in piedi sulla cima delle scale antincendio. La bambina non compare in nessun’altra fotografia. Da allora la foto è stata ripubblicata innumerevoli volte.

Alcuni collegano questa apparizione con il grande incendio che distrusse le antiche case in quercia di Wem nel 1677. Il fuoco fu, secondo la leggenda, causato dalla negligenza di una bambina che teneva una candela. Dopo l’incendio, la città fu ricostruita in mattoni, ma aveva perso ormai molti abitanti e molta importanza.

La discussione

Prima di cominciare, lasciate che vi dia alcune possibili scappatoie dalle mie altrimenti totalmente convincenti argomentazioni:

  • Non ho visto il negativo ne’ il positivo di questa foto. Comunque, le immagini jpg erano in buona risoluzione
  • Non ero presente all’incendio e non ricordo come fosse la scala antincendio della Town Hall prima dell’incendio
  • Si può sempre sostenere che i fantasmi hanno proprietà uniche che rendono nulle tutte le mie obiezioni, ma in questo caso non ha senso discutere.

Lasciatemi ora dire che, nel mondo delle foto di fantasmi, questa è abbastanza buona. La figura salta fuori subito, e non ci vogliono grandi salti di immaginazione per vederla. … Inoltre non è un falso sfacciato, come l’incompetente autopsia dell’ “alieno di Roswell” o le fatine che ingannarono Sir Arthur Conan Doyle.

Trattiamo quindi la figura come se fosse reale, e vediamo cosa possiamo dedurre dall’osservazione ravvicinata dell’immagine rappresentata. E’ stata interpretata come quella di una giovanetta con lunghi capelli scuri, in piedi sulle scale antincendio, vestita con quello che pare essere un ampio abito bianco o una camicia da notte e un berrettino bianco (non ho chiara nella mente la tipologia degli abiti, e non so come li definirebbero gli esperti di abbigliamento indossato nel 17.mo secolo).

La prima cosa da osservare è il corpo sotto la cima della ringhiera. Nella foto è un’area grigiastra, che diviene più bianca verso il fondo dell’immagine. Non c’è un profilo dell’abito. Quel che dà l’impressione di un corpo è l’estremità destra della banda scura orizzontale che passa all’incirca all’altezza dei fianchi. Sembra una cintura oppure una fascia indossata attorno al corpo, anche se lo ritengo un accessorio inappropriato dato il tipo di vestito. La fascia serve comunque a livello visuale per creare l’impressione della vita e dei fianchi. Senza di essa, la testa sembrerebbe semplicemente sospesa sopra le inferriate.

Osservate il lato destro della figura (a sinistra di chi guarda). L’area scura sembra essere una porta parzialmente aperta o, meno probabilmente, lo spessore di un muro. Il suo bordo destro coincide con una delle inferriate verticali. Non c’è traccia dell’abito o di un braccio destro alla sinistra della ringhiera, come ci si potrebbe aspettare data l’ampiezza della figura. L’area scura taglia nettamente l’abito; in altre parole, la figura è in piedi dietro la porta o il muro, e non sulla scala antincendio vera e propria.

Guardate ora la striscia scura orizzontale, la cintura o la fascia di cui dicevamo prima. Continua piuttosto chiaramente nell’area scura della porta o del muro. Non è parte della figura, se la figura è dietro il vano della porta. Adesso, ciò è perfettamente possibile, ma è doppiamente significativo: sia perchè la “fascia” è l’unico elemento della foto che crea l’impressione di un corpo (come abbiamo già detto), sia perché deve essere un qualche detrito che cade o fluttua, e mette in evidenza come tali materiali possano volare durante un incendio. Parleremo ancora di questo più avanti.

La testa è visibile meglio nell’ingrandimento. La definizione del volto risiede nelle ombre dei lineamenti e nei capelli. Ma parte di questi capelli e di queste ombre nella parte inferiore del viso cadono dall’altra parte della cima della ringhiera e la oscurano. Il volto, se è reale, è posto “davanti” alla ringhiera. Cosa non compatibile con la posizione del corpo. C’è una linea scura che scende dal viso fino a sotto la cima della ringhiera; potrebbe essere interpretata come un accessorio dell’abbigliamento, ma dalla copia della foto che si trova sul web non è possibile determinare se sia davanti o dietro le inferriate.

Dalle informazioni che si possono trarre dalla foto, pertanto, concludo che o la figura non è reale, o che quel fantasma ha una forma straordinaria per essere quello attribuito ad una bambina. Se non è reale, che cosa è?

In un gran fuoco c’è un sacco di roba che vola per aria: fumo che fluttua e crea sagome di luce ed ombra, detriti che cadono dal soffitto o che sono fatti volar via dalle vampate bollenti, contenitori sigillati che esplodono e così via. La mia interpretazione è che il fotografo è stato molto fortunato a catturare alcuni di questi elementi in una configurazione istantanea che l’occhio e il cervello umano trovano molto facile interpretare come figura umana. –

Se come penso si tratta di un falso, il mistero principale comunque risiede nelle motivazioni che possono aver spinto qualcuno a realizzare la foto. Di sicuro, ha avuto successo.

Per finire una curiosità. Le autorità locali di Wem hanno ricostruito il municipio in un’altra sede, e gli abitanti del posto hanno protestato perché avrebbero voluto che anche la vecchia Town Hall fosse ricostruita. Il sindaco e la giunta hanno dichiarato che non c’era disponibilità economica per il progetto, e che i residenti avrebbero dovuto scegliere se ristrutturare l’antico edificio oppure costruire una piscina pubblica. Si è quindi tenuto un referendum, e la maggioranza ha scelto di proseguire con i lavori per la piscina. Con buona pace del fantasma, l’acqua ha avuto la meglio sul fuoco, ancora una volta.

Aggiornamenti

1. Un video

Fin qui il testo pubblicato nel blog. La discussione che ne seguì fu piuttosto accesa, e proseguì per circa un mese registrando interessanti pareri contrastanti, come si può leggere seguendo il link riportato all’inizio.

Ci fu anche un seguito, sempre registrato nel blog, e gli interessanti sviluppi possono essere letti qui: http://www.massimopolidoro.com/blog/wem-town-hall-ghost-forse-la-foto-e-truccata.html.

Nel post Massimo Polidoro –su segnalazione di Giorgio Castiglioni- riporta quanto segue:

Nel 1996 il programma “Out of this World” aveva realizzato un’interessante indagine su quella fotografia (nel blog è possibile trovare il link al video relativo a tale indagine).

Nella prima parte del documentario, il mistero sembra intatto. Nella seconda, però, il conduttore si reca al Museo fotografico nazionale di Bradford e gli esperti del museo che esaminano la foto scoprono qualcosa di molto interessante. Nel video linkato alla pagina l’esperto spiega che il volto della “bambina fantasma” presenta una strana caratteristica. E’ attraversato da una serie di linee orizzontali, come quelle che si avrebbero se l’immagine fosse stata ottenuta fotografando una televisione. In nessun altro punto della foto compaiono le stesse linee orizzontali.

In altre parole, si potrebbe trattare di un fotomontaggio in cui il volto fotografato alla TV è stato sovrimpresso, con una tecnica basilare alla portata di chiunque – e usata già nell’800 per creare foto di fantasmi, senza bisogno di alcun fotoritocco digitale. L’esperto mostra un esempio da lui ottenuto in camera oscura.

Certo questa scoperta solleva forti dubbi anche sul fatto che si tratti di un semplice, per quanto straordinario, caso di pareidolia. L’autore della foto (che come spiega nel video se l’è sviluppata da solo nella sua camera oscura da giardino) nega che si tratti di un falso. L’opinione degli esperti, però, è esattamente l’opposto…..(segue)…

Organizzare ed effettuare un’indagine sul paranormale non è semplice. Occorre innanzi tutto recarsi sul posto, e poi disporre di una serie di strumenti e materiali spesso di non facile reperimento. Non ultimo, bisogna poter contare su una certa autonomia economica.

Una possibile alternativa, praticabile in alcuni casi, è l’indagine “da casa”, condotta servendosi delle informazioni reperibili sul web. A queste informazioni è possibile applicare il ragionamento logico, le proprie conoscenze ed esperienze, il metodo critico e tutto il nostro armamentario di scettici convinti. Al termine della ricerca, potremo trarre delle conclusioni concrete le quali, pur non potendo essere verificate materialmente, sono comunque una possibile spiegazione del fenomeno in esame.

Di questa tipologia di investigazioni fornisco qui due esempi, relativi a due fantasmi, entrambi inglesi, of course.

Il fantasma di Wem Castle

 

Introduzione

Questo “caso” accese la mia curiosità quando vidi l’ immagine pubblicata sul blog di Massimo Polidoro(http://www.massimopolidoro.com), in un post sulla pareidolia:

Decisi quindi di dedicare qualche ora ad una ricerca sul web, concentrandomi sui personaggi coinvolti nella faccenda. L’evento fu riportato a suo tempo addirittura dalla BBC (e questo è un elemento in comune con un’altra ricerca da me condotta, sul “fantasma della birra”), in una pagina locale dello Shropshire, la contea in cui avvenne il fatto

(http://www.bbc.co.uk/shropshire/features/halloween/halloween_wem.shtml)

Ad onor del vero, nell’indirizzo web notiamo che probabilmente la pagina fu creata a ridosso di Halloween, e quindi magari anche con un intento “leggero”.

Il testo della pagina, che includeva la foto, è tradotto di seguito integralmente (parte di esso è nuovamente citato nel testo del post).

 

Questa foto fu scattata da Tony O’Rahilly, un residente del luogo, il 19 novembre 1995, mentre Wem Town Hall –il Municipio- bruciava fino alle fondamenta. Quando O’Rahilly eseguì la foto, ne’ lui ne’ altri astanti videro la bimba sulla porta.

O’Rahilly afferma che all’immagine non sono stati applicati effetti speciali.

La foto fu scattata, con una lente da 200 mm, dall’altra parte della strada.

All’epoca, O’Rahilly e altre persone che osservavano l’incendio furono bloccati dalla polizia e dai vigili del fuoco, e fu impedito loro di avvicinarsi all’edificio.

Fu solo dopo aver fatto sviluppare l’immagine che O’Rahilly vide la bambina, e inviò immediatamente la foto all’Association for the Scientific Study of Anomalous Phenomena (ASSAP).

A sua volta l’ASSAP spedì foto e negativo al Dr. Vernon Harrison, ex presidente della Royal Photographic Society.

Il Dr. Harrison analizzò entrambi e riferì di essere soddisfacentemente convinto che la foto non era stata ritoccata. Questi affermò:

“Il negativo è un genuino lavoro in bianco e nero, e non mostra segni di manomissione.”

A giustificazione di Harrison, aggiungiamo che il sito della BBC scrive anche:

Ad ogni modo, il dr. Harrison si considera pur sempre uno scettico e ha suggerito che l’immagine della bambina possa essere semplicemente una combinazione di luci particolarmente favorevole, con il fumo, le fiamme e le ombre che crearono un’illusione ottica nel momento in cui il fotografo effettuò il suo scatto.

Il sito fornisce anche qualche cenno storico relativo a Wem Castle.

Il fuoco aveva già distrutto in precedenza il Municipio, nel 1677. Gli archivi storici mostrano che l’incendio del 1677 era stato causato da una ragazzina di nome Jane Churm, che lo aveva innescato accidentalmente lasciando cadere una candela.

Da quel giorno, si è sempre ritenuto che il Town Hall sia infestato dal fantasma di Jane Churm.

Nonostante la pubblicità internazionale e le visite effettuate da squadre di “ghostbusters”, non è mai stato possibile spiegare l’origine di questo volto femminile nelle fotografie.

La domanda è: cosa è più incredibile? Una straordinaria coincidenza di tempi ed effetti luminoso o la vaga possibilità che gli spiriti aleggiano sulla terra –e uno di essi è stato casualmente catturato da una pellicola?

In questo testo possiamo notare una lieve incongruenza, e cioè l’uso del plurale “fotografie” nel penultimo paragrafo, che sembra fuori luogo dal momento che non risultano esistere altri scatti di questo fenomeno.

Decisi quindi di approfondire un po’ la conoscenza con i personaggi coinvolti nella storia, e quello che segue è il risultato di questa ricerca (visibile anche qui: http://www.massimopolidoro.com/blog/sul-fantasma-di-wem-town-hall.html)

 

I personaggi

Vernon Harrison, già presidente della Royal Photographic Society (nato nel 1912 e defunto nel 2001) è l’esperto di fotografia e contraffazioni consultato per l’autenticità della foto della bimba nell’incendio. Su Wikipedia (traduco dalla versione inglese) si legge tra l’altro che:

Harrison è stato membro della Society for Psychical Research (SPR), e cofondatore –con Hilary Evans, Jenny Randles, Bob Rickard (fondatore ed editore di Fortean Times) e il dr Hugh Princott (già segretario e tesoriere della SPR)- dell’Association for the Scientific Study of Anomalous Phenomena (ASSAP).

Sulla scia delle presunte fotografie del mostro di Loch Ness scattate da Anthony “Doc” Shiels nel 1977, Harrison fu contattato da Tim Dinsdale per ottenere il parere di un esperto sulla loro autenticità. Nella sua lettera datata 3 dicembre 1977 –pubblicata su Fortean Times nell’estate del 1979- Harrison scrive di aver trovato “le diapositive abbastanza normali e di non aver riscontrato alcuna prova di una doppia esposizione, sovraimposizione di immagini oppure interventi con candeggina o coloranti.”

 

A proposito della foto di O’ Rahilly, sul sito della BBC –come già segnalato prima- si legge che la diagnosi di Harrison, che esaminò sia il positivo che il negativo fu:

“Il negativo è un genuino lavoro in bianco e nero, e non mostra segni di manomissione.”

La Society for Psychical Research (SPR) è un’organizzazione non profit fondata nel 1882 nel Regno Unito. Suo compito istituzionale è la comprensione di “eventi e abilità comunemente descritti come medianici o paranormali, tramite la promozione e il sostegno di importanti ricerche in queste aree”, e di “esaminare presunti fenomeni paranormali con metodo scientifico e obiettivo”.

Hilary Evans è un artista britannico, membro della SPR, autore di pubblicazioni sul paranormale e le anomalie. E’ anche consigliere della BUFORA. Si considera uno scettico, ma ritiene che molte affermazioni sul paranormale possano enormemente estendere la conoscenza di noi stessi e dell’Universo.

Jenny Randles è un’autrice britannica, ex direttrice delle investigazioni della BUFORA (British UFO Research Association). E’ specializzata in pubblicazioni sugli UFO e i fenomeni paranormali.

La BUFORA ha tra i suoi scopi principali:

  1. incoraggiare e promuovere ricerche scientifiche obiettive sui fenomeni UFO che avvengono in tutto il Regno Unito
  2. raccogliere e divulgare prove e dati relativi agli UFO
  3. coordinare le ricerche sugli UFO nel Regno Unito e cooperare con analoghe istituzioni in tutto il mondo

Robert “Bob” J M Rickard è fondatore ed editore della rivista britannica Fortean Times: The Journal of Strange Phenomena, che vide la luce nel 1973. Scopo dichiarato della rivista è continuare il lavoro documentale di Charles Fort (su questo personaggio vedere ad esempio http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Fort) su ciò che è strano, anomalo e inspiegato. In aggiunta al suo ruolo editoriale, Rickard ha scritto diversi libri e centinaia di articoli su una vasta gamma di argomenti forteani.

L’ASSAP effettua ricerche su fenomeni quali case infestate da fantasmi, avvistamenti di UFO, fotografie anomale, scrittura automatica, crop circles, regressione ipnotica, numerologia, esperienze fuori dal corpo, interferenze con le luci stradali (i lampioni che si accendono e si spengono…), la visione a distanza, i sogni. L’ASSAP organizza corsi per l’investigazione del paranormale, in particolare sui fantasmi, alla cui esistenza i suoi membri sembrano credere, come si desume dalle conclusioni di una delle tante investigazioni condotte con dovizia di mezzi e di personale in edifici infestati dagli spiriti: “E’ nostra opinione che questo castello del 12mo secolo sia attivamente popolato da almeno sei diversi fantasmi.”

Timothy Dinsdale, (1924-1987) è stato uno dei più famosi cercatori del Mostro di Loch Ness. Durante la sua prima settimana di osservazione, il 23 aprile 1960 ottenne una granulosa pellicola di un oggetto sul lago, che si crede possa essere una prova dell’esistenza del mostro.

Di seguito un fotogramma:

Approfondite analisi di questo controverso filmato fanno ritenere si tratti di una barca, anche se osservazioni computerizzate rivelano una gobba supplementare. … Nonostante abbia dichiarato di aver avvistato il mostro in altre occasioni, Dinsdale sosteneva di essere stato troppo emozionato per pensare di scattare una fotografia.

Anthony “doc” Shiels, nato nel 1938 in Inghilterra, artista, divenne mago professionista “part-time” (secondo una definizione trovata in rete). Tra le sue attività, la gestione di uno spettacolo itinerante di magia e mentalismo, oltre alla pubblicazione di vari libri di magia ed enigmistica. E’ stato uno dei pionieri di Bizarre magick. La sua foto può darci un’idea del personaggio!

Questa invece è la foto da lui scattata al mostro di Loch Ness dallo Urquhart Castle, il 21 maggio 1977:

 In rete Shiels è ritenuto da molti un “hoaxter”, cioè nella migliore delle ipotesi un burlone.

Si legge fra l’altro: (fonte Strangemag.com):

La qualità delle prove fotografiche dell’esistenza del mostro di Loch Ness è molto varia. Mentre alcune restano misteriose altre, come quelle dei noti hoaxters Frank Searke e Tony “Doc” Shiels, sono ritenute fraudolente, e in alcuni casi la frode è nota. Eppure sono continuamente riproposte come genuine riprese del mostro, e probabilmente non verranno mai cancellate nonostante le serie e numerose critiche pubblicate, nelle quali vengono rese note le ripetute “burle” ideate dai loro creatori.

E ancora (fonte museumofhoaxes.com)

Anthony Doc Shiels ha dichiarato di aver scattato questa foto mentre campeggiava accanto allo Urquhart Castle. La sua impressionante nitidezza (forse la più nitida mai ottenuta) l’ha resa popolare tra il pubblico. Ma è difficile trovare un qualunque esperto propenso a prenderla sul serio, semplicemente perché la creatura qui ritratta ha un aspetto così ovviamente fasullo. (E’ strano ad esempio che non vi siano onde nell’acqua attorno al collo). Gli scettici chiamano il mostro di Shiels “il burattino di Loch Ness”. Il fatto che Shiels fosse un uomo di spettacolo, uno “stregone” e un medium da palcoscenico che aveva sviluppato, di contorno, un’attività di cacciatore di mostri professionista, non aiutava la sua credibilità. Lo stesso Shiels commentò che anche mentre ritraeva mostri nei laghi continuava a non credere che ci fossero davvero.

Questi dunque i retroscena dei personaggi implicati nella faccenda. Tralasciamo per un attimo il tipo di organizzazioni e le persone con cui Vernon Harrison ha collaborato a lungo, e ricapitoliamo in breve: la fotografia del fantasma (tra un attimo parleremo del suo autore) è stata autenticata da un esperto che aveva autenticato anche la foto di Nessie scattata dal noto hoaxter Tony Shiels, su richiesta di un altro personaggio autore di un discusso filmato sul mostro.

Quel che si può commentare, ad essere buoni, è che la diagnosi di Harrison, se vogliamo, è corretta. Rileggiamo il brano sopra riportato: egli dichiara infatti che le diapositive sono normali e non presentano tracce di manomissione. Mai affermazione fu più sincera: si tratta, con ogni probabilità, di foto genuine di un vero falso! Le foto in se’ non sono manomesse, e ci mancherebbe!

Il signor O’Rahilly. L’unico personaggio di cui in rete non sono riuscita a trovare notizie è proprio il signor O’Rahilly, del quale si dice solo –in moltissimi siti- che era residente nella cittadina di Wem e che ha fatto la foto con un obiettivo da 200 mm mentre si trovava dall’altro lato della strada. Sembra che sia morto nel 2005. Certo sarebbe interessante saperne di più. Così come sarebbe interessante sapere che fine ha fatto il negativo originale. Cosa strana, a mio avviso, è che un passante casuale (come viene in più resoconti descritto il signor O’Rahilly) avesse a portata di mano una macchina fotografica caricata con pellicola bianco e nero, inusuale davvero in pieni anni ‘90. Ha poi inviato immediatamente (si legge nel sito della BBC, nella pagina già indicata prima) la foto all’Association for the Scientific Study of Anomalous Phenomena, che a sua volta l’ha girata a Vernon Harrison. Quasi che sapesse bene come comportarsi in un simile frangente…
Un’altra foto, scattata da altra angolazione e a colori, è riportata sul sito http://www.psican.org/alpha/index.php?/2008070672/Ghosts-Hauntings/In-The-Doorway-Of-A-Burning-Building.html, ed eccola qui:

Bisogna dire che il bianco e nero ha un suo fascino e un suo mistero che le foto a colori non hanno.
La leggenda di Jane Churm, la ragazzina che appiccò involontariamente il fuoco all’edificio nel 1677 e che da allora si diceva vagasse in preda ai rimorsi, ha senz’altro costituito un valido supporto alla costruzione dell’intera faccenda…(segue)…

Ufocotteri

Scritto da fabio pulvirenti novembre - 10 - 2010 1 COMMENTO

Cari amici del Cicap Sicilia

L’articolo che state per leggere è la risposta al racconto di un avvistamento Ufo del 14 Ottobre 2010. Mi è sembrato utile pubblicarlo sia per correttezza verso chi ci ha interpellato ma anche, e soprattutto, perchè credo sia utile per chiarire alcuni aspetti ricorrenti degli avvistamenti notturni di velivoli “non identificati”, quali quello delle luci e del rumore.    

Giuseppe Mascolino ci scrive:

Salve, da quando sono bambino (ho 24 anni) sono sempre stato affascinato dall’eventuale presenza di creature intelligenti non terrestri. L’aver conosciuto Eugenio Siragusa inquanto suo paesano, ha solo accresciuto in me questo sentimento ma non devo raccontare la mia vita ma il mio avvistamento;
la notte del 14 ottobre verso le 2:00 tornando a casa mi soffermavo come ogni sera a osservare il cielo per riscontrare eventuali “anomalie” e visto che tutto era al suo posto sono entrato a casa. Dopo circa 20 minuti dalla finestra della mia stanza vedo una luce che prima non c’era e così, munito di videocamera, sono uscito sul terrazzo a controllare. L’oggetto si presentava luminoso con una zona verde e una rossa ma inizialmente, a causa della sua lontananza, non riuscivo a ben capire di cosa si trattasse. L’oggetto di muoveva a velocità costante in direzione catania da messina( io vivo a nicolosi). In un paio di minuti la luce che inizialmente era verde è diventata bianca ( come quella degli orbs che solcano i cieli di tutto il mondo), mentre quella rossa lampeggiando ad intermittenza sembrava quella degli aerei o elicotteri che spesso vedo passare ma che sono sempre accompagnati dal frastuono dei motori. Nonappena l’oggetto era di “fronte” a me sono stato costretto ad interrompere la ripresa a causa delle batterie esauste. Nel giro di 50 secondi, il tempo necessario a mettere sotto carica la video camera, l’oggetto si era spostato di molto sempre nella stessa direzione e prima di perderlo di vista a causa di un monte, sono riuscito a riprenderne il lato “posteriore” notando come 2 luci rosse ad intermittenza e una bianca. A me l’oggetto è sembrato di forma triangolare e intento a voler camuffare la sua natura emettendo luci e mantenendo la velocità come di un elicottero( troppo piano per essere un aereo). Dopo circa mezzora vedo ricomparire da dietro il monte ma in direzione opposta un oggetto che emette 2 luci sempre ad intermittenza bianca e rossa e che compie lo stesso identico tragitto nel senso opposto. Stavolta non c’era una luce fissa bianca accesa ma solo queste due ad intermittenza ma sempre senza il rumore tipico di aerei ed elicotteri; la filmo per altri 5 minuti fino a che non scompare dal mio campo visivo.In conclusione considerandomi un buon osservatore e non essendo nuovo ad avvistamenti anche più “strani”, credo che quello fosse un ufo.

Gent.le Giuseppe Mascolino, la ringrazio per averci scritto. In assenza del filmato in questione ma dalle informazioni che comunque mi fornisce sulle colore e il tipo di luci avvistate e sulla traiettoria,  ritengo possa trattarsi di un velivolo convenzionale, nella fattispecie un elicottero. Escludo possa trattarsi di un aereo in quanto lei afferma di aver visto il velivolo fare un percorso e poi ripercorrere lo stesso nella direzione opposta in poco tempo. Il sistema di luci utilizzato sugli elicotteri è in ogni caso il medesimo degli aerei e delle navi, fatta eccezione per il faro di ricerca. 

Le luci sugli elicotteri si dividono generalmente in:

Luci di navigazione, rossa sull’ala sinistra, verde sull’ala destra e bianca in coda, e luci anti-collisione.

In particolare le tre luci di navigazione (ad emissione continua) sono così caratterizzate:
1. luce rossa continua, diffusa sopra e sotto il piano orizzontale
dell’aeromobile per un angolo di 110° misurato verso sinistra a
partire dalla direzione dell’asse longitudinale;
2. luce verde continua, diffusa sopra e sotto il piano orizzontale
dell’aeromobile per un angolo di 110° misurato verso destra a partire
dalla direzione dell’asse longitudinale;
3. luce bianca continua, diffusa per un angolo di 140° gradi diviso
simmetricamente sulla destra e sulla sinistra dell’asse longitudinale
dell’aeromobile, all’estremità posteriore della fusoliera.

Le luci di navigazione sono disposte in modo da poterne vedere solo una delle tre affinché sia possibile capire dove si trova l’aeromobile e in quale direzione sta procedendo. Se ci si trova a guardare al limite dell’arco si ha comunque l’impressione che la luce lampeggi.

Le luci anti-collisione possono essere invece intermittenti, rotanti o stroboscopiche (ultimamente anche a led) proprio di colore rosso, bianco o rosso-bianco, come quelle da lei avvistate, e sono installate in punta d’ala, o sulla sommità della deriva, o sul dorso, o sotto il ventre della fusoliera e assicurano un campo di copertura in tutte le direzioni per 75°, sopra e sotto il piano orizzontale dell’aeromobile. Vi sono poi i fari di atterraggio o di ricerca (nel caso ad es. di elicotteri della polizia) costituiti da luci bianche di forte intensità, e in una qualche misura orientabili, e le luci cabina che possono essere usate in aggiunta alle luci anticollisione per evidenziare ulteriormente l’aeromobile, eccetto se possono essere confuse con le luci di navigazione.

Può trovare qui alcune immagini:

http://tinyurl.com/eh-101-Jordan

http://crosbyharbison.com/blog/wp-content/uploads/2009/07/jesusita-5.jpg

http://images.pennnet.com/articles/os/thm/th_309968.jpg

Il seguente filmato

http://www.youtube.com/watch?v=t1sLySAlkAc

è invece un esempio di un velivolo che nella prima parte potrebbe benissimo venire spacciato per un UFO… salvo poi rilevarsi un elicottero in missione notturna.

Nel caso in questione lei dice:

1)… l’oggetto si presentava luminoso con una zona verde e una rossa ma inizialmente, a causa della sua lontananza, non riuscivo a ben capire di cosa si trattasse. L’oggetto di muoveva a velocità
costante in direzione Catania da Messina (io vivo a Nicolosi);

2) ..in un paio di minuti la luce che inizialmente era verde è diventata bianca;Non appena l’oggetto era di “fronte” a me sono stato costretto ad interrompere la ripresa a causa delle batterie esauste.

3)Nel giro di 50 secondi, il tempo necessario a mettere sotto carica la video camera,l’oggetto si era spostato di molto sempre nella stessa direzione e prima di perderlo di vista a causa di un monte, sono riuscito a riprenderne il lato “posteriore” notando come 2 luci rosse ad intermittenza e una bianca.

Possiamo comprendere ciò che è stato avvistato osservando la figura allegata ove simbolicamente è stato inserito il simbolo di un aereo ma che riferiremo in realtà ad un elicottero.

In base a ciò che è stato detto sulla disposizione delle luci negli elicotteri, e dalle indicazioni che lei mi ha fornito sulla traiettoria, si comprende che l’elicottero in questione stava procedendo verso sud-ovest (traiettoria rossa). In un primo momento (punto 1) il velivolo era in avvicinamento rispetto all’osservatore e mostrava quindi in direzione della linea di vista (freccia nera) il lato destro e quindi la luce di posizione verde più la luce anticollisione rossa. All’approssimarsi dell’elicottero, fino ad essere osservato quasi frontalmente rispetto all’osservatore (punto 2 linea di vista gialla), la luce verde, che copre un campo di 110°, ha iniziato a diventare invisibile e, al suo posto, ha cominciato a rendersi visibile sempre di più quella di posizione posteriore bianca. Dopo i 50 secondi circa l’elicottero era ormai in una posizione tale (punto 3 linea di vista azzurra) da essere visto da dietro ove sono presenti proprio la luce bianca per posizione di coda e una o più luci intermittenti rosse (le luci anti-collisione). 

Dopo circa mezzora vedo ricomparire da dietro il monte ma in direzione opposta un oggetto che emette 2 luci sempre ad intermittenza bianca e rossa e che compie lo stesso identico tragitto nel senso opposto. Stavolta non c’era una luce fissa bianca accesa ma solo queste due ad intermittenza…

Al ritorno l’elicottero mostrava all’osservatore il lato sinistro ove è presente la luce rossa fissa più la luce rossa intermittente,ovvero la strobo anti-collisione, che ovviamente deve poter essere visibile anche di fronte. La luce bianca fissa può apparire solo laddove venga utilizzato il faro di ricerca (che brandeggiato può comunque apparire e scomparire) o le luci di atterraggio che avendo un fascio piuttosto concentrato possono apparire “lampeggianti” se ci si trova al margine del loro fascio luminoso,a causa delle variazioni di assetto. Se quindi l’elicottero non era provvisto di faro di ricerca, non lo stesse utilizzando o non fosse in fase di atterraggio è normale non aver visto alcuna luce bianca fissa.

Passiamo infine al rumore. L’ipotesi della presenza di un elicottero è da lei messa in dubbio a causa del poco rumore avvertito. A questo proposito bisogna notare che fino al 60% del rumore prodotto da un elicottero convenzionale deriva dalla interazione tra i vortici generati dalle estremità delle pale del rotore principale con quelli prodotti dal rotore di coda. Il rumore dipende dalla direzione e dalla velocità del velivolo e varia parecchio da modello a modello. Ad esempio gli AB 205 e 212 (quelli con 2 pale) sono di base molto rumorosi, tanto che li si può sentire benissimo anche a 2-4 Km di distanza, rispetto ad essi velivoli come l’ AB 412, l’A129 Mangusta dell’Esercito, l’NH 500 della Finanza, l’HH-3F del CSAR, generano minore rumore. In tutti i casi se gli elicotteri vanno piano e non sono in avvicinamento il loro rumore si può confondere con quello di fondo. Premesso questo, esistono dei sistemi di riduzione del rumore come il Fenestron (particolare tipo di rotore di coda completamente integrato presente nella parte terminale della trave di coda) o come il NOTAR (acronimo di NO TAil Rotor, cioè senza rotore di coda), un componente tecnologico ideato dall’azienda statunitense McDonnell Douglas Helicopter Systems, che posto al termine della trave di coda, al posto del tradizionale rotore di coda, ha la funzione di contrastare l’imbardata indesiderata generata dal rotore principale, utilizzando un flusso d’aria opportunamente direzionato. Esiste anche una tecnologia di recente concezione chiamata Blue Edge (particolari rotori a pale inclinate simili a delle lame) della Eurocopter Group che è stata impiegata sull’EC155 e che pare apportare notevoli miglioramenti all’abbattimento dell’inquinamento acustico(circa 3-4 decibel di differenza). Un esempio qui: 

http://www.youtube.com/watch?v=GOE1fboEddI&feature=player_embedded

Non è detto che un rumore non eccessivo sia da attribuire a velivoli non convenzionali.

Alla luce di quanto osservato ritengo quindi che possa essersi trattato proprio di un elicottero.

Cordiali saluti

Dott.Fabio Pulvirenti

Coordinamento Cicap Sicilia

Si ringraziano Claudio Casonato, Gianni Comoretto, Giulio Portioli e l’elicotterista Orsovolante (http://www.blogger.com/profile/10772002114059721243) per le consulenze e i preziosi suggerimenti.

UFO o lanterna a Catania?

Scritto da fabio pulvirenti settembre - 30 - 2010 3 COMMENTI
Immagine anteprima YouTube

Il seguente articolo analizza le informazioni diffuse dall’emittente televisiva Antenna Sicilia durante il servizio andato in onda  giorno 20 Settembre 2010 nell’edizione del tg delle 14. Il servizio (che abbiamo prelevato da youtube) è basato su un presunto avvistamento UFO nei cieli di Catania (Sicilia) di cui costituirebbe prova un filmato girato con un telefonino da un osservatore che casualmente transitava con la propria vettura nella zona ove l’oggetto era in quel momento visibile.   

Premesso che il filmato è di bassissima qualità (proprio perchè girato con un telefonino) sembra proprio che si tratti di una comunissima lanterna cinese.Le lanterne cinesi (vedi articolo Sky Lanterns i nuovi UFO) sono probabilmente ancora poco conosciute e vengono spesso scambiate per oggetti non identificati. L’osservatore in questione conosce le lanterne cinesi ma afferma che in questo caso si tratti d’altro.Proviamo allora ad analizzare gli elementi a nostra disposizione per fare luce ( mai termine è stato più appropriato) su questa vicenda.

Suggerimenti a favore dell’ipotesi lanterna cinese provengono non solo dal colore rosso-giallo, che è tipico delle lanterne cinesi maggiormente usate (sebbene ne esistano anche di colore verde o blu) ma proprio dai “quattro punti luce” a cui si riferisce il testimone dell’avvistamento, punti che, con molta probabilità, altro non sono che i punti terminali del supporto di bamboo su cui è montata la cella di cera combustibile che alimenta le lanterne cinesi.

L’effetto è in questo caso particolarmente evidenziato a causa dell’”effetto pixel” del telefonino che, a parte per fattori di costruzione del sensore con cui è fatta la videocamera, interviene spesso quando si passa all’ingrandimento con zoom digitale anzichè ottico (quest’ultimo tra l’altro prerogativa di pochissimi modelli di cameraphone di ultima generazione).

 Nel servizio si dice che  sull’evento non si riesce ancora a dare una spiegazione scientifica ma questa affermazione ci sembra alquanto azzardata, si fa infatti riferimento a specialisti, esperti del CUN e scienziati senza citare esattamente chi nè cosa abbiano fatto o su quali elementi si siano basati questi scienziati per concludere che non vi sia alcuna spiegazione scientifica.Ci piacerebbe a tal proposito avere maggiori informazioni dal  CUN che pare abbia preso in considerazione il caso. Nel filmato si dice infatti:

  “Numerosi dettagli ripresi, tra questi anche la fuoriuscita dalla sfera infuocata di un fascio di luce verde così come un laser che serve per scansionare”    (???) 
 
Non è chiaro quali siano i numerosi dettagli ripresi con un telefonino che a stento riesce a inquadrare l’oggetto ma non mi sembra che si veda alcunchè di simile nel filmato, nessun raggio verde insomma…..

Il testimone oculare inoltre filma un solo oggetto ma alla fine parla di più oggetti…Sono uno o tanti??? 

Lo stesso sottolinea poi  la peculiarità del movimento che sarebbe stato lineare. Il movimento delle lanterne cinesi, proprio perchè trasportate dal vento, E’ LINEARE e lo è nella direzione del vento stesso. Per inquadrare l’oggetto presente nel video l’osservatore ha dovuto in questo caso ricorrere allo zoom proprio perchè l’oggetto, che si comporta come una piccola mongolfiera, sta salendo parecchio verso l’alto per effetto della combustione. Quando viene accesa la fiamma, infatti, il calore ne scalda l’aria all’interno diminuendone la densità. Di conseguenza l’oggetto si alza in volo.

Non è necessario infine tirare in ballo i fulmini globulari.  Non solo perchè sono eventi molto rari di dimensioni solitamente piccole e ridotti tempi di vita ma perchè  i fulmini globulari fluttuano ad altezza costante e non tendono a risalire verso l’alto.   

Vista comunque la particolare carenza di dati per il caso in questione, restiamo aperti a qualunque altra informazione , commento o suggerimento ma  allo stesso tempo suggeriamo sempre di affidarsi al buon senso o comunque di considerare tutte le possibili spiegazioni più plausibili prima di affidarsi a ipotesi fantascientifiche. 

Al prossimo ufo!  :)

Fabio Pulvirenti

Coordinamento Cicap Sicilia

Seconda giornata nazionale antisuperstizione:Resoconto

Scritto da fabio pulvirenti settembre - 19 - 2010 AGGIUNGI COMMENTI

Venerdì 17 Settembre 2010 alle ore 19 presso l’auditorium di Palazzo S.Biagio, via Roma 88 Augusta (SR), si è svolta la conferenza sulla Seconda Giornata nazionale Antisuperstizione un evento promosso a livello nazionale dal CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, e organizzato in Sicilia dal gruppo locale CICAP SICILIA. L’evento è stato organizzato in varie forme, a partire dalla pubblicizzazione. Nella città di Augusta sono state affisse le locandine, è stato creato un evento apposito su facebook e molteplici sono stati i comunicati diffusi dalle testate giornalistiche online e cartacee. Tra i siti e giornali in cui è apparsa la notizia citiamo il giornale “La Sicilia” (edizione Siracusa del 18 Settembre 2010) canicattìweb.com, agrigentoflash.it, lavalledeitempli.net, agrigentoweb.it,  solo per citarne alcuni. Un servizio televisivo generale sulla giornata è andato in onda giorno 17 durante l’edizione delle 13:30 del Tg prima linea dell’emittente Telecolor di Catania e un annuncio è stato fatto su Radio Mediterraneo dall’amica Lucia Cannizzaro.

La serata, che ha contato una sessantina di partecipanti, il cui ingresso in sala prevedeva il passaggio sotto una scala, si è aperta con il discorso di benvenuto e saluto alle autorità del Presidente Fabio Pulvirenti che ha posto l’attenzione sul problema della superstizione e dell’importanza della divulgazione scientifica nel combattere la tendenza all’irrazionalità e alla diffusione in modo acritico di notizie su presunti misteri e fenomeni paranormali da parte dei media. Successivamente ha avuto luogo la proiezione di alcune scene sulla superstizione tratte dalla tv e dal cinema (“Occhio Malocchio Prezzemolo e Finocchio”- Lino Banfi,  “Uomo d’acqua dolce”- Antonio Albanese e “La patente” interpretato da Totò).

La parola è poi passata a Ilario Saccomanno  che ha presentato una relazione dal titolo “Come nasce una superstizione”, un ampio excursus sulle origini delle principali superstizioni con le possibili spiegazioni. La fine della relazione è stata seguita da una pausa durante la quale i presenti in sala hanno potuto  visionare ed acquistare i quaderni del CICAP e le stampe realizzate dall’illustratore Giuseppe Orlando. I partecipanti sono stati anche invitati a mettere alla prova le loro conoscenze e credenze sulla fortuna attraverso un quiz sulla superstizione e una lotteria superstiziosa (con la possibilità di consultare la smorfia) con in palio libri e quaderni del Cicap.  Sono stati anche distribuiti dei fogli sul gradimento della conferenza e sulla possibilità di associarsi al CICAP.

Il secondo intervento  “Le superstizioni nel gioco d’azzardo” (relatore Luca Manzella) è stato dedicato alle superstizioni nel mondo dei giochi d’azzardo e delle scommesse con un accenno alla teoria delle probabilità applicata al superenalotto e agli  errori di presunte teorie come quella sui numeri ritardatari.

Infine Fabio Pulvirenti ha presentato una relazione dal titolo “Le superstizioni nel resto del mondo” dove sono state messe a confronto le credenze superstiziose in vari paesi del mondo e durante la quale è stato mostrato come le superstizioni si evolvono nel tempo con un esempio sulle catene di Sant Antonio.  A tutti i presenti è stato consegnato un attestato di partecipazione.

Si ringrazia il sindaco di Augusta per averci concesso la possibilità di utilizzare la sala. Un grazie particolare va a :

Ilario Saccomanno per la pubblicizzazione dell’evento e il supporto logistico (scala compresa)  ;-)

Fara Di Maio per il lavoro di grafica (bigliettini, attestati e manifesti) anche a tarda notte

Gero Marsala per il supporto telematico

Un sentito ringraziamento va anche a Simona Scollo per le foto a Giusy Baio per le foto e per la sistemazione dei bigliettini  e a Diana Fascietta per i bigliettini,l’assistenza alla vendita e le riprese video.

Si ringrazia infine Marta Annunziata responsabile dei gruppi locali del CICAP per i preziosi consigli e tutti i membri del CICAP SICILIA che non hanno potuto partecipare ma che ci hanno sostenuto moralmente e materialmente e  incoraggiandoci.

Alla prossima!  :)

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