Domenica, 20 maggio 2012 11:29

Aggiornamenti

2. La soluzione?

Quella che però sembra essere l’ultima parola l’ho trovata proprio in questi giorni (giugno 2010) e sempre in rete. Alla pagina http://www.paranormalunited.com/paranormal-news/wem-ghost-picture-mystery-resolved/ leggiamo un articolo originariamente apparso su The Telegraph il 18 maggio 2010 (traduco il testo integrale in inglese):

Un mistero aleggia attorno ad una fotografia che risale a 15 anni fa, uno scatto in cui si è presumibilmente catturato il fantasma di una ragazzina ferma in piedi al centro di un inferno di fuoco: è stato risolto grazie ad un ricercatore che ha scoperto che l’immagine della ragazzina è stata copiata da una cartolina antica.

 

  

La cartolina ritrae una scena ripresa in strada; l’immagine fu realizzata negli anni ’20 proprio a Wem, Shropshire, da M. Audin-Wood.

Ma Brian Lear, 77 anni e occhio di lince, ha finalmente messo la parola fine al mistero, dopo aver notato una sbalorditiva somiglianza tra la spettrale istantanea e la ragazzina ritratta in una cartolina pubblicata dal suo giornale locale. La cartolina è apparsa nella rubrica “Past” (Passato) dello Shropshire Star, e mostra appunto un’immagine di Wem com’era nel 1922.

 

Una ragazzina in piedi sulla soglia di un negozio alla sinistra dell’immagine ha un’incredibile somiglianza con il Fantasma di Wem.

Mr Lear, meccanico in pensione e autista di taxi, originario di Shrewsbury, Shropshire, ha affermato: “E’ interessante comparare le due fotografie. Sono rimasto fortemente impressionato nel notare l’assoluta rassomiglianza con la bambina presentata come il Fantasma di Wem. L’abito e la cuffietta sono identici.”

Al Fantasma di Wem fu perfino dedicata una targa posta nel municipio ricostruito, e Wem è stata brevemente ribattezzata “Ghost Town” (La città dei fantasmi), attraendo centinaia di turisti ogni anno.

Anche questi aggiornamenti sono stati pubblicati nel blog, ma non hanno completamente convinto i lettori. Ho quindi proseguito le ricerche.

Ho trovato un ulteriore close-up in cui il viso della bambina è molto ben definito, e apparentemente identico a quello del presunto fantasma.

 

La foto è contenuta nel sito dello Shropshire Star, a questo indirizzo: http://www.shropshirestar.com/news/2010/05/17/does-postcard-solve-ghost-riddle/

Tutti i dettagli sembrano combaciare, ma ho voluto personalmente fare una semplice prova con un programma di fotoritocco, sovrapponendo questa foto a quella del fantasma nel fuoco. Il risultato, nel quale non è possibile trovare un solo particolare fuori luogo, è questo:

Anche il sito del Daily Mail (http://www.dailymail.co.uk/news/article-1279329/Wem-ghost-picture-mystery-resolved-eagled-eyed-pensioner.html) ha pubblicato una propria interpretazione del ritrovamento. L’articolo ci fornisce innanzi tutto delle ulteriori informazioni su Mr Tony O’Rahilly, che morì nel 2005 a seguito di un attacco di cuore. Peggy Carson, assessore locale che lo conosceva personalmente, dichiara che lo stress causato dall’interesse dimostrato dal mondo nei confronti della sua fotografia ha contribuito al decesso. Uno storico locale, Tom Edwards, afferma che “[O’Rahilly] ha sempre sostenuto che la foto fosse originale, e io gli ho sempre creduto”.

In questa pagina possiamo trovare addirittura una descrizione della tecnica che sarebbe stata utilizzata durante le seances in epoca edoardiana (1901/1910), la stessa che secondo un esperto sarebbe stata impiegata dall’autore della foto del fantasma.

Ecco di seguito il testo, tradotto dall’originale:

Esperti di fotografia hanno ipotizzato che l’immagine spiritica fosse un trucco di luci causato dal fuoco. Comunque, Greg Hobson, curatore delle fotografie al National Media Museum di Bradford, ha dichiarato: “La cartolina ci offre una prova decisamente conclusiva a favore dell’ipotesi che si sia trattato di una burla. Penso che si possa affermare che il mistero è stato risolto”.

Mr Hobson ha affermato che la tecnica utilizzata per produrre la foto alterata era probabilmente simile a quella utilizzata dai medium di epoca edoardiana, che facevano credere alle persone che li consultavano di essere in grado di eseguire fotografie degli spiriti assieme ai loro parenti, gli stessi che ai medium si rivolgevano. In questo modo potevano aumentare la propria credibilità.

Come prima cosa, il medium chiedeva una fotografia della persona deceduta, poi si recava in una stanza adiacente e la fotografava. Quando il cliente ritornava per un’ulteriore consultazione, l’immagine era già parzialmente esposta su di una lastra di vetro.

Durante la sessione, veniva eseguita un’altra fotografia del cliente, esponendola sulla stessa lastra; in questo modo si formava un’immagine che apparentemente mostrava lo spirito del caro estinto che veniva a far visita al proprio parente nel corso della seduta.

I lettori del giornale hanno inviato numerosi commenti, la maggior parte dei quali esprime dubbi sulla corrispondenza delle due immagini.

Anche in altri siti e forum si leggono pareri contrastanti. Molti sostengono che l’abbigliamento della bambina non sia dell’epoca in cui è stata scattata la fotografia, insinuando che magari anche quella è un’immagine spiritica di Jane Churm. Un confronto con le altre ragazzine presenti nella foto però dovrebbe dissipare il dubbio.

In particolare, il gruppo Facebook Spirit Sisters, alla pagina http://www.facebook.com/pages/Spirit-Sisters/68704847165, sostiene che l’immagine della bambina nella cartolina sia troppo grande rispetto al resto delle persone. Anche se a notarlo sembra effettivamente vero, a me personalmente pare che l’effetto sia dovuto forse solo al confronto visivo (che salta subito all’occhio) con la figura maschile che procede sulla sinistra, dando le spalle alla bambina. Istintivamente, viene da ritenerla quella di un uomo (che quindi dovrebbe essere molto più alto della bimba), ma a ben riflettere si tratta con tutta probabilità di un ragazzino, vestito da adulto secondo la foggia dell’epoca, oppure di un adulto di piccole dimensioni. Se la si raffronta con le ruote del carretto e con le altre bambine più lontane sulla destra, invece, e anche con la finestra, le proporzioni risultano normali. Inoltre, diamo per scontato che sia una bambina partendo dai tratti somatici delicati e -forse- dalla mancanza di forme femminili adulte (in particolare il seno). Nulla vieta però che si tratti di una giovanetta o di una giovane donna.

Anche nel forum ospitato dal sito della James Randi Foundation si è tenuta un’interessante discussione, e un partecipante ha anche realizzato una sorta di animazione che sovrappone le due immagini (http://forums.randi.org/showthread.php?t=175881).

Nessun mistero invece pare avvolgere la cartolina originale, di cui sappiamo praticamente tutto.

(Chi lo desidera può tra l’altro acquistare una copia del libro che la contiene, seguendo questo link: http://www.amazon.co.uk/Shropshire-Postcards-Past-Telford-Around/dp/1859835201)

La fotografia fu ripresa nel 1920 (secondo alcuni nel 1922) da un certo M. Audin-Wood, e la cartolina fu pubblicata da F. Hiden, Wem. La cartolina è stata prestata allo Shropshire Star da Ray Farlow, collezionista di Bridgnorth, che rivende, anche, il proprio materiale.

Il messaggio sul retro della cartolina, così come riportato dal sito www.paranormalunited.com,  era:

“11.9.22 Dear Shie (?? difficult to read), This will give you some idea of the quaintness of Wem. There are heaps of ideal places to be snapped, but the sun is not too obliging. We are leaving this afternoon for the ‘Grange’. George’s sister telephoned me this morning. Love to all. Reg.’ 

(“11.9.22 Cara Shie (il nome è difficile da decifrare), Questa ti darà un’idea di quanto sia antiquata Wem. Ci sono un mucchio di posti ideali da fotografare, ma il sole non ci aiuta. Partiamo questo pomeriggio per “The Grange”. La sorella di George mi ha telefonato questa mattina. Con affetto a voi tutti, Reg”.

La cartolina fu spedita a Miss Sewell, il cui indirizzo (anch’esso difficile da decifrare) era probabilmente 89 Maring Road, Tooting Common, London.

Il commento del mittente sull’arretratezza di Wem potrebbe fornire una spiegazione all’abbigliamento delle bambine, che magari, in quel contesto rurale isolato, indossavano abiti ormai fuori moda per un evoluto visitatore londinese.

Non possiamo poi fare a meno di notare la data in cui la cartolina fu spedita da Reg a Shie: 11 settembre 1922. Ce n’è abbastanza per creare un altro “caso”!

Il ritrovamento della cartolina, comunque, mette molto probabilmente la parola “fine” al viaggio nel tempo di Jane Churm, che –posto che sia realmente esistita, così come sembra documentato dagli archivi storici della città- probabilmente è perita davvero nell’incendio del 1677, ed è riuscita a rivivere. Non in veste di fantasma, ma come protagonista di una vicenda che – quasi cinque secoli dopo- ha coinvolto decine di studiosi e persone comuni, tra i quali annoveriamo anche noi stessi.

Organizzare ed effettuare un’indagine sul paranormale non è semplice. Occorre innanzi tutto recarsi sul posto, e poi disporre di una serie di strumenti e materiali spesso di non facile reperimento. Non ultimo, bisogna poter contare su una certa autonomia economica.

Una possibile alternativa, praticabile in alcuni casi, è l’indagine “da casa”, condotta servendosi delle informazioni reperibili sul web. A queste informazioni è possibile applicare il ragionamento logico, le proprie conoscenze ed esperienze, il metodo critico e tutto il nostro armamentario di scettici convinti. Al termine della ricerca, potremo trarre delle conclusioni concrete le quali, pur non potendo essere verificate materialmente, sono comunque una possibile spiegazione del fenomeno in esame.

Di questa tipologia di investigazioni fornisco qui due esempi, relativi a due fantasmi, entrambi inglesi, of course.

Il fantasma di Wem Castle

 

Introduzione

Questo “caso” accese la mia curiosità quando vidi l’ immagine pubblicata sul blog di Massimo Polidoro(http://www.massimopolidoro.com), in un post sulla pareidolia:

Decisi quindi di dedicare qualche ora ad una ricerca sul web, concentrandomi sui personaggi coinvolti nella faccenda. L’evento fu riportato a suo tempo addirittura dalla BBC (e questo è un elemento in comune con un’altra ricerca da me condotta, sul “fantasma della birra”), in una pagina locale dello Shropshire, la contea in cui avvenne il fatto

(http://www.bbc.co.uk/shropshire/features/halloween/halloween_wem.shtml)

Ad onor del vero, nell’indirizzo web notiamo che probabilmente la pagina fu creata a ridosso di Halloween, e quindi magari anche con un intento “leggero”.

Il testo della pagina, che includeva la foto, è tradotto di seguito integralmente (parte di esso è nuovamente citato nel testo del post).

 

Questa foto fu scattata da Tony O’Rahilly, un residente del luogo, il 19 novembre 1995, mentre Wem Town Hall –il Municipio- bruciava fino alle fondamenta. Quando O’Rahilly eseguì la foto, ne’ lui ne’ altri astanti videro la bimba sulla porta.

O’Rahilly afferma che all’immagine non sono stati applicati effetti speciali.

La foto fu scattata, con una lente da 200 mm, dall’altra parte della strada.

All’epoca, O’Rahilly e altre persone che osservavano l’incendio furono bloccati dalla polizia e dai vigili del fuoco, e fu impedito loro di avvicinarsi all’edificio.

Fu solo dopo aver fatto sviluppare l’immagine che O’Rahilly vide la bambina, e inviò immediatamente la foto all’Association for the Scientific Study of Anomalous Phenomena (ASSAP).

A sua volta l’ASSAP spedì foto e negativo al Dr. Vernon Harrison, ex presidente della Royal Photographic Society.

Il Dr. Harrison analizzò entrambi e riferì di essere soddisfacentemente convinto che la foto non era stata ritoccata. Questi affermò:

“Il negativo è un genuino lavoro in bianco e nero, e non mostra segni di manomissione.”

A giustificazione di Harrison, aggiungiamo che il sito della BBC scrive anche:

Ad ogni modo, il dr. Harrison si considera pur sempre uno scettico e ha suggerito che l’immagine della bambina possa essere semplicemente una combinazione di luci particolarmente favorevole, con il fumo, le fiamme e le ombre che crearono un’illusione ottica nel momento in cui il fotografo effettuò il suo scatto.

Il sito fornisce anche qualche cenno storico relativo a Wem Castle.

Il fuoco aveva già distrutto in precedenza il Municipio, nel 1677. Gli archivi storici mostrano che l’incendio del 1677 era stato causato da una ragazzina di nome Jane Churm, che lo aveva innescato accidentalmente lasciando cadere una candela.

Da quel giorno, si è sempre ritenuto che il Town Hall sia infestato dal fantasma di Jane Churm.

Nonostante la pubblicità internazionale e le visite effettuate da squadre di “ghostbusters”, non è mai stato possibile spiegare l’origine di questo volto femminile nelle fotografie.

La domanda è: cosa è più incredibile? Una straordinaria coincidenza di tempi ed effetti luminoso o la vaga possibilità che gli spiriti aleggiano sulla terra –e uno di essi è stato casualmente catturato da una pellicola?

In questo testo possiamo notare una lieve incongruenza, e cioè l’uso del plurale “fotografie” nel penultimo paragrafo, che sembra fuori luogo dal momento che non risultano esistere altri scatti di questo fenomeno.

Decisi quindi di approfondire un po’ la conoscenza con i personaggi coinvolti nella storia, e quello che segue è il risultato di questa ricerca (visibile anche qui: http://www.massimopolidoro.com/blog/sul-fantasma-di-wem-town-hall.html)

 

I personaggi

Vernon Harrison, già presidente della Royal Photographic Society (nato nel 1912 e defunto nel 2001) è l’esperto di fotografia e contraffazioni consultato per l’autenticità della foto della bimba nell’incendio. Su Wikipedia (traduco dalla versione inglese) si legge tra l’altro che:

Harrison è stato membro della Society for Psychical Research (SPR), e cofondatore –con Hilary Evans, Jenny Randles, Bob Rickard (fondatore ed editore di Fortean Times) e il dr Hugh Princott (già segretario e tesoriere della SPR)- dell’Association for the Scientific Study of Anomalous Phenomena (ASSAP).

Sulla scia delle presunte fotografie del mostro di Loch Ness scattate da Anthony “Doc” Shiels nel 1977, Harrison fu contattato da Tim Dinsdale per ottenere il parere di un esperto sulla loro autenticità. Nella sua lettera datata 3 dicembre 1977 –pubblicata su Fortean Times nell’estate del 1979- Harrison scrive di aver trovato “le diapositive abbastanza normali e di non aver riscontrato alcuna prova di una doppia esposizione, sovraimposizione di immagini oppure interventi con candeggina o coloranti.”

 

A proposito della foto di O’ Rahilly, sul sito della BBC –come già segnalato prima- si legge che la diagnosi di Harrison, che esaminò sia il positivo che il negativo fu:

“Il negativo è un genuino lavoro in bianco e nero, e non mostra segni di manomissione.”

La Society for Psychical Research (SPR) è un’organizzazione non profit fondata nel 1882 nel Regno Unito. Suo compito istituzionale è la comprensione di “eventi e abilità comunemente descritti come medianici o paranormali, tramite la promozione e il sostegno di importanti ricerche in queste aree”, e di “esaminare presunti fenomeni paranormali con metodo scientifico e obiettivo”.

Hilary Evans è un artista britannico, membro della SPR, autore di pubblicazioni sul paranormale e le anomalie. E’ anche consigliere della BUFORA. Si considera uno scettico, ma ritiene che molte affermazioni sul paranormale possano enormemente estendere la conoscenza di noi stessi e dell’Universo.

Jenny Randles è un’autrice britannica, ex direttrice delle investigazioni della BUFORA (British UFO Research Association). E’ specializzata in pubblicazioni sugli UFO e i fenomeni paranormali.

La BUFORA ha tra i suoi scopi principali:

  1. incoraggiare e promuovere ricerche scientifiche obiettive sui fenomeni UFO che avvengono in tutto il Regno Unito
  2. raccogliere e divulgare prove e dati relativi agli UFO
  3. coordinare le ricerche sugli UFO nel Regno Unito e cooperare con analoghe istituzioni in tutto il mondo

Robert “Bob” J M Rickard è fondatore ed editore della rivista britannica Fortean Times: The Journal of Strange Phenomena, che vide la luce nel 1973. Scopo dichiarato della rivista è continuare il lavoro documentale di Charles Fort (su questo personaggio vedere ad esempio http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Fort) su ciò che è strano, anomalo e inspiegato. In aggiunta al suo ruolo editoriale, Rickard ha scritto diversi libri e centinaia di articoli su una vasta gamma di argomenti forteani.

L’ASSAP effettua ricerche su fenomeni quali case infestate da fantasmi, avvistamenti di UFO, fotografie anomale, scrittura automatica, crop circles, regressione ipnotica, numerologia, esperienze fuori dal corpo, interferenze con le luci stradali (i lampioni che si accendono e si spengono…), la visione a distanza, i sogni. L’ASSAP organizza corsi per l’investigazione del paranormale, in particolare sui fantasmi, alla cui esistenza i suoi membri sembrano credere, come si desume dalle conclusioni di una delle tante investigazioni condotte con dovizia di mezzi e di personale in edifici infestati dagli spiriti: “E’ nostra opinione che questo castello del 12mo secolo sia attivamente popolato da almeno sei diversi fantasmi.”

Timothy Dinsdale, (1924-1987) è stato uno dei più famosi cercatori del Mostro di Loch Ness. Durante la sua prima settimana di osservazione, il 23 aprile 1960 ottenne una granulosa pellicola di un oggetto sul lago, che si crede possa essere una prova dell’esistenza del mostro.

Di seguito un fotogramma:

Approfondite analisi di questo controverso filmato fanno ritenere si tratti di una barca, anche se osservazioni computerizzate rivelano una gobba supplementare. … Nonostante abbia dichiarato di aver avvistato il mostro in altre occasioni, Dinsdale sosteneva di essere stato troppo emozionato per pensare di scattare una fotografia.

Anthony “doc” Shiels, nato nel 1938 in Inghilterra, artista, divenne mago professionista “part-time” (secondo una definizione trovata in rete). Tra le sue attività, la gestione di uno spettacolo itinerante di magia e mentalismo, oltre alla pubblicazione di vari libri di magia ed enigmistica. E’ stato uno dei pionieri di Bizarre magick. La sua foto può darci un’idea del personaggio!

Questa invece è la foto da lui scattata al mostro di Loch Ness dallo Urquhart Castle, il 21 maggio 1977:

 In rete Shiels è ritenuto da molti un “hoaxter”, cioè nella migliore delle ipotesi un burlone.

Si legge fra l’altro: (fonte Strangemag.com):

La qualità delle prove fotografiche dell’esistenza del mostro di Loch Ness è molto varia. Mentre alcune restano misteriose altre, come quelle dei noti hoaxters Frank Searke e Tony “Doc” Shiels, sono ritenute fraudolente, e in alcuni casi la frode è nota. Eppure sono continuamente riproposte come genuine riprese del mostro, e probabilmente non verranno mai cancellate nonostante le serie e numerose critiche pubblicate, nelle quali vengono rese note le ripetute “burle” ideate dai loro creatori.

E ancora (fonte museumofhoaxes.com)

Anthony Doc Shiels ha dichiarato di aver scattato questa foto mentre campeggiava accanto allo Urquhart Castle. La sua impressionante nitidezza (forse la più nitida mai ottenuta) l’ha resa popolare tra il pubblico. Ma è difficile trovare un qualunque esperto propenso a prenderla sul serio, semplicemente perché la creatura qui ritratta ha un aspetto così ovviamente fasullo. (E’ strano ad esempio che non vi siano onde nell’acqua attorno al collo). Gli scettici chiamano il mostro di Shiels “il burattino di Loch Ness”. Il fatto che Shiels fosse un uomo di spettacolo, uno “stregone” e un medium da palcoscenico che aveva sviluppato, di contorno, un’attività di cacciatore di mostri professionista, non aiutava la sua credibilità. Lo stesso Shiels commentò che anche mentre ritraeva mostri nei laghi continuava a non credere che ci fossero davvero.

Questi dunque i retroscena dei personaggi implicati nella faccenda. Tralasciamo per un attimo il tipo di organizzazioni e le persone con cui Vernon Harrison ha collaborato a lungo, e ricapitoliamo in breve: la fotografia del fantasma (tra un attimo parleremo del suo autore) è stata autenticata da un esperto che aveva autenticato anche la foto di Nessie scattata dal noto hoaxter Tony Shiels, su richiesta di un altro personaggio autore di un discusso filmato sul mostro.

Quel che si può commentare, ad essere buoni, è che la diagnosi di Harrison, se vogliamo, è corretta. Rileggiamo il brano sopra riportato: egli dichiara infatti che le diapositive sono normali e non presentano tracce di manomissione. Mai affermazione fu più sincera: si tratta, con ogni probabilità, di foto genuine di un vero falso! Le foto in se’ non sono manomesse, e ci mancherebbe!

Il signor O’Rahilly. L’unico personaggio di cui in rete non sono riuscita a trovare notizie è proprio il signor O’Rahilly, del quale si dice solo –in moltissimi siti- che era residente nella cittadina di Wem e che ha fatto la foto con un obiettivo da 200 mm mentre si trovava dall’altro lato della strada. Sembra che sia morto nel 2005. Certo sarebbe interessante saperne di più. Così come sarebbe interessante sapere che fine ha fatto il negativo originale. Cosa strana, a mio avviso, è che un passante casuale (come viene in più resoconti descritto il signor O’Rahilly) avesse a portata di mano una macchina fotografica caricata con pellicola bianco e nero, inusuale davvero in pieni anni ‘90. Ha poi inviato immediatamente (si legge nel sito della BBC, nella pagina già indicata prima) la foto all’Association for the Scientific Study of Anomalous Phenomena, che a sua volta l’ha girata a Vernon Harrison. Quasi che sapesse bene come comportarsi in un simile frangente…
Un’altra foto, scattata da altra angolazione e a colori, è riportata sul sito http://www.psican.org/alpha/index.php?/2008070672/Ghosts-Hauntings/In-The-Doorway-Of-A-Burning-Building.html, ed eccola qui:

Bisogna dire che il bianco e nero ha un suo fascino e un suo mistero che le foto a colori non hanno.
La leggenda di Jane Churm, la ragazzina che appiccò involontariamente il fuoco all’edificio nel 1677 e che da allora si diceva vagasse in preda ai rimorsi, ha senz’altro costituito un valido supporto alla costruzione dell’intera faccenda…(segue)…

Sky lanterns, i nuovi UFO

Scritto da admin agosto - 11 - 2010 11 COMMENTI

Il 25 giugno 2010, a Enna, una studentessa nota delle luci rosse, un pò più grandi delle stelle, che si  muovono in maniera allineata a destra e a sinistra, formando poi un rombo con una luce centrale. Poi le luci  scompaiono come se fossero state spente.

Il signor F. F. nota, nei giorni 11 e 13 luglio 2010, in zona Misterbianco, una sfera di luce di color rosso fuoco tendente sull’arancione, più grande di una comune stella, in alto nel cielo. La sfera, si muove molto lentamente e in orizzontale, provenendo da Est e dirigendosi verso Sud-Ovest. Dopo pochissimo  sparisce improvvisamente. Qualche giorno dopo, a Catania, vengono avvistate alcune luci misteriose in cielo che si muovono lentamente e poi scompaiono a poco a poco.

La notte del 25 luglio si hanno diverse segnalazioni di luci misteriose a Enna, Aci Catena, Catania, Aci Sant’Antonio, e nei giorni successivi anche Giardini Naxos, San Giovanni La Punta, Gravina di Catania, Belpasso, e zone del Palermitano. Per non parlare delle centinaia di segnalazioni anche nel resto d’Italia, soprattutto nel napoletano. Tutti descrivono l’avvistamento di misteriose luci rosse che compiono strane traiettorie, sparendo improvvisamente come se si spegnessero.

Un’ondata di UFO ha invaso la nostra regione? Assolutamente no! Al limite possiamo parlare di ondata di IFO (oggetti volanti identificati), perché i responsabili di tante segnalazioni e avvistamenti (anche per quanto riguarda l’alto numero di avvistamenti avuti nel 2009) sono le cosiddette “lanterne cinesi” o “Sky lanterns”.

In Italia sono arrivate due anni fa, importate dalle comunità cinesi che hanno invaso il centro sud. Ma dal 2009 sono diventate di gran moda. In ogni festa o evento vengono lanciate in cielo, come segno di buon augurio. Non sono altro che mongolfiere cilindriche solitamente di 1 metro di altezza (ma ce ne sono anche più grandi) fatte di carta velina che, riscaldate da una piccola fiamma posta alla base, si alzano in volo raggiungendo qualche centinaio di metri di quota. Una volta in alto nel cielo la lanterna appare come un piccolo punto luminoso. Spesso vengono lanciate a gruppi anche di 5 o 10 che sembrano disporsi in formazione più o meno precise dando luogo a presunti avvistamenti UFO. Una volta consumata la miccia, continuano a volare fino a sparire nel cielo e cadere anche a distanza di centinaia di chilometri. Sono realizzate con carta biodegradabile, non infiammabile e un cerchio in bambù, vengono accese attraverso un combustibile solido attaccato con un filo di ferro. Per questo motivo sono gradite a tanti, non fanno rumore, e sono utilizzabili anche da parte dei più piccoli.

Come capire quando si tratta di una lanterna cinese? Ecco le caratteristiche principali:

  • Colore rosso, arancione, giallo;
  • Fonte luminosa “tremolante” al centro con alone luminoso intorno;
  • Queste luci volano lentamente e con moto uniforme, senza accelerazioni o cambi di direzione;
  • Vengono lanciate quasi sempre di notte ed in occasione di feste/ricorrenze/manifestazioni;
  • Spariscono spegnendosi, la luce si attenua e poi si spegne del tutto: la lanterna “scompare” dal cielo;
  • Non emettono rumori;
  • Volano solo se non c’è forte vento o precipitazioni.

Su Youtube si possono vedere tantissimi video di queste lanterne cinesi. E’ importante essere informati per evitare inutili segnalazioni o allarmismi. Purtroppo, come sempre, c’è chi ama vedere per forza il mistero e quindi non accetta queste spiegazioni, preferendo il pensare di aver visto chissà che. Questo dietro anche l’incoraggiamento di chi si occupa del fenomeno UFO avendo già la presunzione (o la speranza) di sapere cosa c’è dietro ad esso (quasi sempre gli ET e compagnia bella). Occhio quindi, specialmente nel periodo estivo, a questa nuova invasione!

Salvatore Foresta

(Le testimonianze degli avvistamenti citati all’inizio dell’articolo provengono dagli archivi del Centro Italiano Studi Ufologici)

Fonte immagine:

The traditional Chinese sky lantern festival in Pingsi, Taiwan. Photograph: NICKY LOH/REUTERS

OTTAWA, CANADA (21 maggio) – A guardarlo sembra un misto tra un cinghiale e un cane, con denti aguzzi e ciuffi di peli. Qualsiasi “cosa” sia, gli esperti si stanno già scervellando su questo presunto mostro, trovato da due baby sitter in Canada, precisamente nella città di Kitchenuhmaykoosib, nello stato dell’Ontario.
Le due stavano passeggiando con i loro cani quando questi le hanno portate verso il cadavere dello strano animale che giaceva sugli scogli: le donne, dopo aver scattato alcune foto, hanno avvertito le autorità locali ma ovviamente, come in ogni mistero che si rispetti, quando sono tornate il mostro non c’era più.
Le foto sono finite sui siti internet di tutto il mondo (in Italia sul blog Mysterium), ed è già psicosi: cos’è quell’animale? E’ ancora vivo? Perché è sparito? E soprattutto, è tutto vero o le foto sono solo dei falsi, una bufala clamorosa?

http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=102981&sez=LEALTRE

Negli anni sessanta del XX secolo un giovane di Citta di Castello si era recato ad uno spettacolo cinematografico a Sansepolcro e verso la mezzanotte con la sua auto stava tornando a casa. Superato il paese di San Giustino, subito dopo un cavalcavia, intravide al chiaro di luna, ferma sul margine della strada una <<meravigliosa ragazza sui vent’anni>> dal volto angelico e vestita con un abito bianco <<come da sera>>.
Con un gesto la strana creatura gli fece capire di fermarsi perché voleva un passaggio fino a poco più avanti. Il giovane accondiscese e la fece sedere accanto a lui. Fu allora che si accorse che la veste indossata dalla ragazza era leggerissima <<come se fosse stata di seta>>, che il volto di lei era eccessivamente pallido e che aveva anche un velo attorno al collo. Fu inoltre meravigliato per un certo odore <<come di stantio>> che emanava dal corpo della creatura. I due si scambiarono poche parole, ma sufficienti per far conoscere all’autista il nome, il cognome e l’indirizzo di lei. Fra l’altro egli poté anche sapere che era stata ad una festa da ballo. Poco dopo la ragazza discese dall’auto, proprio nelle immediate vicinanze del cimitero di Lama, una borgata della valle. Solo a Città di Castello il giovane si accorse che nell’auto era rimasto il velo della strana creatura e allora pensò di recapitarglielo all’indirizzo che aveva detto. Fu accolto da un’anziana signora e proprio nel salotto riconobbe in una foto il volto della giovane. Udito il racconto, la signora, che era madre di lei, fu colta da un malore e quando si riebbe disse che sua figlia era morta da tre anni e che era seppellita nel cimitero di Lama.

Nell’autunno del 1976 due ragazze a bordo di una “500”, attraversavano il ponte sul fiume situato nella località di Pontelagoscuro. Esse provenivano dal Veneto, dirette a Ferrara, quando a pochi metri dal ponte, vedono una donna vestita di nero che fa l’autostop. Si fermano per far salire l’anziana donna e subito quest’ultima inizia una conversazione sibillina. “Dopo domani una scossa di terremoto romperà gli argini e l’acqua inonderà le terre al di qua e al di là del Po”. Detto questo la vecchietta svanisce nel nulla lasciando comprensibilmente spaventate le ragazze che, dopo essersi riprese, si recano verso Ferrara e denunciano tutto alla polizia.

Milazzo luglio 1987. Un giovane si sta recando presso un ristorante quando incontra una ragazza alta e slanciata. Decide di accompagnarla a casa e, vedendola tremare, le offre la sua giacca. Arrivati in una frazione di Milazzo lei scende e lui dice: “Tienila pure la giacca, domani passerò a riprenderla”. La ragazza annuisce, ringrazia, entra nella sua abitazione; lui è contento, ha anche la scusa per rivederla, memorizza bene il posto, torna tranquillamente a casa. L’indomani in pieno giorno si reca sul luogo e suona all’abitazione; gli apre una signora un po’ avanti negli anni e lui le racconta di aver accompagnato la sera prima una ragazza che era entrata in quella casa. La signora però nega categoricamente che ci sia alcuna ragazza che abiti da lei. Il giovane insiste e poco dopo gli occhi vanno ad un portafotografie collocato su un mobile ed egli vi riconosce la foto della ragazza. “E’ lei, eccola!” – esclama. A questo punto il volto della signora si fa scuro, le parole escono appena e qualche singhiozzo echeggia nella stanza. “Quella è mia figlia, sì” – dice la donna – “ma è morta tre anni fa!”. Il ragazzo rimane di stucco, mentre la signora, pensando ancora una volta di non essere creduta, lo invita ad andare con lei al cimitero: lui, come un automa, la segue rendendosi conto che in effetti quello che aveva detto la donna è vero.

Esistono centinaia di versioni di queste storie. Bisogna dire che la prima e la terza storia sono apparse anche sui giornali all’epoca, ma non si è mai avuta la certezza della effettiva esistenza dei protagonisti che avrebbero incontrato quelli che poi si sono rivelati fantasmi. Considerando la difficoltà a risalire ai testimoni e le somiglianze delle varie storie, non si fa fatica a considerarle leggende metropolitane. Il racconto della vecchietta fantasma che avverte l’arrivo di sciagure imminenti, circola spesso nei posti teatro di tragici eventi. Storie del genere sono state segnalate anche durante i giorni del terremoto dell’Irpinia del 1980, o in Sicilia sul finire degli anni ‘70. Esiste anche una versione tedesca. Uno studioso si informò con la polizia di Ferrara ma non risultava alcuna denuncia. Alcuni agenti dichiararono di aver sentito la storia anche nei paesi vicini. Anche in questo caso quindi il sospetto è più che legittimo.

Fantasma a bordo di un peschereccio?

Scritto da admin aprile - 17 - 2010 AGGIUNGI COMMENTI
Una storia incredibile capitò nella lontana estate del 1989 all’equipaggio di un peschereccio di Riposto (CT), il “Francesco”.
Ai primi di agosto il peschereccio, comandato da Salvatore Giamaglia, con un equipaggio di 4 uomini, attraccò nel porto cretese di Kissamos. Erano tutti in preda al terrore e dicevano di essere stati attaccati da un fantasma che aveva le fattezze di uno scheletro con lunghi capelli biondi. Il peschereccio era partito da Riposto con il solito obiettivo: catturare pescespada. L’equipaggio era formato da gente piuttosto esperta, soprattutto il comandante che aveva più di trent’anni di esperienza. Secondo la loro testimonianza tutto avrebbe avuto inizio quando uno dei componenti dell’equipaggio cominciò ad avere degli strani incubi. Poi alcuni oggetti avrebbero cominciato a volare per aria, ed infine l’apparizione del fantasma che era uno scheletro con capelli lunghi e biondi. Addirittura una cassetta con degli attrezzi sarebbe stata lanciata sulla schiena del motorista mentre lanciavano l’SOS. Le autorità portuali greche salirono a bordo del “Francesco” e trovarono tutto a soqquadro. Giamaglia e i suoi non vollero più salire sul peschereccio, e l’armatore fu costretto a chiamare un nuovo equipaggio che riportò l’imbarcazione a Riposto. Durante il tragitto di ritorno nessun fenomeno strano venne avvertito dal nuovo equipaggio, e tutto filò liscio. Qualche giorno dopo a bordo del peschereccio ci fu un altro incidente, un allagamento, e molti pensarono al ritorno del fantasma. In realtà si era trattato di una semplice dimenticanza. Fu reso noto, inoltre, che in seguito il peschereccio venne disarmato e distrutto.
Ma cosa può essere realmente accaduto? Secondo uno studioso di parapsicologia si è trattato di un fenomeno di psicocinesi causato involontariamente da uno dei membri dell’equipaggio che, avendo poteri medianici, avrebbe provocato quella che lo studioso definisce “tempesta elettromagnetica”.
Più prosaicamente credo che in realtà dietro a questo episodio ci possa essere un caso di isteria collettiva, provocata dalle allucinazioni di uno dell’equipaggio (quello che aveva gli incubi), che avrebbe contagiato anche gli altri. I marinai si sa sono persone superstiziose, quindi basta poco per provocare una sorta di suggestione collettiva. Gli oggetti sparsi un pò ovunque potrebbero essere stati gettati dagli uomini stessi ormai in preda al panico. Fra l’altro bisogna dire che il presunto fantasma fu visto solo da due uomini e non dal comandante il quale, probabilmente per non far aumentare il panico a bordo, decise di far rotta per Creta. Comunque alla fine, come in molti casi del genere, rimangono solo le supposizioni e le congetture. Quello che può essere successo realmente a bordo del “Francesco” rimane un mistero.

Riesi: Il caso della casa che scotta

Scritto da fabio pulvirenti marzo - 24 - 2010 1 COMMENTO

Un indagine del Cicap Sicilia sul misterioso riscaldamento del pavimento di un abitazione di Riesi(Caltanissetta)

Ci troviamo a Riesi un piccolo paesino in provincia di Caltanissetta, in Sicilia. In via Mazzini 2, all’angolo con via Cavour vivono in uno stabile di 2 piani due famiglie: al pianterreno Calogero Fiandaca e la moglie Gaetana Stuppia; al primo e secondo piano la figlia, Maria Tina Fiandaca, il marito Giuseppe Anzaldi, e i due figli Salvatore e Calogero.

I FATTI

Il 30 Aprile 2009 i bambini, che stanno giocando nel salone dei nonni al pianterreno, avvertono che in alcuni punti il pavimento è molto caldo. Anche i genitori si accorgono della cosa e si percepisce una temperatura elevata all’interno della stanza e in alcuni punti del pavimento di una stanza attigua al salone (che da ora in poi indicheremo come stanza 2).Vengono subito chiamati i tecnici dell’Enel e quelli del metano (Siciliana Gas). Il primo timore è infatti che possano esservi dispersioni di corrente dal cavo della media tensione (20KV) che passa a fianco del muro perimetrale (lato via Cavour), interrato a pochi metri di profondità o che possano esservi fuoriuscite di gas dal tubo del metano che si snoda anch’esso parallelamente al suddetto muro. Durante i controlli l’Enel sostituisce un cavo elettrico che si snoda lungo la parete perimetrale perché risulta danneggiato ma non risulta alcuna dispersione di corrente nè di gas. Vengono così chiamati i vigili del fuoco di Mazzarino e Caltanissetta. Alle ore 22 dalle prime misurazioni di temperatura si scopre che in un punto ad angolo tra 2 pareti del salone il pavimento raggiunge gli 88° C. In prossimità di tale punto viene effettuato un foro di poche decine di cm (indicato come foro 1) per monitorare la temperatura. Alle prime luci dell’alba di giorno 1 Maggio vengono mobilitati i tecnici della Protezione Civile, l’amministrazione comunale, il comando dei carabinieri di Riesi e quello della polizia municipale. Informati dei fatti e riunitisi alle ore 14 presso la sede del Comando Operativo Comunale (C.O.C) decidono di avviare dei lavori di scavo in prossimità della parete esterna lato via Cavour. Viene così realizzato uno scavo lungo circa 3 m, largo circa 0.7 m e profondo 1 m. Le rocce in prossimità dello scavo sono caldissime ed emergono volute di vapore. I tecnici dell’INGV di Palermo raccolgono campioni di vapore mentre un campione di terreno viene raccolto dai vigili del fuoco e inviato all’ARPA di Caltanissetta. Ancora una volta viene esclusa la presenza di qualsiasi dispersione elettrica o di gas ma la temperatura esterna viene attestata sui 70° e quella interna sui 60°. Per precauzione la corrente elettrica viene interrotta e le famiglie dello stabile vengono invitate a lasciare l’immobile. A questo punto i vigili del fuoco decidono di monitorare più volte al giorno la temperatura che man mano inizia a segnare valori sempre più bassi. Il 4 Maggio alle ore 11:30 dopo aver ricevuto notizia circa le ultime misurazioni di temperatura, che risulta essere di circa 41 gradi all’interno (cioè nel foro 1) e 34 gradi all’esterno, il COC decide di riunirsi per decidere su come proseguire le indagini. Durante la riunione a cui prendono parte il funzionario della Protezione civile di Caltanissetta, Michelangelo Miccichè; il funzionario dell’Enel, Testaì; l’addetto di Caltaqua, Enzo Scimone; il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Caltanissetta, Andrea Pizzuto; il comandante dei carabinieri di Riesi, Rosario Alessandro; i responsabili dell’ufficio tecnico del Comune di Riesi, Antonio Gallè e Gaetano Laurino; l’ incaricato della “Sicilia Gas”, Angelo Di Stefano; il funzionario della Protezione civile provinciale di Caltanissetta, Salvatore Saittà e il sindaco di Riesi, Salvatore Buttigè, si decide di coprire momentaneamente lo scavo con una pietra piatta e un asse di legno e di mettervi sopra un telo impermeabile e di aspettare altre 48 ore per vedere come si evolve il fenomeno. Il 5 Maggio l’INGV di Palermo stila il rapporto delle analisi sul vapore da cui non risulta presenza di gas se non in percentuali compatibili con quelle atmosferiche. Si tratta esclusivamente di vapore acqueo. E’ pertanto esclusa la risalita di gas naturale dal sottosuolo. Intanto a causa di un leggero innalzamento dello stato termico i vigili del fuoco decidono di realizzare un secondo foro (sempre profondo poche decine di cm) nella stanza 2 in corrispondenza della travatura in cemento armato delle fondazioni della struttura dell’edificio e indicano questo foro come foro pavimento 1. La temperatura in profondità nel foro risulta essere di circa 50 gradi. Si scopre inoltre che il riscaldamento interessa anche una seconda casa attaccata a quella dei Fiandaca. Nella suddetta abitazione, che è inabitata e appartiene alla famiglia Costa che vive in Piemonte, vengono fatti altri 2 fori nel pavimento proprio in corrispondenza delle pareti confinanti con quelle della casa dei Fiandaca. I fori vengono indicati come foro 2 e pavimento 2. Il mistero di Riesi viene presto da molti accomunato a quello di Canneto di Caronia, pur avendo caratteristiche totalmente diverse, e il 7 Maggio le famiglie Fiandaca e Anzaldi ricevono in casa la visita del portavoce di Canneto di Caronia, Nino Pezzino, che racconta la sua versione sui fatti di Canneto parlando di autocombustione degli impianti elettrici. Si celebra così una sorta di simbolico gemellaggio tra i due paesi. Giorno 8 Maggio alle ore 17 il COC decide di effettuare una controprova disponendo di riattivare la corrente elettrica e di chiudere lo scavo per accertarsi che non siano queste le cause della diminuzione di temperatura dei giorni precedenti ma gli abitanti della zona protestano e ne bloccano momentaneamente la chiusura. Lo scavo viene definitivamente chiuso il giorno successivo e vengono effettuate nuove misure di temperatura da cui si riscontra un nuovo aumento della stessa che in prossimità del foro indicato come pavimento 1 raggiunge i 38,9 ° C. L’11 Maggio l’ARPA di Caltanissetta stila il rapporto di prova relativo al campione di terreno prelevato dallo scavo giorno 1 Maggio da cui risulta che il campione è costituito da materiale terroso misto a materiale carbonioso nerastro (tipo fuliggine) e idrossido di calcio Ca(OH)2.

L’INDAGINE

 

In compagnia di Rossella Carbone, a breve geologa, decido così il 13 Maggio di recarmi sul posto per un sopralluogo. La prima cosa che osserviamo è che la zona dove si trova lo stabile in questione appartiene al centro storico di Riesi, tutte case molto vecchie insomma. A riceverci c’è la signora Gaetana Stuppia. Cominciamo a chiedere informazioni circa l’accaduto e a visionare i punti della casa ove sono stati effettuati i fori da cui si percepisce ancora la fuoriuscita di calore. In alcuni punti il pavimento del salone (costituito da mattonelle in ceramica) risulta spaccato e la parete sinistra del salone (quella che da su via Cavour) presenta evidenti tracce di umidità, inoltre il controsoffitto della stanza 2 presenta dei rigonfiamenti dovuti probabilmente al forte calore dei giorni precedenti. Chiediamo alla signora di raccontarci i fatti e, durante la nostra conversazione apprendiamo che circa 30 anni fa sono stati effettuati dei lavori alle fondamenta dello stabile. Nello specifico ci viene detto che prima esisteva un vecchio stabile che è stato parzialmente demolito (mantenendo però intatti i muri perimetrali esterni) per creare lo stabile attuale. Apprendiamo così che le stanze interessate dal surriscaldamento sono proprio quelle pertinenti alla parte nuova dello stabile mentre la parte vecchia che non è stata demolita non è stata soggetta ad alcun riscaldamento. Scopriamo inoltre che circa dieci anni fa a causa di umidità le 2 pareti che separavano l’abitazione dei Fiandaca dall’abitazione della famiglia Costa sono state demolite e poi ricostruite aggiungendo un ulteriore parete in modo da creare un doppio muro con una spaziatura di circa 3 cm. Ci viene infine detto che 2 anni fa un innalzamento di una parte del marciapiede di via Cavour ha causato infiltrazioni di acqua dal battiscopa della stanza 2 e che il problema è stato risolto richiudendo la fessura apertasi con ” un impasto”. Poco dopo incontriamo i coniugi Anzaldi che ci fanno notare di aver scoperto che un altro cavo, che si snoda lungo la parete di via Cavour, è da qualche giorno bruciato in diversi tratti. Ci dicono che questo cavo non era stato in precedenza sostituito perché in buone condizioni. Alle 17 arriva un tecnico dell’Enel a visionare il cavo da cui si scopre che si tratta di un cavo dell’illuminazione pubblica. Il tecnico lo rimuove dicendo che non ha idea di come possa essersi bruciato. Subito ci accorgiamo che solamente la guaina in PVC è danneggiata mentre l’ isolante e il conduttore appaiono integri. Nel frattempo i vigili del fuoco giunti sul posto segnalano un aumento di temperatura di circa 4°C nella stanza 2. Le misurazioni di temperatura proseguono fino al 24 Maggio giorno in cui l’ultimo valore misurato si attesta intorno ai 30 °C contro i 2- 3° della norma.

Si tratta di fenomenologie di carattere naturale o attribuibili a cause di tipo antropico? Per le ipotesi del primo tipo risponde Rossella Carbone laureanda in geologia presso l’Università di Catania.

Si è pensato che il riscaldamento del pavimento e la risalita di gas e vapori emessi dal terreno potessero essere fenomeni precursori di un altro fenomeno verificatosi qualche anno fa nella zona di Caltanissetta quello delle maccalube, cosa possiamo dire in proposito?

Il fenomeno delle maccalube è il risultato di un vulcanismo sedimentario caratterizzato da una fuoriuscita naturale di gas i quali, per effetto della pressione a cui sono sottoposti, si liberano attraverso le fratture del terreno trascinando materiale ed acqua che deposti in superficie portano nel tempo alla formazione di veri e propri vulcani in miniatura con la tipica forma a cono. L’ ipotesi delle maccalube va tuttavia scartata in quanto i gas che si sprigionano dai vulcanetti di fango sono in genere costituiti da metano, anidrite carbonica, argon, ossigeno, azoto, elio, ossido di carbonio mentre le analisi chimiche effettuate dagli esperti dell’ INGV di Palermo sui campioni prelevati al momento dello scavo attestano una concentrazione degli elementi paragonabile a quella dell’aria, con contenuti di anidrite carbonica intorno allo 0.35% e concentrazioni di monossido di carbonio e metano abbastanza esigui.

Si è parlato di liberazione di gas da materiale magmatico situato a profondità più o meno elevata e in via di risalita. Ha senso ipotizzare una possibile origine vulcanica?

L’ ipotesi va esclusa per tre motivi:

1)Il comune di Riesi è localizzato nella Sicilia centrale, all’interno del bacino di Caltanissetta, ivi affiorano prevalentemente le rocce della Serie Gessoso Solfifera. Quando in seguito alla chiusura dello stretto di Gibilterra (nel Messiniano) cominciarono a restringersi le comunicazioni con l’Atlantico,venne ad instaurarsi un ambiente di tipo euxinico (con scarsa circolazione e poco ossigenato) che causò la morte degli organismi animali e vegetali. Queste condizioni portarono alla deposizione del Tripoli. L’ apporto di acque superficiali( ad opera dei fiumi) e di precipitazioni non fu sufficiente a compensare l’ eccessiva evaporazione cosicché aumentò nelle acque del bacino la concentrazione di Sali disciolti. Questi una volta raggiunti i limiti di saturazione, cominciarono a precipitare dando luogo alla Serie Gessoso Solfifera costituita dal basso verso l’ alto da Tripoli, Calcare di base, Gessi, Gessareniti e lenti di sale. La successione stratigrafica dell’area è dunque costituita solo da rocce di tipo sedimentario che non hanno nulla a che vedere con il vulcanico.

2)Se fosse di origine vulcanica la fase gassosa dovrebbe essere costituita oltre che da acqua allo stato di vapore, anche da CO2 e subordinatamente da composti di idrogeno( H2S), zolfo ( SO2) ed ossigeno e da elementi rari ma le analisi degli esperti dell’INGV, come già detto, confermano tenori degli elementi piuttosto normali.

3)Il riscaldamento è troppo localizzato, se la causa fosse di natura vulcanica il riscaldamento avrebbe dovuto abbracciare un’ area molto più grande invece ha interessato solo le abitazioni dei signori Fiandaca e Costa.

I risultati esposti nel rapporto dell’INGV ci portano a scartare inoltre anche l’ipotesi di fenomeni di termalismo o di risalita di acque connate, ossia di acque di fondo di bacini di sedimentazione rimaste intrappolate nel sottosuolo da spesse coperture di sedimenti. Le acque termali sono infatti acque alcaline e contengono zolfo, iodio, cloro, ferro, elementi di calcio e microelementi di altre sostanze e i vapori che da esse si sprigionano sono anch’essi ricchi di tali elementi. Lo stesso vale per le acque connate che hanno una composizione solfo clorurata alcalina.

Quindi in conclusione, il caso di Riesi non sembra essere legato ad alcuna fenomenologia di carattere naturale ma potrebbe essere spiegato attraverso cause di tipo antropico.Tra le cause di tipo antropico escluse dispersioni di corrente, di gas o anomalie all’impianto fognario (come comunicatomi durante un colloquio telefonico dal resposabile della Caltaqua Enzo Scimone), la più attendibile sembra essere quella che ascrive il fenomeno alla presenza di calce viva (CaO) rimasta in loco (nel sottosuolo) in seguito ai lavori effettuati dai proprietari dello stabile. A Riesi le analisi chimiche eseguite sul campione di terreno esaminato dai tecnici dell’ARPA di Caltanissetta hanno infatti confermato la presenza di materiale terroso (sabbia) misto a materiale carbonioso del tipo “ fuliggine” e di idrossido di calcio (Ca(OH)), questi ultimi entrambi untuosi al tatto. L’idrossido di calcio non è altro che la calce spenta utilizzata comunemente in edilizia. Al giorno d’oggi la calce spenta che si presenta come un materiale bianco, di consistenza molle ed untuoso al tatto (se grassello), viene preparata industrialmente e messa in commercio in sacchi di materiale plastico. Un tempo però, fino a circa 30-40 anni fa, (compatibilmente con il periodo in cui sono stati effettuati i lavori nello stabile) la calce veniva venduta viva in sacchi e la si spegneva mettendola in vasche con acqua, in queste condizioni la calce viva assorbe fortemente l’acqua e genera reazioni esotermiche, che durano circa 10 giorni e che danno luogo a grande produzione di calore (fino a 150° C) e generazione di solo vapore acqueo giacchè eventuali composti minerali vengono abbattuti durante la reazione che qui riportiamo: CaO + HO ↔ Ca(OH)2. In presenza di un eccesso di acqua la reazione da invece luogo ad una massa plastica e untuosa, il grassello. In base a quanto esposto è possibile dunque che circa 30 anni fa, in seguito ai lavori eseguiti dai proprietari alle fondamenta dello stabile, sia rimasta della calce viva in loco e che le acque meteoriche di una stagione particolarmente piovosa, convogliandosi ed infiltrandosi nelle fondamenta dello stabile (sia per la pendenza della strada in cui lo stabile si trova sia per i precedenti già avuti con le infiltrazioni da fessure sotto il marciapiede) abbiano raggiunto solo adesso i punti ove è stata dimenticata la calce viva innescando così la reazione di spegnimento con conseguente aumento di temperatura e liberazione di vapore acqueo. Il fatto che l’emissione di calore si sia mantenuta oltre i normali 10 giornipuò dipendere e dalla quantità di calce viva presente in loco e dal fatto che la reazione sta avvenendo in un luogo chiuso e non all’aria aperta; nello specifico i dati raccolti dai vigili del fuoco con l’uso delle telecamere termiche dimostrano che il riscaldamento ha interessato solo la zona in cui sono stati effettuati i lavori e le pareti in cui è stata creata l’intercapedine nelle quali cioè il vapore potrebbe essersi infiltrato. L’abbassamento di temperatura conseguente all’apertura dello scavo avrebbe creato una sorta di sfogo per una parziale fuoriuscita di vapore un po’ come sollevare il coperchio di una pentola. Richiuso lo scavo la temperatura sarebbe risalita. A sostegno di questa ipotesi esiste un precedente:alcuni anni fa presso uno stabile di proprietà della famiglia D’Asaro sito tra via Bellini e via Monti a Campobello di Licata, nei pressi di Agrigento, ci fu un riscaldamento anomalo e improvviso del pavimento. Dalle indagini si scoprì che alla fine degli anni 70 erano stati effettuati (privatamente) lavori di ristrutturazione e che in corrispondenza della scala d’ingresso, data la differenza di livello tra il suolo e lo stabile (la strada è in leggera discesa anche lì) erano stati realizzati 2 gradini rivestiti di marmo; in uno di questi, era stato inavvertitamente dimenticato un sacchetto di calce viva che, apertosi nel tempo e venuto a contatto con acqua aveva poi sprigionato calore. A tal proposito il sig Casuccio, vigile della polizia municipale di Campobello di Licata, ricorda che la temperatura era abbastanza alta da dar fastidio se il contatto tra la superficie in marmo e le mani era prolungato per più di qualche secondo. Tutto si è poi risolto smontando lo scalino e togliendo la calce. Il fenomeno descritto ha parecchie analogie con il caso di Riesi, concludiamo pertanto dicendo che, dalle nostre indagini, non si tratta né di vulcani né di autocombustioni e non vi è nessun legame con cerchi nel grano apparsi anni addietro nella zona (come qualcuno ha ipotizzato) ma, probabilmente e semplicemente, di sola calce.

Fabio Pulvirenti e Rossella Carbone

Hanno collaborato all’indagine:Daniele Caruso; Fara Dimaio; Salvatore Foresta; Luca Manzella; Gero Marsala; Ilario Saccomanno.

Si ringraziano per le consulenze : il Prof. Salvatore Ioppolo, docente di mineralogia presso Dipartimento di Geologia dell’Università di Catania, il Prof. Vincenzo Piccione Docente VIA, VAS, ValInc Resp. Laboratorio di Cartografia Ambientale, Dipartimento di Botanica Università di Catania e il Dott. Marco Aloisi dell’INGV di Catania.

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